Giornale Degli Orologi
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Tag: Omega

  • And the winner is… Gli orologi agli Oscar 2023

    And the winner is… Gli orologi agli Oscar 2023

    Ok, ieri lo hanno fatto tutti gli altri, oggi tocca a noi. Per assecondare quella (mal)sana dose di voyeurismo quotidiano che è ormai diventata patologica. Ma anche per ammortizzarla con un pizzico di un umorismo. Per prenderci un po’ in giro – siamo ben consapevoli che si tratta di un argomento davvero stupido – e soprattutto per prendere in giro chi è convinto invece di scrivere cose intelligenti (alla faccia del Giornalismo, quello vero). Eccoci allora con il consueto “chi ha indossato cosa”, stavolta riferito alla grande soirée della 95a edizione degli Academy Awards. Ovvero: gli orologi agli Oscar 2023 (e anche qualche gioiello, vah, per non farci mancare niente). Cioè gli esemplari che abbiamo visto sfilare sul tappeto rosso, pardon beige, del Dolby Theater di Los Angeles, domenica notte. Ma anche agli eventi di contorno, prima e dopo la premiazione.

    Non tutti, chiaramente. Quindi, popolo dei social, siete avvertiti: evitate di fare i “so-tutto-io”, di segnalarci nomi e modelli di cui avete letto altrove o che avete riconosciuto. Risparmiatecelo, per favore. Vogliamo solo darvi un assaggio degli orologi agli Oscar 2023 in senso lato, non comporre un’enciclopedia completa. Anche perché non sappiamo se si tratta di mirate azioni di marketing realizzate dalle case o di iniziative private da parte di qualche stylist estroso. C’è da dire, però, che alcune scelte sono mooolto discutibili dal punto di vista dell’etichetta orologiera. Che il buon gusto è ormai un mondo sconosciuto. E che certe star sono davvero di bocca buona, perché hanno accettato di indossare esemplari fuori luogo. Qualcuno glielo poteva dire però che se il dress code impone “cravatta nera” anche l’orologio deve essere elegante…

    Foto @richardmille

    Cominciamo con Michelle Yeoh, Miglior attrice protagonista per Everything Everywhere All at Once. Chic-chissima nel candido Dior di piume, al polso aveva un bel pezzo unico personalizzato di Richard Mille (un RM 07-02 con diamanti, in pendant con i gioielli Moussaieff). Storica ambasciatrice della Maison, per la quale ha anche disegnato più di un orologio, non perde occasione per esibire creazioni diverse: al 95° pranzo annuale dei candidati agli Oscar, per esempio, portava un RM 016 Extra Flat, perfetto con il tailleur in tweed Chanel.

    Foto Jeff Kravitz/FilmMagic courtesy Omega

    E continuiamo con Ke Huy Quan, l’ex bambino prodigio di Indiana Jones e The Goonies, Miglior attore non protagonista nello stesso Everything Everywhere All at Once. Che alla premiazione sfoggiava un Omega Globemaster in acciaio con movimento Co-Axial Master Chronometer (e una spilla Fred Leighton sullo smoking Giorgio Armani). Scelta impeccabile: si tratta di un orologio classico, iperclassico, quasi intramontabile (da vero “avventuriero del tempo”). Che gli ricorderà per sempre il più prezioso dei tesori che ha cercato nella vita.

    Foto Rodin Eckenroth/Getty Images courtesy Omega

    Per passare a Brendan Fraser, premiato come Miglior attore protagonista per The Whale. Anche lui l’altra sera indossava un Omega, ma era uno Speedmaster Chronoscope Co-Axial Master Chronometer. Di solito aborriamo l’uso dei cronografi durante le serate di gala, ma in questo caso ci stava. Perché forse gli è servito per cronometrare la durata del suo emozionante e profondo discorso di ringraziamento. E perché a noi permettete di dire che “era proprio ora” che venisse riconosciuto il suo talento: è un fantastico attore!

    p.s. Per evitare di fare una pagina monografica su Omega, il più gettonato fra i marchi di orologi agli Oscar 2023, ci limitiamo a elencare le tante celebrities adepte al rito dei Master Chronometer. In ordine di apparizione: Andrew Garfield con un De Ville Trésor in oro Sedna. Ariana DeBose con un De Ville Prestige in acciaio. Troy Kotsur con un altro De Ville Prestige in acciaio e oro Sedna. Berry Keoghan con un Globemaster in acciaio. Harry Shum Jr. ancora con un De Ville Prestige in acciaio, ma con quadrante e cinturino blu. Danny Ramirez con un De Ville Prestige in oro Sedna. Alexander Dreymon con uno Speedmaster Moonwatch in Canopus Gold. Lewis Pullman con un altro De Ville Trésor in acciaio. Fra tutti, emergeva (non solo in altezza) la divina Nicole Kidman, non con uno ma con due Omega vintage al polso, entrambi in oro bianco. Melium abundare…

    Nelle insolite vesti di presentatore, Dwayne Johnson ha accompagnato sul palco la co-protagonista di Jungle Cruise, Emily Blunt. In Valentino e Chopard lei (vedi sotto), in Dolce&Gabbana e Tag Heuer lui, The Rock ha scherzato sul “rosa balletto” della sua giacca (con tanto di fiore sul rever), ma non sull’Aquaracer Professional 200 Date. Del resto quello sportivone subacqueo si è rivelato molto versatile, visto che l’ex wrestler lo ha indossato per immergersi nel glamour dell’evento e nel bagno di folla post-cerimonia…

    Foto John Shearer/WireImage courtesy Hublot

    Al tradizionale party di Vanity Fair, invece, abbiamo avvistato due Hublot. Un Classic Fusion Orlinski Titanium White Pavé al polso di Jon Kortajarena – il supermodello e attore spagnolo che fa impazzire le donne e gli stilisti di tutto il mondo -, dal total look white come il suo abito, ma sbrilluccicante di diamanti. E un altro indosso a Zachary Levi (nella foto), un Classic Fusion Orlinski King Gold che sembra uscito da un film di supereroi. E ora, tutti insieme, facciamo un grande sorriso alla telecamera e in coro gridiamo: «Shazam!».

    Foto @paulmescalpics

    Candidato come miglior Attore non protagonista per Aftersun, Paul Mescal non ha ottenuto la bramata statuetta ma si è fatto comunque notare per l’impeccabile smoking spezzato (Gucci), corredato di un altrettanto inappuntabile Cartier Tank Chinose in oro bianco. Per la cronaca, va detto che la Maison parigina ha tirato fuori il meglio dell’Haute Joaillerie di ieri e di oggi dai propri forzieri per amplificare il fascino di Zoe Saldana, Elizabeth Olsen, Deepicka Padukone, Stephanie Hsu. Che, ça va sans dire, hanno molto gradito…

    Foto @idriselba

    Scelta in apparenza scontata per Idris Elba, vestito Gucci da capo a piedi, orologio compreso (com’è ovvio, visto che è ambasciatore della Casa della doppia G: se non lo sapete, leggete qui). In realtà ben poco prevedibile, se si guardava bene cosa aveva al polso: un G-Timeless Planetarium. Un pezzo della collezione di Alta Orologeria, con tourbillon centrale sovrastato da una stella di diamanti e circondato da 12 grandi pietre verdi (berilli) rotanti. In contrasto con lo smoking blu e nero, ma in accordo con lo Stella McCartney della moglie Sabrina. Applausi.

    Foto @michaelbjordan

    Un plauso all’originalità anche per Michael B. Jordan, che ha impreziosito il doppiopetto (Louis Vuitton) con gioielli e orologio Tiffany & Co. Al polso, l’attore di Black Panther aveva un elegantissimo Square 2-Hand dall’estetica anni Venti: carré, a carica manuale, con lancette cattedrale e piccoli secondi. Appuntate sulla giacca invece due magnifiche spille, eredi del mitico Bird on the Rock di Jean Schlumberger. Ma la Maison americana ha illuminato di diamanti anche molte signore: Lady Gaga, Michelle Williams, Florence Pugh…

    Foto Jesse Grant/Getty Images courtesy Chopard

    A proposito di scintillii, nel corso della serata alcune star hanno brillato ancor di più grazie a Chopard. Del resto, la Maison svizzera nel mondo del cinema è di casa, ed era naturale che sbarcasse Oltreoceano per questa occasione. Così, i pezzi unici delle collezioni di Haute Joaillerie hanno fatto risplendere volti e occhi di Emily Blunt ed Eva Longoria, entrambe sul palco come presentatrici, dell’attrice e cantante Sofia Carson (nella foto), e della cantante irlandese Jessie Buckley, candidata come miglior attrice non protagonista. Che dire? Châpeau, Chopard!

    Foto courtesy Chanel

    Numerosissime anche le stelle che hanno partecipato all’annuale party pre-Oscar organizzato da Chanel e Charles Finch. All’ormai imperdibile rendez-vous erano presenti infatti non solo le ambasciatrici della Maison – come Kristen Stewart e Marillon Cotillard – ma anche celebrità del calibro di Harvey Ketel o Hugh Grant, e molte di quelle citate sopra, dalla Kidman a MB Jordan a Idris Elba. Fra gli ospiti anche la “nostra” Beatrice Grannò (nella foto), reduce dal successo di The White Lotus, che si è confermata artista poliedrica. Brava…

    Foto @caradelevingne

    Come non citarla? Anche perché ci mancava, Cara Delevingne. Che, dopo il réhab, è finalmente riapparsa in tutto il suo splendore in un sofisticato Elie Saab d’epoca rosso fuoco, con gioielli Bulgari. Inconfondibili, sebbene declinati in tante versioni, i Serpenti della Maison romana hanno “vestito” anche l’immarcescibile Angela Bassett e Phebe Wallett-Bridge (che vedremo presto nel nuovo Indiana Jones), accanto ai Divas’ Dream di Rainsfor Qualley (la figlia di Andie MacDowell, che fa la cantante). Robetta… da guardia del corpo!

  • Le notizie della settimana. News & previews – 09/03/2023

    Le notizie della settimana. News & previews – 09/03/2023

    Eccoci di nuovo con le notizie della settimana orologiera. Che questa volta non spaziano più di tanto fra i settori e gli argomenti diversi: vanno soprattutto dall’arte al design, passando per le mostre, le installazioni, i negozi, i set fotografici… Sarà perché con la primavera sono in arrivo tutta una serie di eventi e manifestazioni, cui partecipa anche l’orologeria. O sarà perché ogni tanto alle case piace far emergere il proprio lato creativo, se non proprio “artistico”. Sta di fatto che le notizie della settimana qui selezionate sono un po’ monotematiche. Ma non per questo perdono in ironia, anzi…

    Fifty Shades…

    Cos’hanno in comune Zoë Kravitz, Eddie Redmayne e Zhou Dongyu? Sono tutti ambasciatori di Omega, giusto. E sono anche protagonisti della nuova campagna Every Shades of You, dedicata dalla Manifattura ai nuovi modelli del Seamaster Aqua Terra Shades, poliedrici ed eclettici proprio come gli attori che li indossano. Con la cassa in acciaio di 38 o 34 mm di diametro, hanno il quadrante soleil declinato in tante tonalità: blu oceano, verde alloro, verde laguna, lavanda, terracotta, zafferano… È proprio il caso di dirlo: se ne vedono di tutti i colori!

    Land art orologiera

    Hublot ha iniziato a collaborare con l’artista americano Daniel Arsham. E il primo risultato è un’opera d’arte effimera, chiamata Light & Time: una meridiana di 20 metri che utilizza un obelisco a forma di cristallo di quarzo per proiettare le ombre sulla neve e indicare l’ora. Dove la si può vedere? Solo nella località turistica svizzera di Zermatt, all’ombra del Cervino. Non c’è niente di più emozionante di una “meridiana da arrampicata”, giusto? Un progetto che, perdonateci la duplice ironia, senza ombra di dubbio ci farà battere il cuore!

    AI = Aggeggi Infernali?

    Ma dove vai se l’AI non ce l’hai? Riccardo Boccuzzi, regista, autore ed artista digitale, per il suo ultimo progetto si è affidato alla vera star dei tempi moderni: l’Intelligenza Artificiale. E con l’aiuto di oltre 10mila immagini, ha quindi realizzato una serie di opere riunite dal titolo Artificial Hell. No, nulla a che fare con un disco di heavy metal: l’ambizione invece è quella di rappresentare l’Inferno di Dante in maniera unica e coerente. Sponsorizzata da Eberhard & Co., l’originalissima idea sarà presentata dal 23 al 26 marzo al Mia Photo Fair di Milano.

    Relax nella lounge

    Se sarete a Milano per il Salone del Mobile, non potrete mancare il pop-up store di Panerai, diventato Cronometrista ufficiale della manifestazione. Per sei giorni, dal 18 al 23 aprile, in quel di Rho Fiera, avrete così l’occasione di immergervi nel mondo della Casa. Nello spazio di 80 mq, marmo, legno e dettagli luminosi vi lasceranno a bocca aperta. E vi lascerà letteralmente a bocca aperta anche il bar-lounge allestito all’interno, dove potrete rilassarvi: godervi aperitivi all’italiana, sorseggiare drink rinfrescanti e brindare al design e alla vita. Prosit!

    Tempus fugit

    Se vi piacciono gli orologi e il design, non perdetevi il pop-up store di D1 Milano in Rinascente. Già distribuito in 35 Paesi, il Marchio entra così nel celebre department store meneghino con uno spazio ispirato a un museo. Fra le teche espositive, una colonna centrale fa da opera d’arte con i 12 numeri che si ripetono circolarmente, simboli della ciclicità delle lancette. Insomma, è un pop-up che fa tic-tac. Ma non aspettate troppo: l’orologio corre inesorabile e l’ora della chiusura, il 27 marzo, arriverà prima di quanto possiate immaginare.

    Tùca no!

    Nuovo monomarca per Breil: ma non un negozietto qualunque, no no! Si trova al Centro Commerciale Il Carosello di Carugate, in un modernissimo spazio di 42 mq, ed è stato studiato nei minimi dettagli, con un’enorme vetrina che dà l’impressione di trovarsi in una galleria d’arte. Il pezzo forte è senza dubbio il murales di SeaCreative, un’opera contemporanea tutta giocata sui toni del bianco, del nero e del grigio, ispirata ai manifesti di strada. Insomma, un’esperienza a 360 gradi per gli amanti del Marchio e del suo “Untouchable Spirit”.

  • Brevi di cronaca. News & previews – 01/03/2023

    Brevi di cronaca. News & previews – 01/03/2023

    Ancora una volta, brevi di cronaca dal mondo delle lancette. Curiosità, eventi, novità (fra il reale e il virtuale) a tema orologiero… con un tocco di humour. Consueto appuntamento con le notizie della settimana per tenervi aggiornati, ma non solo. Brevi di cronaca distrarvi un po’ dalle solite incombenze quotidiane, per allietarvi la giornata, per strapparvi un sorriso…

    Ritorno al futuro

    Cartier lancia la nuova versione del famoso Tank Française. E per promuoverlo ha deciso di farci fare un bel salto nel passato grazie alla realtà aumentata di Snapchat. Possiamo immergerci nella Parigi del 1917, girare nella Ville Lumière e scoprire le diverse versioni dell’orologio. Ma non solo! Con un semplice click veniamo catapultati nel 2023 e possiamo provare la nuova versione direttamente al polso, senza il fastidio del jet lag. Finalmente l’evoluzione tecnologica ci fa fare un tuffo nel passato, senza bisogno di una DeLorean!

    Ospite d’onore

    È appena terminata, a Doha, la Jewellery and Watches Exhibition, praticamente il Super Bowl del lusso del Qatar. Gioielli sfolgoranti,  orologi sfarzosissimi e, ciliegina sulla torta, la modella Irina Shayk, che ha fatto brillare parecchi occhi mostrandosi in tutto il suo glamour con un abito Couture di Alaïa decorato dai pezzi della collezione Serpenti di Bulgari. Nel frattempo, i visitatori hanno potuto continuare a sognare tra le creazioni di oltre 500 brand di fama mondiale, prima di risvegliarsi e tornare a fare la fila al supermercato.

    Serata di gala

    Brendan Fraser premiato ai Sag Awards. (Foto Kevin Winter/Getty Images courtesy Omega)

    La 29a edizione degli Screen Actors Guild Awards si è appena conclusa. E di una cosa siamo certi: quella sera gli Omega sembravano coriandoli alla sfilata del Carnevale di Rio! Li sfoggiavano le stelle di Hollywood Brendan Fraser, Ke Huy Quan, Theo James, Harry Shum, Diego Calva, Andrew Garfield e Barry Keoghan… La Casa svizzera ha così celebrato di nuovo il proprio legame con il mondo del cinema e dello spettacolo. Ora però, bando alle ciance, tutti in fila per il prossimo red carpet. O meglio: al cinema per goderci i film sul grande schermo!

    Occhèi Capo!

    Ebbene sì, Matteo Berrettini ha deciso di fare il grande salto: da campione di tennis a “Master degli orologi”! Il nostro amatissimo tennista si è alleato con Hugo Boss per una partnership che lo vede rappresentare gli esemplari del Marchio nella nuova campagna Primavera/Estate 2023. Un bel colpaccio, perché Berrettini, dopo aver sfilato come Global Brand Ambassador lo scorso anno, ora si afferma – insieme all’atleta tedesca Alica Schmidt e al cantante colombiano Maluma – come vero e proprio Boss degli orologi e dei gioielli. Ahah…

    Mickey & Co.

    Nel 2023 Disney compie cent’anni e Citizen Usa ha deciso di festeggiarla con Disney100, una serie di orologi a tema con i suoi personaggi più famosi sui quadranti. Ogni mese verranno presentati nuovi modelli, tra cui l’orologio subacqueo di Paperino, quello stregonesco di Topolino e persino quello con la Sirenetta. Anche Star Wars e la Marvel hanno il proprio spazio per la gioia degli aficionados… Ma insomma, se sei un adulto che indossa un orologio con Topolino sul quadrante, forse è il momento di riconsiderare le tue scelte di vita. O anche no.

    Cattivi antieroi

    Chi l’avrebbe mai detto che Cartman sarebbe diventato un’icona della moda? E invece è proprio così, grazie all’Unimatic x South Park Modello Uno ref.U1-EC. Realizzato in soli 100 esemplari, presenta un quadrante bianco opaco con il bambino dalla faccia arrabbiata e dall’atteggiamento lamentoso. Anche il cinturino in pelle sembra richiamare il berretto turchese del celebre personaggio (oscuro) della serie animata. Non ci resta che chiederci se questo orologio ci farà diventare un po’ come lui: super-viziati e super-cool!

  • Watches on stage. News & previews – 20/02/2023

    Watches on stage. News & previews – 20/02/2023

    Ancora una volta, riflettori puntati sugli orologi, protagonisti di eventi mondani, artistici, sportivi, commerciali. Watches on stage fra scenografie e celebrità internazionali. Watches on stage per sottolineare le numerose occasioni in cui il mondo delle lancette ha calcato le scene dell’attualità, in una miscellanea di notizie internazionale vasta e diversificata. Come sempre noi ne abbiamo selezionate solo alcune, per non annoiarvi troppo… Ma avremmo potuto continuare. Del resto Watches on stage potrebbe essere il titolo di una soap opera sempiterna. Quasi quasi la scriviamo…

    Uno sguardo alle stelle

    Ke Huy Quan e Michelle Yeoh

    Si è tenuta ieri la premiazione dei Bafta, con il solito concorso di star “super-accessoriate”. Tanti gli orologi che hanno sfilato sul red carpet e sul palco, subito riconosciuti dagli occhi di falco del pubblico. Come il prezioso Richard Mille al polso di Michelle Yeoh, gli Omega indossati da Barry Kehogan, Eddie Redmayne, Brendan Fraser e Ke Huy Quan, il Cartier di Rami Malek, il Longines di Regé-Jean Page. Da citare anche Anya Ellie Goulding con gioielli Bulgari. La Maison romana del resto ha sponsorizzato anche il party delle nomination…

    Arte al quadrato

    Si è conclusa ieri, al Santa Monica Airport, Frieze Los Angeles. Dove la lounge di Breguet spiccava grazie alla scenografica carta da parati di Pablo Bronstein, che ha trasformato in uno scenario post-apocalittico lo spazio rappresentativo del mondo della Maison. Quarto e ultimo capitolo dell’opera commissionata ad hoc all’artista argentino (ma londinese d’adozione), l’installazione segue gli omonimi eventi di New York, Seul e Londra. Considerato che la partnership con la fiera d’arte prosegue fino al 2024, chissà cosa ci riserba in futuro…

    Tutti in Baviera

    Dal 24 al 27 febbraio si terrà Inhorgenta Munich. Il consueto appuntamento in terra tedesca con gli orologi, i gioielli e le pietre preziose avrà luogo come sempre al Trade Fair Center Messe di Monaco, organizzato quest’anno in sei padiglioni per accogliere circa 800 espositori provenienti da tutto il mondo (Italia compresa). In programma, al Trendfactory, anche una serie di manifestazioni collaterali, fra tavole rotonde e incontri con esperti del settore, per approfondire diversi temi di attualità: dalla contraffazione alla sostenibilità, fino all’A.I.

    Errata corrige

    Posticipa all’autunno prossimo SwissReLux. Prevista in origine per aprile, la prima edizione della mostra-mercato dedicata al secondo polso, nei giorni scorsi, ha ufficializzato le nuove date: 12/15 ottobre, sempre al Centro Esposizioni di Lugano. In contemporanea si svolgerà anche LuganoLife Style, ormai per tradizione un evento che richiama un vasto pubblico. Prosegue quindi da parte degli organizzatori la raccolta di adesioni con utleriori partner e la messa a punto di un calendario ricco di appuntamenti con rivenditori e influencer.

    Il tempo del calcio

    Dopo il Ballon d’Or e l’AS Monaco, Purnell mette a segno un altro goal: e diventa partner del Paris Saint-Germain. L’accordo, valido fino a dicembre 2025, vedrà dunque la presenza del Marchio guidato da Maurizio Mazzocchi nel leggendario Parc des Prince Stadium. E porterà alla realizzazione di varie edizioni limitate a tema: c’è da supporre che vedremo presto l’ormai noto tourbillon su tre assi nei colori della squadra francese, indossato anche da Messi, Neymar & Co. E Mbappé come farà? Ai posteri l’ardua sentenza.

    Draco & Co. sulla neve

    Sono ormai trascorse quasi due settimane, ma l’evento è stato troppo spassoso per passare inosservato. A Sankt Moritz, durante i Campionati mondiali di bob, Omega ha cronometrato anche un’esclusiva discesa al cardiopalma di un team molto speciale: quello dei suoi ospiti. A lanciarsi nell’Olimpia Bob Run c’erano infatti attori e performers del calibro di Chase Stokes, Alexander Ludwig, Tom Felton, Hero Fiennes Tiffin, Kat Graham, Debby Ryan, Felix Mallard. Che fra slitte e igloo si sono divertiti come matti… O almeno così sembra.

  • Festival di Sanremo, chi indossa cosa. News & previews

    Festival di Sanremo, chi indossa cosa. News & previews

    Ci stanno facendo ‘na capa tanta dai primi di gennaio. Al punto tale che siamo ancora nel pieno della kermesse e già non ne possiamo più… Ma il Festival di Sanremo, giunto ormai alla quarta delle cinque interminabili serate, è la notizia del momento: potevamo evitare di parlarne anche noi? Certo che no, vista la presenza sempre più massiccia di marche a noi note. Che seguono quelle della moda nell’accorato impegno di vestire chiunque salga sul palco dell’Ariston (e dintorni): cantanti in gara, ospiti, conduttori… In una maratona canora che è ormai diventata anche una performance di stile, immersa in una scenografia davvero notevole, quest’anno (non si direbbe, ma la sala è piccola).

    Che poi “stile” è una parola grossa, considerate certe cadute di gusto di alcuni outfit pseudo-firmati. Oppure lo spettacolo deprecabile offerto da chi non ha il minimo autocontrollo nella gestione della rabbia. O ancora il coinvolgimento un po’ troppo invasivo di sponsor vari (dai divani alle navi da crociera), in un minestrone che poco ci azzecca con la gara. Cosa non si fa per il business… e per l’audience! Eppure, è così ormai che va sul palcoscenico più importante della televisione italiana. Ma non erano solo canzonette? Meglio lasciar perdere…

    E soprassediamo pure su brani e “musica” (c’è un altro modo per definire certa roba?): it’s not our cup of tea, direbbero gli inglesi. Preferiamo invece concentrarci sugli accessori: gli orologi e i gioielli avvistati al Festival di Sanremo, nelle tante sedi e situazioni (pre, post, fuori, extra). Alcuni realizzati da grandi case, già avvezze ai “tappeti rossi” più prestigiosi, altri prodotti dai fashion brand, come potete vedere qui sotto. Anche noi quindi ci mettiamo a fare un po’ di pettegolezzi sul “chi indossa cosa” al Festival di Sanremo. Niente di più lontano dal giornalismo quello vero, piuttosto un gossip tanto apprezzato dal mondo dei social e dei blogger (il che la dice lunga sul livello culturale diffuso). C’è da chiedersi come mai lo facciamo anche noi? Ma è ovvio, su, in coro: perché Sanremo è Sanremo.

    Gioielli al maschile

    Foto Daniele Venturelli courtesy
    Damiani

    Cominciamo con Damiani, che per il quarto anno consecutivo ha decorato dita e polsi di Amadeus (nella prima serata, per esempio, portava i gemelli DSide). Ma la maison di Valenza non si è accontentata del “superconduttore” (ahah) e ha illuminato di bagliori preziosi anche Mr.Rain. Con i pezzi della collezione Metropolitan nella seconda serata, e nella terza con l’intera parure Belle Epoque in versione zaffiri blu. Ma la celeberrima croce Belle Epoque – questa volta con i rubini – è apparsa anche su Colapesce. E poi dicono che la vanità è donna…

    Due vite (una sulla Luna)

    Omega, invece, debutta sul palco dell’Ariston con un cantante che è tutt’altro che esordiente: Marco Mengoni. Il favorito di questa 73a edizione, sempre ieri sera, indossava uno Speedmaster “Moonwatch” con calibro Co-Axial Master Chronometer 3861. Interamente in oro Moonshine – cassa da 42 mm, quadrante soleil verde e lunetta in ceramica dello stesso colore -, era un perfetto complemento per il total look in pelle borchiata del cantante (per la cronaca, un Gianni Versace vintage). Chissà se sarà l’inizio di una nuova liaison…

    “Il tempo non vola”

    Altra grande maison che appare in gara è poi Cartier. Il suo Santos non solo spicca sui tatuaggi di Lazza come un faro nella nebbia, con le sue viti sul bracciale, quadrante e lunetta Pvd blu; ma è anche una presenza ricorrente in tutte le serate del Festival, indipendentemente dal look (Missoni). Il modello indossato dal rapper italiano sembra essere quello grande in acciaio, con movimento automatico di manifattura (calibro 1847). Ma gli orologi importanti devono piacere molto allo stylist dell’artista: basta guardare il video di Cenere…

    Palme e fiori preziosissimi

    E continuiamo con la doppia partecipazione a Sanremo 2023 da parte di Chopard. L’ormai tradizionale sponsor del Festival di Cannes, creatore della Palma d’oro, passa con nonchalance dalla Côte d’Azur alla Riviera dei Fiori. E per tutte le serate “veste” l’ex Amica di Maria De Filippi Mara Sattei con gli esemplari Green Carpet, la collezione di alta gioielleria in oro etico e diamanti. Ma anche Andrea Delogu, che ieri sera ha sfoggiato una spilla floreale di Haute Joaillerie con un opale pazzesco da quasi 20 carati e un anello Magical Setting. Beata…

    Bagliori di diamanti

    Foto Daniele Venturelli/Getty Images courtesy Pasquale Bruni

    Altra maison joaillière presente al Festival dei Fiori 2023 è quella di Pasquale Bruni. La quale, non paga di aver impreziosito gli elegantissimi look di Francesca Fagnani (firmati Armani Privé) nella serata di mercoledì, ha anche arricchito quello (sempre della collezione Haute Couture di Re Giorgio) di Rocío Muñoz Morales di ieri sera. Nel primo caso si sono visti i gioielli della linea Giardino Segreto, nel secondo un collier Goddess Garden con una strepitosa rubellite a goccia, più vari anelli Aleluià, tutti in oro bianco e diamanti. Da vera diva…

    Beata gioventù

    Per passare ai marchi più fashion, da segnalare che in ciascuno degli appuntamenti di Sanremo 2023, Tommy Hilfiger Watches veste il polso di Jody Cecchetto. Da notare che il conduttore del Prima Festival – primogenito del più famoso Claudio – indossa ogni sera un esemplare diverso: dal cronografo più sportivo al modello neo-vintage con bracciale in maglia milanese, fino al solo tempo più classico, reinterpretato però con un cinturino Nato nei colori del brand. No, non siate perfidi: i giovani hanno diritto di sfidare le convenzioni. Ci sta…

    Davvero un bel viaggio…

    Ma i fashion brand non sono solo cose da Millennials o da Generazione Z. Piacciono anche ai vecchiardi: prova ne sia uno della Gen X come Dj Jad. Nella Città dei Fiori, il co-fondatore (insieme all’amico J-Ax) dei redivivi Articolo 31 guarda infatti l’ora con Guess Watches. Anche per lui sono disponibili diversi esemplari del marchio, dalle linee Headline e Connoisseur. Ma in più il rapper italiano si è fatto coinvolgere in un progetto digital: un reportage sanremese con i Guess al polso, raccontato con le storie su Ig. Per far felici i suoi f(r)ollowers…

  • L’informazione orologiera… in breve. News & previews – 3/2/2023

    L’informazione orologiera… in breve. News & previews – 3/2/2023

    Consueto aggiornamento con l’informazione orologiera. Nelle ultime settimane, dall’industria delle lancette sono arrivate numerose notizie sportive (come sempre), ma anche novità aziendali, questioni societarie e nuove distribuzioni… Abbiamo quindi fatto un’opportuna scrematura per fornirvi un’informazione orologiera completa ma non dispersiva. Leggete oltre.

    Discese folli

    Omega ha rinnovato la partnership con la Federazione internazionale di bob e skeleton. E continuerà quindi a essere Cronometrista ufficiale nelle gare della Ifbs fino alla stagione 2026/27. In più rimane anche Title sponsor delle serie di monobob: sport che ha affiancato nel 2011 e ha contribuito a sviluppare, fino ad accompagnarlo nell’esordio alle Olimpiadi invernali di Pechino 2022. Ma accanto alle sofisticate tecnologie per il cronometraggio, il Marchio dedica a queste discipline lo Speedmaster Chronoscope con le sue tante scale di misurazione. Perfetto per le piste ghiacciate… da tachicardia.

    Placcaggio in meta

    Inizia questo weekend la 129a edizione del Sei Nazioni, con tre partite in programma a Cardiff, Londra e Roma (dove domenica gli Azzurri scenderanno in campo contro la Francia, campione in carica). Al torneo più celebre del rugby europeo parteciperà, per la seconda volta nel ruolo di Official timekeeper, anche Breitling. Che per l’occasione ha creato il Chronomat Six Nations: una serie speciale di 6 esemplari, ciascuno dedicato a una squadra nazionale concorrente. Più una nuova Rugby Squad, composta dai migliori giocatori del torneo stesso. Per l’Italia, Paolo Garbisi. Bravooo!

    Sostenibilità al quadrato

    Dal 2020 Maurice Lacroix supporta Mahindra Racing, il team indiano che corre in Formula E (e in Moto3). Quest’anno, 23 podi e 5 vittorie dopo, la Maison di Saignelégier non solo ha rinnovato la partnership, ma ha anche lanciato il nuovo Aikon #tide Mahindra, dedicato alla scuderia nei colori e nel quadrante. Come i precedenti modelli della collezione omonima, ha la cassa in plastica riciclata (proveniente dagli oceani), e il cinturino in caucciù intercambiabile (con l’esclusivo sistema del Marchio). Apprezzato – pare – anche nei box. Del resto, Mahindra Racing è stato il primo team a ricevere le 3 stelle ambientali della Fia…

    La mia Africa

    Foto ©National Geographic/Jen Guyton courtesy Rolex

    Nuovo capitolo nella Perpetual Planet Initiative di Rolex. Che in partnership con la National Geographic Society promuove le spedizioni Great Spine of Africa, condotte dall’esploratore sudafricano Steve Boys (nella foto) per studiare migliaia di chilometri di fiumi in un’ottica scientifica. La prima spedizione ha esplorato i remoti altipiani dell’Angola, dove nasce il fiume Lungwebungu, che ha scoperto essere la fonte e non un semplice affluente dello Zambesi. Poi nei prossimi anni il team prevede di percorrere più di 40mila chilometri. Come il giro della Terra: buon lavoro…

    Alta Orologeria nell’Urbe

    Quarta vetrina in Italia per H. Moser & Cie., che finalmente ha trovato un nuovo partner a Roma. Dallo scorso dicembre, infatti, la boutique di via del Babuino 63 di Hausmann & Co. ha iniziato a ospitare le collezioni della Casa di Neuhausen am Rheinfall. Un connubio che non stupisce affatto gli intenditori di alta orologeria. Perché in fondo il giovane marchio svizzero, dallo stile minimal e dallo spirito irriverente, condivide più valori e intenti con il gruppo italiano fondato nel 1794 di quanto ci si aspetterebbe. Pensateci bene: storia, tradizione, savoir-faire, indipendenza… vi dicono qualcosa?

    Promettente accordo

    Da sinistra. Amr AlOtaishan, Ceo di Reuge, Pierre Jacques, Ceo di De Bethune, e il maestro orologiaio Denis Flageollet.

    De Bethune diventerà socio di maggioranza di Reuge. Cifre e quote ovviamente non sono state rese note. L’accordo, che sarà siglato nelle prossime settimane, prevede però che Amr AlOtaishan – attuale Ceo della Manifattura di scatole e automi musicali nonché rappresentante della famiglia proprietaria – continuerà a sedere nel CdA. Insieme, le due imprese basate a Sainte-Croix “allargheranno il loro vocabolario tecnico e svilupperanno sinergie al fine di accelerare il rinnovamento dell’arte meccanica” (si legge nel comunicato). Ora, visto cos’è riuscito a fare MB&F con le meccaniche di Reuge, e visto il genio di Denis Flageollet… beh, ne vedremo delle belle.

  • Mondanità orologiere, fra spettacolo e sport. News & previews – 20/1/2023

    Mondanità orologiere, fra spettacolo e sport. News & previews – 20/1/2023

    Inizio d’anno frenetico per le marche di orologi. Che nelle scorse settimane hanno partecipato a eventi, trovato nuovi testimonial, siglato partnership inedite… In un turbinio di mondanità orologiere in cui si fa fatica a districarsi. E ad agitare le acque ci voleva pure la diatriba Shakira-Piqué, che ha coinvolto – loro malgrado – la Casio e la Rolex, in una patetica allegoria in cui si parla di orologi per (non) parlare di corna. Robe da matti. Ma la telenovela fra la cantante e il calciatore è a suo modo emblematica delle circostanze in cui si muove l’orologeria in questo periodo, concentrata proprio fra spettacolo e sport. Forse perché si tratta di due ambiti seguiti da tanti, per gossip o per passione: per dirla chiaramente, insomma, spettacolo e sport fanno audience. Prova ne siano le tante notizie di mondanità orologiere riportate qui sotto. Buona lettura!

    Hollywood Party

    Foto David Fisher/Shutterstock courtesy Omega

    Alla cerimonia di assegnazione dei Golden Globe, il 10 gennaio scorso, Omega ha vestito il polso dello show-biz. Al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills – Los Angeles, California – gli esemplari della Maison di Biel spiccavano sotto gli smoking e gli abiti da sera di tante star, sia ambasciatori che “friend of the brand”. Qualche esempio? Eddie Redmayne (nella foto) indossava un De Ville Trésor, Glenn Powell un De Ville Prestige Piccoli Secondi. Andrew Garfield un Seamaster Aqua Terra, Diego Calva un Moonwatch. E l’elenco potrebbe continuare…

    Hollywood Babilonia

    Foto Emma McIntyre/Getty Images x Critics Choice Association courtesy Omega

    Non pago di tante celebrità, il Marchio di Swatch Group la settimana successiva ha fatto il bis ai Critics’ Choice Awards. Al Fairmont Century Plaza Hotel di Los Angeles, il 15 gennaio, altri personaggi hanno sfoggiato Omega (più alcuni “di ritorno” ma con un modello diverso). Come l’attore Ke Huy Quan, che qui portava un De Ville Trésor Piccoli Secondi coordinato all’abito (nella foto). Mentre Brendan Fraser un Constellation 41 mm. Perfino il presentatore Murray Bartlett aveva uno Speedmaster Chronoscope. Impossibile citarli tutti… Applausi!

    Il K-pop veste il polso

    È volto di Bulgari dal 2020, e da allora ha interpretato vari esemplari del Gioielliere romano. Ora Lisa, la cantante delle Blackpink, firma un’edizione limitata del Bulgari Bulgari ispirata al suo fiore preferito: la stella alpina. In acciaio con lunetta in oro rosa, ha il quadrante effetto ghiaccio dai riflessi cangianti (forse allusione allo stile della performer coreana) e il fondello personalizzato da un’edelweiss disegnata di suo pugno. Molto gradito dal popolo di Instagram: postato sul suo profilo official, l’orologio ha preso più di 5 milioni di likes…

    La stella di Anya

    S’intitola Walk into the Dawn (Camminare verso l’alba, in italiano) la nuova campagna di Jaeger-LeCoultre dedicata al Rendez-Vous Dazzling Shooting Star. Protagonista, questa volta, è Anya Taylor-Joy (nota al grande pubblico per aver interpretato La Regina degli scacchi). Figura magnetica ed elegante, nel video rivela doti di grazia misurata in una breve sequenza di passi di danza (non per nulla: è ballerina per formazione), che riecheggia il moto della stella sul quadrante. Una storia in grado di dire tanto, senza parole. Da vedere.

    Valori sportivi

    Eberhard & Co. ha sempre più successo in Giappone. E anche per questo ha partecipato al Keizaikai Special Award. Nato negli anni ’70 come riconoscimento per i fautori dello sviluppo economico del Paese, lo scorso 14 gennaio il premio è andato a Hajime Moriyasu, il Ct della Nazionale nipponica. Che ha ricevuto anche un bel Traversetolo, dimostrazione di stima da parte della Maison de l’Aigle. Non solo per i risultati raggiunti dai Blue Samurai ai Mondiali, ma anche per il loro esemplare comportamento fuori e dentro il campo. Una lezione di civiltà.

    Talento in pista

    Chiusa l’eperienza con la propria squadra corse, Richard Mille rientra nel Campionato del mondo di endurance con Lilou Wadoux. Ex pilota dell’RM Racing Team, la giovane francese non solo entra nella famiglia di ambasciatori della Casa, ma diventa anche la prima donna a gareggiare come pilota ufficiale della Ferrari Competizioni GT. Al volante della Ferrari 488 GTE del team AF Corse, infatti, la troveremo sulla griglia di partenza il prossimo 17 marzo, nella categoria Le Mans Grand Touring Endurance Amateur. Da tenere d’occhio…

    Trasgressione e F1

    Per promuovere la collezione di orologi Skeleton, Philipp Plein ha ingaggiato un protagonista del mondo delle corse: nientepopodimeno che Eddie Jordan. Fondatore dell’omonima scuderia di Formula 1, lui stesso pilota prima di diventare manager, l’icona dell’automotive ha molto in comune con il designer tedesco, a cominciare dall’essere entrambi self-made men. Rockettaro di antica data ma anche benefattore impegnato nel sociale, nell’immagine della nuova campagna Jordan indossa l’orologio in modo anomalo… Ci piace!

    Alpi mon amour

    A Cortina d’Ampezzo, il 17 gennaio scorso, Chopard e Bartorelli Gioiellerie hanno organizzato un cocktail party. Ospite d’onore: Sofia Goggia. L’evento è stato un’occasione non solo per presentare i più recenti esemplari della Casa, ma anche per ricordarne l’amore per la montagna, dimostrato con il sostegno all’Alpine Eagle Foundation – associazione che si dedica alla tutela dell’aquila dalla coda bianca e alla salvaguardia dell’ambiente alpino. Al polso della campionessa di sci spiccava un prezioso Alpine Eagle: c’è bisogno di dirlo?

  • Agenda di eventi. News & previews – 5/1/2023

    Agenda di eventi. News & previews – 5/1/2023

    “E lo sguardo dritto e aperto nel futuro…”, cantava (al tempo dei dinosauri) Pierangelo Bertoli. Ci sta: siamo all’inizio dell’anno, è lecito guardare avanti, per vedere cosa ci prospettano le prossime settimane. Ecco quindi che il nostro consueto reportage con le notizie dal mondo delle lancette si riempie di quei primi appuntamenti programmati da tempo: aste, mostre, saloni – rinomati e non. Un’agenda di eventi, per ora qui solo accennati, ma su cui torneremo con opportuni approfondimenti a ridosso delle date in questione. Più qualche curiosità annunciata attorno a Natale, che forse vi siete persi. Un’agenda di eventi, soprattutto, che sta già dando tanto da fare agli addetti ai lavori. Ma anche un’agenda di eventi per permetterci di organizzare viaggi e spostamenti: c’è tutto il tempo…

    Orologi in fiera

    Dal 20 al 24 gennaio torna Vicenzaoro, con due spazi per l’orologeria. Il nuovo Time, nel padiglione 1, in cui espongono circa 40 marchi, fra indipendenti (come Edox, GaGà Milano, Locman, Maurice Lacroix, Oisa 1937, U-Boat, per citarne alcuni) e micro-brand (selezionati da Watches of Italy). E l’ormai noto VO Vintage, nel foyer al 1° piano, dedicato al secondo polso. Previsti anche tavole rotonde e dibattiti come L’orologeria italiana e i suoi segreti (il 20 alle 16), moderato dal Direttore de L’Orologio, Dody Giussani. Da non perdere.

    Usato garantito

    Dal 21 al 23 aprile, al Centro Esposizioni di Lugano, si terrà la prima edizione di SwissReLux, “borsa-mercato dell’orologio da collezione, raro e ricondizionato”. Organizzato da Promax Comunication, intende diventare un riferimento globale per l’usato garantito. Settore che negli ultimi tempi ha conosciuto una crescita esponenziale: solo in Svizzera oggi vale 20 miliardi di franchi (più della metà del nuovo) e secondo gli esperti nel 2030 raggiungerà i 35 miliardi di franchi. Accanto agli orologi, ci saranno hanno accessori di moda e haute couture.

    Sotto il martelletto

    Rolex Submariner 5514, uno dei primi Comex del 1974. All’asta da Antiquorum (lotto 201, da 60/120mila euro).

    «Il 2023 segnerà due importanti anniversari», dice Romain Réa, Ceo di Antiquorum. «I 70 anni del Rolex Submariner, di cui Antiquorum è orgogliosa di detenere tutti i record delle referenze Comex vendute all’asta… E i 60 anni del Rolex Daytona Ref. 6239 con quadrante Paul Newman». Modelli che si ritrovano fra i top lot della vendita organizzata dalla Casa d’aste il prossimo 19 gennaio nel Principato di Monaco. Al di là degli highlight, comunque, andate a dare un’occhiata al catalogo online, anche solo per curiosità. Merita…

    Appuntamento a Basilea… pardon, Ginevra

    Foto courtesy Fondation de la Haute Horlogerie / Keystone / Cyril Zingaro

    Ma la nostra agenda di eventi non potrebbe essere completa senza il promemoria di Watches and Wonders Geneva. Che – ormai dovreste saperlo tutti, ma non si sa mai – quest’anno si tiene dal 27 marzo al 2 aprile. Tra le novità, la presenza di nuovi (e inaspettati) marchi che fanno salire a una cinquantina gli espositori. E ben due-giorni-due di apertura al pubblico. Sarà una nostra impressione, ma sembra proprio che il Salone stia perdendo la connotazione elitaria che aveva come Sihh per diventare sempre più simile a Baselworld. E voi cosa ne pensate?

    Buon lavoro, Patrizia!

    Per chi biazzica nell’orologeria Patrizia Aste è un volto noto: per più di 13 anni è stata alla guida di Breitling Italia, e prima ancora ha rivestito ruoli chiave in Zenith, in Omega, in Blancpain… Di recente invece è stata nominata Managing Director di Norqain Italy: sta a lei quindi dar vita alla filiale italiana del marchio indipendente, con sede a Nidau (Biel/Bien), fondato nel 2018 ma già amato da tanti appassionati. Il che significa: organizzarne le attività, curare la distribuzione, creare una nuova community… Buon lavoro, Patrizia!

    Neo-ambasciatrici

    Due nuove stelle brillano nel firmamento di Omega: Federica Pellegrini e Rossella Fiamingo sono diventate ambasciatrici della Casa. Che dire? C’era da aspettarselo, visto l’instancabile marketing della Maison di Biel, che deve aver trovato irresistibile il palmarès conquistato dalle due campionesse nelle proprie discipline. E se vi state chiedendo quali sono i “loro” orologi, eccovi accontentati: al polso della Divina nuotatrice ora spicca un bel Seamaster Planet Ocean, mentre la pluripremiata schermitrice indossa un Constellation. Niente da eccepire.

  • I 10 orologi del 2022 che ricorderemo

    I 10 orologi del 2022 che ricorderemo

    Il 2022 sta per finire (finalmente, diciamo noi, e siamo certi che molti di voi saranno d’accordo…). È lecito quindi chiedersi per cosa sarà ricordato in orologeria. Cioè, quali sono stati gli orologi più rappresentativi dell’anno. Quelli che hanno segnato i costumi, e in certi casi sono diventati essi stessi un fenomeno di costume. Perfino al centro delle cronache giornalistiche, nazionali e internazionali. Quelli che hanno suscitato scalpore, e hanno fatto parlare di più, nel bene e nel male. O semplicemente quelli che ci hanno colpito, che sono rimasti più impressi nei nostri ricordi. Ecco allora i 10 orologi del 2022, secondo noi.

    Perché 10? Beh, ovviamente, il numero è arbitrario. Però 15, o 20, o magari anche 30 o 50, non sarebbero ugualmente incisivi: più la cifra è maggiore e minore è la capacità di scelta. Mentre 7, o 5, o 3… no, sarebbero troppo pochi, troppo riduttivi. Ecco perché abbiamo deciso di scegliere i 10 orologi del 2022, non uno di meno né uno di più: un numero pieno, significativo, capace di cogliere come un’istantanea gli esemplari topici – decisivi, fondamentali – di questo momento storico.

    Con un’accortezza: come sempre, la nostra non vuole essere una top ten in ordine di importanza. Ma un semplice elenco – rigorosamente in ordine alfabetico – dei 10 orologi del 2022. Fateci sapere se siete d’accordo… I social sono lì per questo.

    BULGARI Octo Finissimo Ultra 10th Anniversary Cassa (40 mm di lato x 1,8 mm di spessore) in titanio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro BVL 180 di manifattura, con platina/fondello in carburo di tungsteno. Display regolatore, cricchetto del bariletto con QR code che rimanda aun’esclusiva grafica Nft, bracciale in titanio sabbiato. Edizione limitata di 10 esemplari, 427mila franchi svizzeri.

    Un orologio da record (anche se poi superato dal Richard Mille qui sotto), super-elogiato dagli addetti ai lavori e praticamente scevro di critiche. Sicuramente una pietra miliare nella ricerca dell’ultrapiatto della Casa romana.

    HERMÈS Arceau Le Temp Voyageur Cassa (38 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H1837, con ore del mondo, indicazione vagante di ore e minuti dell’ora locale, ora di casa a finestrella. Quadrante “Planisphère d’un monde équestre” disegnato da par Jérôme Colliard, cinturino in pelle di vitello Swift. 18mila euro.

    Un modo inedito di indicare le ore del mondo. Che non solo conferma il modo poetico della Maison di concepire il tempo, ma anche la genialità di Jean-François Mojon (sì, quello di Chronode e Cyrus), progettista del modulo della complicazione. Indimenticabile.

    LONGINES Ultra-Chron Cassa (43 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L836 ad alta frequenza, con spirale in silicio, certificato cronometro da Timelab. Quadrante effetto martellato, lunetta girevole unidirezionale con inserto in vetro zaffiro, cinturino Nato (oppure in pelle). 3.390 euro.

    Reboot di un esemplare del 1966, è piaciuto tanto agli estimatori del marchio (e non solo). Facile capire il perché: dall’estetica vintage all’alta frequenza, dalla costanza di marcia fino al prezzo, dalla sua ha tanti pregi…

    MAD EDITION M.A.D 1 Red Cassa (42 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Miyota 821A ribaltato e modificato, con autonomia di 60 ore, rotore di carica (a tripla lama, in titanio e tungsteno) sul lato quadrante e indicazioni sulla carrure. Dettagli luminescenti, cinturino in pelle di vitello. 2.900 franchi svizzeri (tasse escluse).

    È vero: è uscito nel 2012, ma la prima edizione era fuori commercio. A grande richiesta, l’orologio creato da Max Busser & Friends ha raggiunto un pubblico più ampio solo quest’anno: ma, esaudite le prenotazioni, i pochi pezzi rimasti sono andati a ruba. Tramite lotteria. Anche i 100 esemplari realizzati per Corvo sono spariti in un amen. Ora si replica – sempre con lotteria – all’inizio del 2023.

    OMEGA Speedmaster Chrono Chime Cassa (45 mm) in oro Sedna. Movimento meccanico a carica manuale, calibro Co-Axial Master Chronometer 1932 di manifattura, con autonomia di 60 ore, cronografo con funzione sdoppiante e ripetizione minuti. Quadrante in avventurina blu, lunetta con scala tachimetrica, bracciale in oro Sedna. 549mila euro.

    È l’Omega più complicato di sempre. E per questo resterà per sempre nella memoria collettiva…

    OMEGA x SWATCH MoonSwatch Cassa (42 mm) in Bioceramic. Movimento al quarzo Swiss made, cronografo con secondi continui. Quadrante mat, lunetta con scala tachimetrica (con tanto di Dot over 90), cinturino in Velcro. 260 euro.

    Non ce ne vogliano gli altri marchi, ma in un’ipotetica classifica dei 10 orologi del 2022 sarebbe probabilmente in pole position. Per il clamore che ha suscitato, anzi, la follia collettiva: l’odio/amore incondizionato, le file interminabili davanti ai negozi, le speculazioni che lo hanno spinto a prezzi assurdi… Noi abbiamo scelto il Mission to the Moon, ma andrebbe bene uno qualsiasi degli 11 esemplari della collezione.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda Gmt Rattrapante Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF051 di manifattura, con micro-rotore decentrato e doppio fuso orario con funzione sdoppiante. Quadrante guilloché Grain d’Orge, lunetta zigrinata in platino, bracciale in acciaio. 26mila euro.

    Una “vera” prima mondiale: applicare la funzione sdoppiante alla lancetta del Gmt è stato davvero geniale. Talmente naturale da sembrare la scoperta dell’acqua calda. Eppure prima non c’era…

    PATEK PHILIPPE Nautilus Ref. 5811 Cassa (41 mm) in oro bianco, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a caric automatica, calibro 26-330 S C di manifattura, con datario. Quadrante soleil sfumato con rilievo orizzontale inciso, bracciale in oro bianco. 70.350 euro.

    Lo scorso anno, l’uscita di scena del 5711 aveva creato sconforto e lanciato in orbita i costi dell’usato. Il nuovo 5811 ha un millimetro in più, è più prezioso e ha un altro prezzo. Ma che importa? Il cult di Patek è tornato…

    RICHARD MILLE RM-UP 01 Ferrari Cassa (51 x 39 x 1,75 mm) in titanio grado 5. Movimento meccanico a carica manuale, calibro RMUp-01 di manifattura, e di forma (2,82 g di peso), con selettore di funzione. Vetri zaffiri (0,2 mm di spessore), cinurino in pelle. 1,7 milioni di franchi svizzeri (tasse escluse).

    Un altro orologio che ha fatto discutere (per l’estetica, la costruzione, il prezzo…): odiatissimo o amatissimo, senza vie di mezzo. Ma è un dato di fatto che mai s’era visto qualcosa del genere. Una vera bomba!

    ROLEX Deepsea Challenge Cassa (50 mm) in titanio Rlx, impermeabile fino a 1100 atm, con valvola di decompressione e sistema Ringlock. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3230 di manifattura, con autonomia di 70 ore. Quadrante mat, lunetta girevole unidirezionale in Cerachrom, vetro zaffiro di 9,5 mm, bracciale in titanio Rlx. 26.100 euro.

    Il primo Rolex in titanio, il primo con una simile e impressionante tenuta stagna, eppure apprezzato da pochi e incompreso da troppi.

  • Viaggi tra reale e virtuale. News & previews – 20/12/2022

    Viaggi tra reale e virtuale. News & previews – 20/12/2022

    L’orologeria si dà ai viaggi: nel cinema e nella musica, nel passato e nel presente, sulle strade reali o negli spazi del metaverso. Viaggi tra reale e virtuale, intrapresi dalla visione illuminata del marketing di varie case internazionali. Che trasformano il nostro appuntamento con le notizie brevi in un itinerario fantasioso e (a tratti) inaspettato. Tutto da scoprire…

    Memorabilia spaziali

    Prove di laboratorio per Eugen Cernan prima del volo. (Foto courtesy Nasa).

    11 dicembre 1972 – allunaggio dell’Apollo 17. A 50 anni di distanza dall’ultima missione sulla Luna della Nasa, Omega ha festeggiato l’anniversario. E ha reso omaggio al Comandante Eugene “Gene” Cernan e ai suoi compagni, il pilota del modulo di comando Ron Evans e il pilota del Lem (e geologo) Harrison Schmitt. Un’occasione per ricordare anche il Moonwatch indossato da Cernan in quei 12 giorni di viaggio, e poi servito come base per ricreare il Calibro 321 nel 2019. E che oggi si può vedere esposto al Museo Omega di Biel.

    Avventure nel Web 3.0

    Il lancio ufficiale è avvenuto nel metaverso, all’interno della lounge di H. Moser & Cie (un modernissimo chalet svizzero). L’orologio però è reale: anche se ha un aspetto insolito, per via di quella lunetta pixellata e del QR code inciso sul vetro zaffiro. Ma è proprio così che l’Endeavour Center Seconds Genesis permette di accedere “all’ecosistema digitale e virtuale” realizzato dal Marchio. Ovvero: certificato di autenticità, garanzia internazionale e assicurazione elettronica. Più tanto altro ancora… Per saperne di più, leggete la didascalia in alto.

    Solo per happy few

    The Rolling Stones Automaton, il pezzo unico di Jaquet Droz dedicato all’album Sticky Fingers.

    Un viaggio personale nella musica di Mick Jagger e compagni. Ecco, in sintesi, la serie di pezzi unici realizzata su commissione e intitolata The Rolling Stones Automaton di Jaquet Droz. Il quadrante come un palco in miniatura, dai dettagli impressionanti: la Statocaster di Ron Wood e il suo doppio amplificatore, la batteria di Charlie Watts, la chitarra a cinque corde di Keith Richards… Tutt’attorno, ruotano le copertine di 6 album (a scelta), mentre il braccio di un giradischi indica l’autonomia residua, il logo degli Stones si muove in alto/in basso e la lingua si sposta da destra a sinistra. Un gioco riservato a pochi, fortunati collezionisti…

    Dal pianeta Pandora

    Gli americani ne sono rimasti estasiati. Gli inglesi lo hanno stroncato senza pietà. E ora che Avatar – La via dell’acqua è arrivato anche nelle nostre sale, vedremo cosa ne pensano gli italiani. Intanto, però si è mossa la macchina del franchising: e Citizen Watch America – partner della Disney, che ne detiene i diritti – ha già realizzato tre orologi a tema. Il primo riporta sul quadrante un Leonpteryx, il secondo l’Albero delle anime, il terzo un paesaggio di Pandora (e tutti sono equipaggiati da un calibro Eco-Drive). Dedicati ovviamente solo ai fan del film…

    Una bomba di orologio

    Lo scorso 17 dicembre, a Roma, è stato presentato un nuovo marchio: Mark II. Nato dalla passione di Lorenzo Amodeo e Alberto Sinistri, ha già dato vita – con l’orologiaio Davide Fatano – a un esemplare ispirato a una granata del 1918, famosa per affidabilità e potenza. L’orologio si chiama Trinitrotoluene (Tnt), che è l’esplosivo utilizzato nella bomba a mano. Ed è un cronografo meccanico a carica manuale, con cassa in acciaio e movimento ST-19 con ruota a colonne. Realizzato il 100 pezzi numerati, è in vendita sul sito ufficiale.

    Il vento nelle gambe

    La scorsa primavera, Tudor è entrato nel mondo del ciclismo professionistico. Ha affiancato infatti il pluripremiato campione svizzero Fabian Cancellara per creare il Tudor Pro Cycling Team. Ora, ai 5 membri iniziali si sono aggiunti altri 15 corridori nella categoria ProTeam dell’Uci (senza dimenticare i ragazzi U23). Anche lo staff si è arricchito, con Ricardo Scheidecker (Head of Sport) e Sebastian Decker (Head Coach), per supportare gli atleti nel superare sé stessi e i propri limiti. In linea con la filosofia di Tudor: #BornToDare…

  • Al gala di 007, con Omega a Londra. Le cronache di PDV

    Al gala di 007, con Omega a Londra. Le cronache di PDV

    Percorsi di viaggio #XXIII – Per festeggiare i 60 anni cinematografici del personaggio di Fleming e dire addio a Daniel Craig, la Maison di Biel ha organizzato nella capitale d’Oltremanica un evento internazionale con contorno di celebrities. Il nostro inviato Paolo De Vecchi ci racconta com’è andata al gala di 007

    Una tre giorni londinese è sempre una trasferta piacevole e interessante, specialmente se si è attratti dall’Inghilterra. Ma lo è ancor più se si viene calati nel mitico mondo di James Bond, 25 film con una spettacolare carrellata di attori nei panni dell’agente segreto più affascinante e famoso del mondo. E con licenza d’uccidere: una molto spregiudicata e altrettanto anglosassone concessione giuridica, come chiaramente ricordato dal codice numerico 007 che lo identifica.

    Omega e 007

    Tutto questo grazie a un evento organizzato da Omega, dal 22 al 24 novembre, per un centinaio di ospiti tra personaggi del jet-set e giornalisti. Un evento internazionale che ha avuto come ottimo pretesto il 60° di nascita cinematografica del personaggio, unico e inimitabile nel suo genere, basato sui romanzi di Ian Fleming. Incrociato – e questa è storia più recente – con l’uscita di scena di Daniel Craig dalla parte di James Bond, interpretata molto al di là dei magnifici stereotipi a suo tempo impersonati da Sean Connery. Ma – a mio parere – con altrettanta forza, forse un po’ trasgressiva, eppure sicuramente contemporanea e intrigante.

    Omega ha credito in tutta questa faccenda per il semplice fatto che il Seamaster è stato l’orologio ufficiale al polso di Craig nella sua trilogia di 007 (Skyfall, Spectre e No Time To Die). Con un progetto di product placement iniziato nel 1995, nel GoldenEye interpretato da Pierce Brosnan.

    Quindi un doppio festeggiamento, con tanto di suspense per chi e come sarà – se ci sarà – il prossimo James Bond. Unica certezza è il netto segnale di discontinuità con tutta la tradizione precedente, mentre l’eventuale “garanzia” di continuità sarà proprio la presenza di Omega. Così ha infatti risposto il Presidente Raynald Aeschlimann alla prima domanda posta dal sottoscritto, durante la conferenza stampa di benvenuto.

    Ma di certo un capitolo si è chiuso e quello che è stato merita di essere festeggiato. Alla grande.

    Il gala di 007: mondanità British

    Serata di gala, dunque, ovviamente in abito da sera per le gentili signore e in smoking per gli uomini. Allestita in uno spazio ricavato da ex depositi della metropolitana, dove tra un cocktail e l’altro gli ospiti sono stati accompagnati nella sala in cui sarebbe arrivato Daniel Craig. Lungo un percorso che, con un’avvincente messa in scena recitata da attori professionisti, riproduceva alcuni dei più riconoscibili luoghi dell’azione di 007. Con tanto di gadget di scena, compresa la famosa Aston Martin DB5, protagonista di infiniti inseguimenti. E i pannelli di controllo dell’implacabile MI6 (Military Intelligence, sezione 6), il glorioso ufficio dei servizi segreti britannici da cui dipende James Bond.

    Attesissimo, Daniel Craig si è intrattenuto sul palco con Raynald Aeschlimann, che è riuscito a ottenere qualche dichiarazione, inusuale per il molto riservato attore britannico. Così siamo venuti a sapere, per esempio, che «un film di Bond non è un film di Bond senza gadget: e all’apice c’è Omega… E anche se si tratta solo di indicare l’ora, diventa una parte importante della narrazione». Oppure che Craig possiede «un Seamaster del 1969 che indosso sempre e che funziona ancora benissimo». Ma, oltre a quello, il suo preferito è «l’orologio indossato in Spectre»: anche in questo caso si tratta di un Seamaster, «ma con il cinturino Nato, che mi piace perché lo rende un po’ più elegante».

    Il gala di 007 è poi proseguito, sempre in ambientazione London Underground, con una gran cena al lume di candela. Piatto forte: “Wood roasted fillet of beef, aubergine miso purée, heritage carrots, confit potato, bordelaise sauce” (ovvero filetto di manzo arrostito a legna, purea di miso di melanzane, carote della tradizione, patate confit con salsa bordolese). Il tutto accompagnato da un ottimo Château Canon Chaigneau Lalande Pomerol 2012. Piaceri per il palato, graditi agli ospiti. Tra i quali c’erano gli attori italiani Stefano Accorsi e Salvatore Esposito, e il campione di salto in alto Giammarco Tamberi.

    Nuovi e vecchi Seamaster

    Al ricevimento del gala di 007, il giorno dopo, ha fatto seguito una visita privata alla boutique londinese Omega di Regent Street. Dove è stata presentata la nuova collezione dedicata a 007. E dove erano eccezionalmente esposti tutti gli esemplari storici dei Seamaster realmente indossati sul set dal 1995.

    Protagonista il Seamaster Diver “60 Years of James Bond” in due versioni. Uno con cassa in oro Canopus (una lega di oro bianco esclusiva della Maison) e lunetta tempestata da un arcobaleno di diamanti colorati. L’altro, ispirato all’esemplare apparso in GoldenEye, con cassa d’acciaio impermeabile fino a 30 atmosfere e lunetta in alluminio anodizzato blu. Entrambi equipaggiati da un movimento Co-Axial Master Chronometer e forniti di bracciale in maglia milanese.

    Due modelli che concentrano varie personalizzazioni “007”. Tra cui spicca – inaspettata e sbalorditiva – l’animazione “effetto moiré” riportata sul fondello, che riproduce la famosissima sigla d’apertura di tutti i film di James Bond. Con la sagoma di 007 che corre, si gira e spara in direzione dello spettatore, come uscendo da un diaframma fotografico, qui tenuta costantemente in movimento da un dispositivo solidale alla lancetta dei secondi.

  • Le notizie della settimana. News & previews – 7/12/2022

    Le notizie della settimana. News & previews – 7/12/2022

    Eccoci di nuovo con il nostro rotocalco dal mondo delle lancette. Al centro delle notizie della settimana ci sono sicuramente le partnership, o meglio gli orologi scaturiti dalle collaborazioni: alcune nuove, appena presentate, altre proclamate ormai da tempo, ma tutte giunte a risultati concreti. Sviluppate con i campioni dello sport o con i protagonisti della fashion world e dello spettacolo, rivelano i molteplici interessi delle marche di orologeria. Ma non solo: il carnet delle notizie della settimana stavolta è particolarmente ricco. A voi scoprirlo…

    Winter’s Tales

    Cade la neve sulle piste da bob e sui campi da golf, in città sulla gente in bicicletta e sul mare solcato da barche. Ma nevica anche nelle profondità oceaniche, e perfino sulla Luna e nello spazio. L’inverno è arrivato anche nella campagna Omega, A World of Enchantment (seguito di quella uscita la scorsa primavera). Un mondo incantato e surreale, abitato dai nuovi De Ville Prestige, Constellation e Trésor, dal Moonwatch, dal Seamaster Diver e dall’Aqua Terra. In cui tutto è fatto di ruotismi e ingranaggi, perfino i fiocchi di neve. Buone feste!

    Dita incrociate

    L’annuncio risale a due anni fa. E ora la partnership fra Parmigiani Fleurier e Giorgio Armani è sfociata in un orologio: Giorgio Armani 11. Il nome deriva dal civico di via Borgonuovo a Milano, sede storica della Casa, l’ispirazione dalla sartorialità: vedi le impunture sul quadrante e il logo simile all’etichetta cucita all’interno delle giacche. Cassa a cuscino e calibro automatico con fasi di luna (Vaucher Fleurier), è declinato in 5 modelli e in 200 esemplari, in vendita in selezionate boutique monomarca. Speriamo sia solo il primo di una lunga serie…

    Solo per veri fan

    Se vi siete chiesti cosa aveva al polso Cristiano Ronaldo durante la conferenza stampa in Qatar, eccovi serviti: un Epic X “Flight of CR7”, con cassa in oro rosa e lunetta tempestata di diamanti baguette. Uno dei due esemplari (l’altro, “Heart of CR7”, è in oro bianco) nati dalla partnership fra Jacob & Co e CR7, frutto della ventennale amicizia fra Jacob Arabo e il Fenomeno. Particolare già di suo per l’architettura del calibro, l’orologio è personalizzato dalla silhouette del campione in azione, dalla sua firma e da un pallone di calcio. Ego pari a zero, eh?

    Talento eclettico

    Rado ha siglato una nuova collaborazione con Ashleigh Barty, l’ex numero 1 del tennis mondiale. Che dopo il successo agli Australian Open si è ritirata, ma non è rimasta con le mani in mano. E ha lavorato insieme ai designer del Marchio per creare il True Square x Ash Barty Limited Edition. Cassa di forma in ceramica e total look rosa, i 996 esemplari si distinguono per l’apertura sul calibro automatico (dotato dell’innovativa spirale in Nivachron). E per un piccolo vezzo sul quadrante in madreperla: una pallina da tennis a ore 6. E cosa se no?

    Preziosi battiti d’ala

    Foto Koto Bolofo courtesy Chopard

    Butterfly era il titolo di un super-premiato album di Mariah Carey, datato 1997. Oggi, le farfalle tornano nella sua vita grazie a Chopard, che le ha dedicato una strepitosa parure (pezzo unico) di alta gioielleria a tema, più la capsule collection Happy Butterfly, entrambe in oro etico e diamanti. Creazioni disegnate a quattro mani (ma a distanza) da Caroline Scheufele e dalla cantante durante il lockdown. Del resto, le due sono amiche di lunga data: e il Co-presidente/Art director di Chopard ben conosce la passione della pop singer per i leggiadri lepidotteri…

    Tradizione e Metaverso

    Negli anni ’90 ha lanciato uno dei primi siti internet del settore. Ora, Hausmann & Co. conferma la propria inclinazione per l’avanguardia tecnologica ed entra nel Metaverso. Da questo mese, tutti i clienti che usufruiranno di un servizio in una delle boutique romane (tipo un acquisto o una revisione), riceveranno un Nft. “Non un semplice certificato”, dicono, “ma un vero e proprio artwork in 3D in edizione limitata”, unico per semplicità d’accesso e destinato a essere oggetto da collezione. Notevole il legame fra una Casa fondata nel 1794 e il Web 3.0…

    Dalla Tuscia con furore

    U-Boat sbarca negli States. Il marchio lucchese ha inaugurato infatti il primo monomarca a New York: al 535 di Madison avenue, all’incorcio con la 54a strada, in quella zona dell’Upper East Side nota come Italian mile per la concentrazione di marchi italiani. Sempre nella Grande Mela ha aperto anche la sede della nuova filiale locale, la U-Boat American Corporation, per la distribuzione. E ha creato due pezzi unici celebrativi, con cassa in argento o in bronzo decorata dallo skyline newyorkese inciso a mano. Così porta il made in Tuscany Oltreoceano.

  • Notizie flash dall’orologeria. News & previews – 29/11/2022

    Notizie flash dall’orologeria. News & previews – 29/11/2022

    Anniversari, partnership, celebrazioni, novità di prodotto… Rieccoci con la consueta selezione di notizie flash, fra le tante arrivate in redazione nelle ultime settimane. Notizie flash, abbastanza concise da non annoiarvi, ma sufficienti per tenervi informati su quello che è importante sapere. Brevi di cronaca sui nostri marchi preferiti, ma non solo. Segnalazioni di vario genere, anche in vista del Natale. Perché le notizie flash servono per raccontare le molteplici attività dell’infaticabile mondo delle lancette. Buona lettura.

    Cose da donne

    Foto Julien Delfosse / DPPI courtesy Richard Mille

    Dal 9 all’11 novembre, si è svolta la 8 ore del Barhain, sesto e ultimo round del Campionato del mondo di endurance 2022. Che ha fatto calare il sipario anche sul Racing Team Richard Mille, costituitosi nel 2019 e seguito dal Giornale degli Orologi in diverse occasioni. All’inizio team formato da sole donne, solo in un secondo momento è diventato un equipaggio misto. Al di là dei risultati raggiunti (un bel 9° posto), un’esperienza comunque importante. Perché ha dimostrato che l’endurance – e in genere il motorsport – non è affatto una cosa da uomini.

    Happy birthday, Mr. Bond

    Il 5 ottobre James Bond ha compiuto 60 anni. E qualche settimana dopo, Omega lo ha festeggiato con un party esclusivo (black tie) in un luogo segreto di Londra. Tra gli ospiti non poteva mancare Daniel Craig, che ha indossato un’ultima volta i panni di 007 – con tanto di Seamaster Diver al polso (non un modello qualsiasi, ma uno dei nuovi creati per l’anniversario). Oltre alle tante celebrities presenti, da segnalare il contorno di gadget e oggetti di scena. In mostra anche tutti gli Omega dell’agente segreto, dal 1995 a oggi. Ne riparleremo.

    Teste nel pallone

    Foto @Globe Soccer Awards courtesy Perrelet

    Il 17 novembre, al Madinat Jumeirah Resort di Dubai, si è tenuta la 13a edizione dei Globe Soccer Awards. Fra i premiati: Karim Benzema, miglior giocatore maschile; Alexia Putellas, miglior giocatrice femminile; Carlo Ancelotti, miglior allenatore; Sérgio Ramos, miglior difensore di tutti i tempi; Zlatan Ibrahimovic, premio alla carriera… Partner dell’evento: Perrelet, che ha donato a ogni vincitore un Turbine Carbon Black Edition, con la tipica elica a 12 pale sul quadrante e il calibro di manifattura. Della serie: piove sempre sul bagnato.

    10 anni di successi

    A dieci anni dalla rinascita, H. Moser & Cie festeggia la ricorrenza con orgoglio. E ne ha ben donde. Da quando è stato acquisito da Melb Holding, gruppo svizzero indipendente di proprietà della famiglia Meylan, il marchio di Neuhausen am Rheinfall di strada ne ha fatta tanta. Non solo ha salvato 200 anni di tradizione, ma ha anche portato una ventata di freschezza nell’orologeria elvetica. Un’immagine coraggiosa, 16 calibri di manifattura, 5 nuove collezioni, tanta innovazione e un pizzico di humour. Alta orologeria irriverente. Ci piace!

    La Parigi-Dakar al polso

    Continua la partnership fra Porsche e Porsche Design Timepieces (non poi così scontata…). Per il lancio della nuova 911 Dakar, il marchio di orologi ha presentato due Chronograph 1 dedicati: il 911 Dakar e il 911 Dakar Rally Design Edition (che rende omaggio nei colori alla 953 vincitrice del rally nel 1984). Ricchi di dettagli ispirati alla vettura, hanno entrambi la cassa in carburo di titanio (un materiale ceramico estremamente duro ma leggero) e il movimento di manifattura con funzione flyback. Ma sono riservati solo a chi acquista l’auto.

    Shopping benefico

    Sostenere la ricerca oncologica con lo shopping? Dal 21 novembre e per tutto dicembre è possibile grazie a Stroili. Basta fare acquisti in una delle 341 gioiellerie del marchio italiano, oppure online sull’e-commerce ufficiale, e aggiungere un bigliettino d’auguri (che costa 1 euro). Il ricavato della vendita dei biglietti sarà interamente devoluto alla Fondazione Airc, e in particolare al supporto dei progetti sui tumori infantili. Un ambito cui l’associazione voluta dal prof. Veronesi si dedica con particolare impegno. Per rendere il cancro sempre più curabile.

  • Tutto quanto fa spettacolo. News & previews – 31/10/2022

    Tutto quanto fa spettacolo. News & previews – 31/10/2022

    Consueto appuntamento con le notizie di marketing dal mondo delle lancette. Nelle ultime settimane a tener banco è stato sicuramente Omega, che ha fatto parlare di sé a vario titolo e in diverse occasioni – come vi avevamo già anticipato l’altro giorno, quando abbiamo scritto dei nuovi De Ville Prestige. Con il lancio di un nuovo calibro complicato, i risultati da record in un’asta, i riflettori puntati sullo charme femminile, la Maison di Biel è stata al centro delle cronache orologiere. Ma non è tutto. A completare il panorama, poi, una selezione di altre curiosità giocate tutte sui temi del cinema e dello sport. Buona lettura.

    Cifre astronomiche

    Un milione e 907mila dollari. A tanto è stato battuto l’Omega Speedmaster Professional di Wally Schirra, tra gli highlight della vendita Space Exploration terminata il 20 ottobre da RR Auctioner, storica casa d’aste di Boston. Realizzato in oro giallo e animato dal celebre Calibro 861, l’orologio è il numero 8 di una serie limitata prodotta nel 1969 per celebrare il successo dell’Apollo 11. Personalizzato da un’incisione sul fondello, fu donato da Omega all’astronauta americano, l’unico ad aver partecipato a tutt’e tre le missioni Mercury, Gemini e Apollo.

    L.A. Confidential, anzi no

    Sei anni di sviluppo top secret, ma un lancio col botto. La scorsa settimana Omega ha presentato a Los Angeles l’inedito calibro Co-Axial Master Chronometer 1932 – cronografo con ripetizione minuti – montato nei nuovi Chrono Chime. L’evento ha avuto come cornice la Walt Disney Hall, famosa per l’acustica, ha coinvolto il campione olimpico Michael Phelps ed è sfociato in una cena esclusiva all’L.A. Memorial Coliseum, con tanto di esibizione di droni e accensione simbolica della fiamma olimpica. Quanto ai due super-complicati… ne riparleremo.

    Country Night

    Nashville, Tennessee. Grande festa in tema country al Marathon Music Works, per celebrare la lunga storia di Omega nell’orologeria femminile. Ospite d’onore: Nicole Kidman – particolarmente orgogliosa per il party organizzato nella città in cui vive. Ambasciatrice Omega dal 2005, l’attrice australiana aveva al polso un Constellation Piccoli Secondi da 34mm, in oro Sedna. Al diner placé con contorno di musica dal vivo hanno partecipato tante altre celebrities: Antoni Porowski, Julia Michaels, Lily Aldridge, Michael Yerger, Karen Elson…

    La Grande Bellezza

    Foto Milli Madeleine courtesy @mirimeo

    Se siete appassionati di film, oltre che di orologi, non vi sarà sicuramente sfuggita Miriam Leone alla Festa del Cinema di Roma. Che al photocall del film War – La guerra desiderata, il 17 ottobre, ha sfoggiato un bell’Omega Speedmaster 38, in tinta con il look (Fendi). L’attrice di origini siciliane gravita infatti nella sfera della Maison dal 2017, non è certo se come ambasciatrice vera e propria o come semplice friend of the brand. Ma, intrigante com’è, restituisce comunque l’immagine di sfaccettata femminilità delle donne Omega.

    Gli farò un’offerta che potrà rifiutare…

    Foto Ansa/Carmelo Imbesi courtesy Jacob & Co.

    In occasione del 50° anniversario de Il Padrino, Jacob & Co. ha realizzato l’Opera Godfather: un’edizione limitata di 50 esemplari del suo celebre tourbillon su tre assi, dedicata appunto al capolavoro di Francis Ford Coppola (con i carillon che riprendono la colonna sonora e i frame incisi al laser sulla cassa). Dopo la presentazione all’Hotel Timeo di Taormina, lo scorso 27 ottobre, orologio e film sono stati festeggiati con un megaparty nella dimora siciliana di Michael Corleone: il Castello degli Schiavi di Fiumefreddo. Tra gli ospiti, anche Gianni Russo, l’attore che interpretava Carlo Rizzi.

    Nuovi impegni per il Dottore

    Il prossimo 5 novembre, a Zurigo, si terrà la Laureus Charity Night 2022 – raccolta fondi per la Laureus Foundation Svizzera, a favore di bambini e ragazzi disagiati. Durante la serata – che sancisce anche l’ingresso ufficiale di Valentino Rossi nella “famiglia” di IWC Schaffausen – il Dottore metterà all’asta il suo Big Pilot’s Watch Perpetual Calendar Top Gun Ceratanium, indossato all’ultima gara in MotoGP e da allora sempre al suo polso. In più l’acquirente dell’orologio passerà una giornata al VR46 Motor Ranch di Tavullia. Mica male.

    Effetto farfalla

    Jaeger-LeCoultre ha realizzato due nuovi video per il Reverso. Intitolati A New Turn, vedono Nicholas Hoult e Anya Taylor-Joy interpretare rispettivamente il Reverso Tribute Calendar e il Reverso Duetto Small (entrambi in oro rosa) su uno sfondo di immagini proiettate. A voce, intanto, gli attori riflettono sul principio di consequenzialità che sottende la condizione umana, secondo cui anche un battito d’ali può provocare un uragano. Tra fenomeni naturali, recitazione talentuosa ed esempi di micro-meccanica, due “corti” filosofici.

  • Seamaster Planet Ocean Ultra Deep: l’Omega nato dagli abissi

    Seamaster Planet Ocean Ultra Deep: l’Omega nato dagli abissi

    Normalmente quando diciamo di “aver toccato il fondo” significa che non abbiamo dato una grandissima prova di noi stessi. C’è però un orologio, il Seamaster Planet Ocean Ultra Deep di Omega, che a questa espressione attribuisce un valore del tutto opposto. Lui il fondo lo ha toccato davvero, ma è stato un successo. Poi è risalito in superficie per iniziare una nuova vita.

    Ad aprile del 2019, tre Ultra Deep hanno raggiunto insieme all’esploratore Victor Vescovo il fondale della Fossa delle Marianne, nell’Oceano Pacifico: -10.935 metri. Il punto più profondo mai toccato da un essere umano e da un orologio. Mentre Vescovo se ne stava al sicuro nel batiscafo, due Omega erano fissati al braccio robotico di quest’ultimo, il terzo a un’unità di raccolta dati chiamata Lander. Tutt’e tre sono riemersi perfettamente funzionanti e intatti dopo 12 ore.

    Quei Seamaster Planet Ocean Ultra Deep erano stati progettati per quella missione, la Five Deeps Expedition. Ed erano quindi in grado di resistere a una pressione di 1.500 bar, che si registra più o meno a 15.000 metri di profondità. È però chiaro che, da quei prototipi, Omega aveva in mente di creare una collezione permanente qualora fossero usciti sani e salvi dalla spedizione. E così è stato.

    La tradizione “alchemica” di Omega

    Una collezione che conta sette referenze, sostanzialmente simili tra loro per le soluzioni tecniche e per il movimento. Ma che si distinguono per il materiale di cassa e bracciale: una è in titanio grado 5, le altre sei in una lega d’acciaio nuova che Omega ha chiamato O-MegaSteel, in un gioco di parole scontato ma efficace.

    Vorrei focalizzarmi proprio su questo materiale, lasciando da parte il titanio di cui conosciamo più o meno vita, morte e miracoli. Perché questo O-MegaSteel non è solo un acciaio dal nome bizzarro, è anche il figlio di una lunga tradizione che Omega ha nello sviluppo di nuove leghe. Una tradizione quasi alchemica, che inizia da lontano.

    Omega è conosciuto come il primo marchio ad aver utilizzato l’acciaio 904L per un orologio, nei primi anni ‘70, con il programma di ricerca Ploprof (allora questa lega era chiamata acciaio Uranus). Oggi le leghe più preziose nel portafoglio del brand sono esclusive di Omega o condivise con alcuni marchi di Swatch Group: Sedna Gold (oro rosa), Canopus gold (oro bianco), Moonshine gold (oro giallo pallido).

    O-MegaSteel, l’acciaio 2.0

    L’O-MegaSteel è una lega priva di nichel, quindi con migliori proprietà ipoallergeniche e una migliore resistenza alla corrosione. Il suo colore è più bianco rispetto alle leghe 316L o 904L, con una conseguente maggiore lucentezza. Ma non è tutto acciaio quello che luccica: l’O-MegaSteel è un brutto cliente, più complesso da lavorare e lucidare rispetto al classico acciaio.

    Ma il gioco vale la candela, come si suol dire. Per quanto riguarda la resistenza, offre prestazioni pari a circa il doppio rispetto ad altre leghe di acciaio. A titolo di confronto, quella dell’acciaio 316L è accreditata fino 200-250 megapascal (MPa), a seconda delle leghe. Quella del 904L fino a 220 MPa e quella del titanio grado 5 a 800-900 MPa. L’O-MegaSteel è accreditato per 560 MPa, una resistenza alle sollecitazioni e alla rottura almeno due volte superiore alle leghe tradizionali.

    Per quanto riguarda la durezza, che al polso di noi tutti indica la resistenza ai graffi e quindi la capacità di mantenere l’orologio pulito e brillante, l’acciaio 316L ha un valore di 200 sulla scala Vickers (Hv), che misura la durezza dei materiali; l’acciaio 904L è a 175 Hv e l’O-MegaSteel arriva fino a 300 Hv, circa il 40% in più rispetto alle classiche leghe di acciaio. Questi elementi creano un materiale con grandi proprietà meccaniche, adatto all’orologeria di lusso e subacquea.

    Seamaster Planet Ocean Ultra Deep: plasmato nel titanio…

    Bene, direte voi, in sostanza ci hai raccontato che con l’Omega Seamaster Planet Ocean Ultra Deep non in titanio, avremo meno graffi da scrivania sulla chiusura del bracciale: e dunque? L’orologio è bello o no? Che prestazioni offre? Quanto è grande? Veste bene? Ci arrivo.

    La versione in titanio è principalmente ispirata all’orologio che è arrivato in fondo alla Fossa delle Marianne. La lunetta è in ceramica spazzolata con scala graduata in Liquidmetal. E le anse integrate cosiddette “manta”, che ricordano nella forma le protuberanze che il pesce ha vicino alla bocca.

    Anche il quadrante è titanio grado 5 ceramizzato nero, con gli indici delle ore spazzolati e riempiti di Super-LumiNova bianca a emissione blu e i numeri arabi anch’essi spazzolati, con vernice ciano come la lancetta centrale dei secondi. Il vetro zaffiro bombato da 5,2 mm è realizzato attraverso il processo chiamato Efg (Edge-defined Film-fed Growth Method), che ne garantisce la resistenza all’abrasione e agli agenti chimici, oltre a donargli elevata trasparenza.

    Girando l’orologio, il fondello in titanio grado 5 ha inciso al laser il simbolo del sonar e l’ippocampo di Omega, oltre all’iscrizione “Diver’s watch 6000 m for saturation diving”. Questa ne certifica la conformità alle immersioni in saturazione e soddisfa lo standard ISO 6425 per gli orologi subacquei destinati a questo tipo di immersioni.

    Una certificazione rilasciata dall’ente di prova indipendente svizzero Metas, insieme a quelle della resistenza magnetica e della precisione del movimento: una prima assoluta nell’industria dell’orologeria. Completa il look dell’orologio un cinturino Nato a righe ciano e nero, realizzato con filo di poliammide proveniente da reti da pesca riciclate.

    … ma anche nell’acciaio

    Pur condividendo le stesse specifiche della referenza in titanio, i sei modelli in O-MegaSteel hanno qualche differenza nell’esecuzione e nel design della cassa. Pur con dimensioni identiche, 45,5 mm di diametro per 18,12 mm di spessore, nelle versioni in acciaio quest’ultima ha una forma asimmetrica e spallette proteggi-corona, piuttosto nuove per Omega.

    Anche qui il vetro zaffiro sporgente si ispira alla forma dell’oblò del sottomarino Five Deeps, con una bombatura che favorisce la distribuzione uniforme delle sollecitazioni sul vetro stesso quando la pressione aumenta. Per la corona e il fondello funziona lo stesso principio: non a caso ci sono ben quattro brevetti riguardanti l’architettura della cassa.

    Il risultato? Il Seamaster Planet Ocean Ultra Deep è impermeabile fino 600 bar, anche se in realtà gli orologi sono testati fino a 750 bar, per garantire un margine di sicurezza del 25%. Ecco perché, a mio avviso, è uno dei subacquei più impressionanti mai commercializzati.

    Omega ha lavorato molto bene anche sull’assortimento cromatico dei quadranti e delle lunette. È possibile scegliere l’abbinamento tra il quadrante con effetto sfumato che va dal blu a nero e la lunetta nera; quello tra quadrante sfumato dal grigio al nero e lunetta arancione; o ancora quello con quadrante bianco e lunetta blu.

    Per amore di omogeneità, io comprerei la versione con il bracciale in O-MegaSteel, anche perché ha la fibbia déployante allungabile brevettata con la regolazione complementare e l’estensione per essere utilizzata sopra alla muta. Ciascun orologio offre però l’alternativa del cinturino in caucciù, con una struttura a muta sul lato superiore e la fibbia in O-MegaSteel.

    Il calibro Omega Master Chronometer 8912 e i prezzi

    La cosa più importante che accomuna le referenze in acciaio con quella in titanio è però il movimento. Tutta la collezione Seamaster Planet Ocean Ultra Deep monta il calibro di manifattura certificato Master Chronometer 8912, a carica automatica con due bariletti, autonomia di 60 ore, frequenza 3,5 Hz (25.200 alternanze/ora).

    Il calibro integra alcune tecnologie top di Omega, tra cui lo scappamento Coassiale, la spirale libera in silicio e, naturalmente, la resistenza ai campi magnetici fino a 15mila gauss. Per i puristi dell’estetica, non c’è il datario.

    Come sempre vi rimando alle didascalie per altri dettagli e chiudo con la vil pecunia. Perché un siffatto concentrato di tecnologia ha il suo prezzo che, a essere onesti, è tutto sommato adeguato a un orologio del genere. Si va dai 13.900 euro della versione in titanio ai 13.100 di quella in O-MegaSteel con bracciale, fino ai 12.700 dell’O-MegaSteel con cinturino.

    Forse non vi immergerete nella Fossa delle Marianne, ma un Seamaster Planet Ocean Ultra Deep è comunque un bel compagno d’avventura. Anche perché, a dispetto delle dimensioni, veste bene. L’ho provato in boutique in anteprima, la scorsa primavera, e le sue anse ridisegnate lo hanno accomodato facile facile al mio polso da 16,5 cm. Lasciandoci anche un po’ di nostalgia.

  • Notizie flash. News & previews – 3/10/2022

    Notizie flash. News & previews – 3/10/2022

    Visite in manifattura

    Eddie Redmayne ha visitato il quartier generale di Omega a Biel. In Svizzera per ricevere il Golden Eye, l’ambito premio dello Zurich Film Festival, l’attore britannico è ambasciatore della Casa dal 2015, ma è la prima volta che va in Manifattura. Dove, a fargli da anfitrione, ha trovato il Presidente e Ceo Raynald Aeschlimann. E pare che il Premio Oscar sia stato entusiasta di vedere i diversi reparti, impressionato dal mix di avanguardia e tradizione da cui nascono gli Omega. Come dargli torto? Nasellare in quella fabbrica è davvero un’esperienza.

    Memorabilia a fin di bene

    Ricordate gli Omega al polso di Daniel Craig/James Bond in No Time to Die? Bene. Quegli esemplari, la scorsa settimana, sono andati all’asta da Christie’s a Londra insieme ad altri cimeli della saga di 007. E hanno ottenuto un grande successo: il Seamaster Aqua Terra è stato battuto per 119.700 sterline, mentre il Seamaster Diver 300M ha raggiunto addirittura le 226.800 sterline. Un’ottima cosa, perché quella vendita aveva fini benefici: il ricavato dei due orologi è stato infatti interamente devoluto alle associazioni Times Up UK e Orbis.

    La raccolta di una vita

    Ed è di nuovo Christie’s ad annunciare una delle aste più appetitose dell’autunno: Legendary and Unique Watches: The Collection of a Lifetime. Ovvero un’importante raccolta composta da prototipi, numeri 1 di edizioni limitate, quadranti personalizzati e altre rarità, riunite con passione (e tanto denaro) negli ultimi 40 anni da un unico collezionista. I 112 orologi sono ora esposti in un tour mondiale che dovrebbe toccare anche Milano, e saranno battuti il 6 novembre al Four Seasons Hôtel des Bergues di Ginevra. Roba da leccarsi i baffi…

    Beautiful minds

    Dal 10 al 12 ottobre, si tiene il terzo Forum di Nomos Glashütte. Organizzato dalla Manifattura indipendente nell’ex chiesa della cittadina sassone, è un evento internazionale dedicato a rivenditori, giornalisti specializzati e altri protagonisti del settore. Che sono chiamati a confrontarsi per tre giorni su temi “caldi”: dalle opportunità del digitale al futuro del mercato, dalle questioni legali fino alle innovazioni. Naturalmente ci sarà spazio anche per gli orologi: le anteprime saranno poi condivise con il grande pubblico, insieme ai risultati del Forum.

    Web.3

    Dopo l’e-commerce, i Bitcoin: Perrelet ha iniziato ad accettare pagamenti in criptovalute. E, per garantire totale sicurezza delle transazioni, ha stretto una partnership con la nota piattaforma Bitpay. Utilizza così 8 valute digitali (anche Etherum, Wrapped Bitcoin, Dogecoin, Eurocoin) e 6 stablecoin ancorate al dollaro. Ma non è che un episodio nel processo di rinnovamento intrapreso dal Marchio, che – dalle certificazioni Cosc e Chronofiable per il nuovo calibro alla riorganizzazione della rete commerciale – sta facendo strada…

    Rilancio fashion

    “Passaggio di testimone” per Calvin Klein. Dopo aver concluso la storica collaborazione con Swatch Group, gli orologi e i gioielli della fashion house americana ora sono prodotti da Movado Group. E distribuiti sul nostro mercato da Thom Trade Italy: che per il lancio ufficiale – il primo, worldwide – ha organizzato un party esclusivo alla Fondazione Kenta di Milano, durante la settimana della moda. La nuova collezione Autunno-Inverno sarà in vendita proprio da ottobre. E, almeno per ora, sembra improntata sul filo della continuità estetica…

  • Le notizie della settimana. News & previews – 22/9/2022

    Le notizie della settimana. News & previews – 22/9/2022

    Lanci vertiginosi

    Foto Romina Amato / Red Bull Content Pool courtesy Mido

    Il 17 e 18 settembre Polignano a Mare ha ospitato per la IX volta la Red Bull Cliff Diving World Series. Unica tappa italiana del campionato di tuffi da grandi altezze, quest’anno – complici il mare mosso e il forte maestrale -, è stata più spettacolare che mai. Alla presenza di 40mila spettatori, le piattaforme di 27 e 21 metri a strapiombo sulla scogliera hanno visto alternarsi 24 atleti. Assente purtroppo Alessandro De Rose, infortunatosi dopo il bronzo agli Europei di Nuoto. Mentre Mido, come sempre partner della manifestazione, ha lanciato un nuovo subacqueo, l’Ocean Star Tribute Gradient.

    Grande Maestro

    Jaeger-LeCoultre ha un nuovo volto: quello di Anya Taylor-Joy. L’attrice dalle origini anglo-argentine, dopo aver vestito i panni di Beth Harmon ne La regina degli scacchi, sta facendo una carriera sfolgorante. E mentre sta girando il prequel di Mad Max, per la Grande Maison ha interpretato un video intitolato A Call of Heart. Un corto dalle immagini patinate, ispirato a una telefonata (realmente avvenuta, nel 1903) fra Jacques-David LeCoultre ed Edmond Jaeger, in cui indossa un Reverso Classic Duetto in oro rosa. Chic-chissimo, come lei.

    Think pink

    Non una semplice partnership, ma un reale impegno per una buona causa. Zenith affianca la fondazione Susan G. Komen, una delle principali associazioni no-profit per la lotta al tumore al seno. In modo concreto: devolverà infatti all’organizzazione il 20% delle vendite del Chronomaster Original Pink. Ovvero un celeberrimo El Primero di ultima generazione dal look rosa, creato ad hoc ma non solo per le signore: la cassa in acciaio misura 38 mm ed è per tutti i polsi. Si tratta però di un’edizione limitata nel tempo, disponibile solo dal 1° al 31 ottobre. Occhio…

    Roma capoccia

    Il 14 settembre, a Roma, Tag Heuer ha inaugurato una nuova boutique, la seconda nella Capitale. E ha fatto le cose in grande: a far gli onori di casa c’era il Ceo Frédéric Arnault, tra gli invitati si aggirava Patrick Dempsey (ambasciatore di lunga data, seppur in un’improbabile versione bionda forse per esigenze di copione), mentre davanti alla vetrina di via Condotti 33 era parcheggiata una Porsche 963 Penske (impegnata nel Mondiale di endurance). Poi, cocktail e cena placé alla Lanterna di Fuksas, con ménu stellato dello chef Riccardo Giacinto.

    Omaggi agli inquilini

    Il 19 settembre ha preso il via la VII edizione del Grande Fratello Vip, con un nuovo sponsor e cronometrista ufficiale: Breil. Il brand di orologi e gioielli – che fa capo al Gruppo Binda – introduce così per la prima volta nella Casa il concetto di tempo. Ma è anche partner tecnico: e prevede quindi una serie articolata di inserimenti dei prodotti e del marchio all’interno dello svolgersi della trasmissione. Per esempio, la consegna di speciali cadeau ai concorrenti in particolari momenti del loro soggiorno, ovviamente ripresi dalle telecamere.

    Microtecnica in mostra

    Foto courtesy Bergeon

    A La Chaux-de-Fonds, è aperto fino a domani il TWS – Technical Watchmaker Show. Il salone dei fornitori di microtecnica e servizi orologieri riprende quest’anno dopo la pausa forzata della pandemia, sempre nei suggestivi spazi degli Anciens Abattoirs. Questa III edizione – quattro giorni di appuntamenti importanti per gli addetti ai lavori – non è solo un punto di incontro con i 64 espositori. Ma si pone anche come luogo di aggiornamento e scambio di conoscenze, con conferenze tecniche rivolte al pubblico di visitatori.

  • Spigolature orologiere. News & previews – 15/9/2022

    Spigolature orologiere. News & previews – 15/9/2022

    “Spigolature: insieme di cose raccolte qua e là, ricercate minuziosamente, anche come titolo di rubriche giornalistiche”. Così recita la celebre Treccani, l’enciclopedia che è un po’ la Bibbia della lingua italiana. Perché “spigolature” è un termine arcaico e desueto, di matrice letteraria, ma qui non usato certo a caso. Lo abbiamo scelto proprio per sottolineare che abbiamo raccolto una serie di notizie e di curiosità, di argomenti secondari rispetto al lancio di nuovi prodotti, ma di rilievo dal punto di vista del marketing. Sì, il marketing, quella serie di tecniche e di attività che oggi – piaccia o no – dominano l’industria delle lancette, così come tutti gli altri settori del mercato. Ecco quindi le nostre spigolature orologiere, riunite per tenervi informati sui fatti di cronaca degli ultimi giorni. Buona lettura.

    Chi indossava cosa…

    Lunedì 12, a Los Angeles, riflettori puntati sulla 74a edizione degli Emmy Awards, “gli Oscar” della Tv americana. Avvistate, in veste di premiati, nominati o semplici ospiti, molte star legate alle case di orologeria. Prima fra tutti Amanda Seyfried, “Miglior attrice in una miniserie” per il personaggio di Elizabeth Holmes in The Dropout. Per l’occasione, il “volto” di Jaeger-LeCoultre indossava un prezioso 101 Reine. Mentre un altro ambasciatore della Maison, Nicholas Hoult, aveva al polso un Reverso Classic. Contenti di saperlo?

    … agli Oscar della televisione

    Murray Bartlett (Foto Trae Patton/NBC via Getty Images)

    Sempre al Microsoft Theater, nella notte degli Emmy, premiato anche Murray Bartlett come “Miglior attore non protagonista in una miniserie” per White Lotus. Sotto un classicissimo smoking, il friend of the brand australiano di Omega portava un bel Seamaster Aquaterra 38 mm. Da citare anche Ariana Debose con un Constellation 25 mm, Andrew Garfield con un De Ville Trésor, Taron Egerton con uno Speedmaster 57, Jack Lacy con un Moonwatch e Phil Dunster con un altro Speedmaster 57. Tanto per gradire.

    Quel ramo del lago di Como

    Ancora Omega ha diffuso oggi le immagini (anche di backstage) della nuova campagna stampa. Protagonisti: George Clooney e Hyun Bin, a bordo di due auto classiche. Ma noi qui ci concentriamo sugli scatti dell’attore americano, ambassador di lunga data. Non solo perché il premio Oscar è più fascinoso che mai, con quel total look scuro e l’aria gigionesca da splendido sessantenne; ma anche perché a far da sfondo c’è il lago di Como. Ed è un po’ come se, con lo Speedmaster 57, Omega facesse pubblicità anche alla nostra Bella Italia.

    Guardami così

    La scorsa settimana, Louis Vuitton ha presentato Bradley Cooper come nuovo ambasciatore. Sarà lui a interpretare il Tambour – l’orologio più famoso della Maison -, che quest’anno spegne 20 candeline. Tant’è: l’attore, regista, produttore e sceneggiatore è diventato protagonista della nuova campagna dedicata al Tambour Twenty (l’edizione limitata per l’anniversario). Un video che è un corto d’autore, firmato dal regista premio Oscar Damien Chazelle, con la fotografia di Boo George e musica di Justin Hurwitz.

    Maestri e Allievi

    Diane Reeves e la cantante sudcoreana Son Yi Jeon (foto courtesy Rolex)

    Ieri Rolex ha annunciato i nomi dei Mentors and Protégés per il 2023/24, l’iniziativa “istituita per favorire la trasmissione delle conoscenze artistiche e artigianali” fra generazioni. Alla cerimonia newyorkese, i Maestri El Anatsui, Bernardine Evaristo, Jia Zhang-Ke, Dianne Reeves e Anne Lacaton hanno presentato i nuovi Allievi nei rispettivi ambiti: Bronwyn Katz (arti visive), Ayesha Harruna Attah (letteratura), Rafael Manuel (cinema), Song Yi Jeon (musica), Arine Aprahamian (architettura). Auguriamo a tutti buon lavoro.

    Attenti a quei due

    Nei giorni scorsi, è stata svelata un’inedita partnership nel mondo del design democratico: Seletti x D1 Milano. Che si è subito tradotta in pratica nella produzione di due modelli Polycarbon a tema “giorno e notte”. Ovvero, due motivi fra i più amati di Seletti, ovviamente rivisitati in chiave pop come si confà all’estetica di entrambi i brand, però riprodotti con una tecnica (water transfer) che rende di fatto unico ogni esemplare. Se siete interessati, occhio: gli orologi saranno in vendita in coppia in un’edizione limitata di 300 box.

    Per grandi e piccini

    Sabato 17 e domenica 18, a Gorgonzola (Mi) si tiene la III edizione della Fiera di Orologiko. Organizzata da Glauco Peraino e Fabrizio Di Claudio (amministratori dell’omonimo forum), a Palazzo Pirola e nella vicina piazza della Repubblica, quest’anno riunisce 35 espositori. Oltre agli orologi da polso, da tasca, elettromeccanici, pendoleria e forniture, da segnalare la presenza di tre marchi: echo/neutra, Mondia e Venezianico. Ma meritano un plauso soprattutto le iniziative didattiche, per bambini dai 4 ai 12 anni. Ingresso libero.

  • Ultime notizie sportive. News & previews – 6/9/2022

    Ultime notizie sportive. News & previews – 6/9/2022

    Consueto aggiornamento con l’informazione. A tener banco ancora una volta è lo sport-marketing, che rivela quanto la strategia delle case orologiere continui a essere focalizzata in questo settore, forse per la forte componente emozionale in grado di coivolgere pubblico e media. Tra le ultime notizie sportive, infatti, ci sono le nuove collaborazioni con talenti emergenti, ma anche manifestazioni sponsorizzate da lungo tempo, eventi ormai collaudati con il loro seguito di appassionati. Ma le ultime notizie sportive arrivate in redazione sono così numerose da costringerci a fare una scelta, una selezione temporale limitata solo alle settimane appena trascorse. Lo spazio è tiranno: ci scusiamo con gli interessati e con i lettori…

    So chic!

    Dal 25 al 28 agosto, il mondo del golf si è dato appuntamento – come sempre – a Crans Montana, per gli Omega European Masters. Il torneo più importante in Svizzera (non a caso chiamato un tempo Swiss Open), nonché il più antico d’Europa (cent’anni nel 2023), si è tenuto per la 75a volta al Crans-Sur-Sierre Golf Club. Title sponsor fin dal 2001, la Casa ha celebrato il lungo impegno in questo sport e riunito sul green parecchi dei propri ambasciatori: dai gemelli Rasmus e Nicolai Højgaard a Sean Crocker, fino al “nostro” Guido Migliozzi…

    What else?

    Raynald Aeschlimann, Presidente e Ceo Omega, con George Clooney

    Oltre ad attirare i migliori giocatori professionisti, gli Omega Masters sono anche un evento mondano irrinunciabile per molte celebrità, appassionate di golf e non. La Maison poi ci mette del suo e ogni anno organizza serate speciali. Come il party di sabato 27, al Cry D’Er di Crans-Montana, che ha avuto come ospite d’onore George Clooney – protagonista anche della nuova campagna presentata in anteprima. Tra gli invitati, gli attori Paul Wesley, Glenn Powell, Anthony Anderson e il campione di snowboard Shaun White con l’attrice Nina Dobrev.

    Tra F1 e F2

    Enzo Fittipaldi è entrato a far parte della “famiglia” di Cyrus Watches. E gioca in casa. Perché il giovane pilota di F2, che gareggia con il team Charouz Racing System, oltre a essere nipote del famoso Emerson Fittipaldi, è anche fratello di Pietro Fittipaldi, pilota di riserva della Haas F1 sponsorizzata dal Marchio. Classe 2001, doppia nazionalità brasiliana e statunitense, grazie ai suoi cinque podi ottenuti nella stagione 2022, Enzo è sotto tutti i riflettori. E con lui il Cyrus Klepcys Gmt Retrograde, che indossa sia in pista sia in privato.

    British taste

    Foto Ben Gierig courtesy A. Lange & Söhne

    Dal 2 al 4 settembre, nel parco di Hampton Court Palace, alla periferia di Londra, si è svolto il Concours of Elegance 2022. L’ormai tradizionale manifestazione di auto d’epoca dal 2012 riunisce ogni anno una selezione di 60 vetture fra le più rare al mondo, poi votate dagli stessi partecipanti. Sponsor dal 2018, A. Lange & Söhne ha creato ad hoc una versione speciale del 1815 Chronograph, che sarà battuto il 6 novembre da Phillips, all’asta benefica a favore del Prince’s Trust. Un pezzo unico, esclusivo come la Delage D8-120 “de Villars” del 1938 vincitrice.

    Tutto in famiglia

    Sebastian Korda è diventato ambasciatore di Richard Mille. E ha raggiunto così la sorella Nelly Korda, campionessa mondiale di golf, all’interno dell’ampio entourage del Marchio. Nato in Florida 22 anni fa, l’astro nascente del tennis ha ricevuto le lodi perfino da Rafa Nadal, altro partner storico della Casa. Che non ha perso tempo e gli ha messo subito al polso un bell’RM 67-02, automatico extrapiatto e iperleggero (solo 32 g). E, con questo ingaggio, ha indubbiamente servito un altro ace… Che dire? Complimenti a entrambi!

    Jump off d’eccellenza

    Dal 2 al 4 settembre, al Circo Massimo di Roma, si è tenuta la 13a tappa del Longines Global Champions Tour, il campionato di salto a ostacoli cui partecipano i migliori cavalieri a livello mondiale. Nel Gran Prix capitolino, la Casa della Clessidra alata (in quanto Title Partner e Cronometrista ufficiale) ha registrato la vittoria del tedesco Christian Kukuk, in sella all’imponente Mumbai (nella foto). E ha esposto la nuova collezione Longines DolceVita x YVY, creata con la fashion designer Yvonne Reichmuth e ispirata al mondo equestre.

  • Mini Trésor, il lato femminile (e fashion) di Omega

    Mini Trésor, il lato femminile (e fashion) di Omega

    In genere l’orologeria di tradizione e la moda viaggiano su binari paralleli, destinati a non incontrarsi mai. Ci sono però eccezioni in cui si crea una connessione così ben riuscita da far sperare in contatti più frequenti. Come nel caso dell’Omega Mini Trésor, che di recente ha adottato look inediti, profondamente radicati nella storia del costume. Esemplari con cinturini in Toile de Jouy, ma anche bracciali in oro Moonshine dalla lavorazione “goffrata”, che donano un nuovo twist alla collezione femminile della Casa.

    La collezione Trésor (e Mini Trésor)

    Due parole sui precedenti. Il nome Trésor fa la sua comparsa nel catalogo Omega nel lontano 1949, in riferimento al “tesoro” meccanico custodito all’interno della cassa di quei primi esemplari: il Calibro 30. Un movimento famoso, all’epoca, per l’affidabilità e la precisione dimostrate nel tempo: creato nella seconda metà degli anni Trenta, fu prodotto in varie forme e sottotipi, fino al 1963 (anche se dal ’49 assunse varie denominazioni).

    A carica manuale, piccolo e sottile, aveva una costruzione semplice ma robusta: con bilanciere e bariletto delle massime dimensioni consentite, scappamento il più piccolo possibile e tutti i componenti studiati dai progettisti della Maison proprio per ottenere i migliori risultati. Montato dapprima in esemplari militari, perfino vincitore di concorsi di cronometria, fu infine adattato a usi “civili”, perlopiù in modelli da uomo.

    Poi, nel 2018, è chiamata così una linea très chic, rivolta alle ragazze di ogni età, all’interno della collezione De Ville. Il design distintivo si caratterizza per due “parentesi” di diamanti incastonati sulle anse e su sezioni della lunetta in modo asimmetrico, e lunghi numeri romani come unica decorazione sul quadrante. Declinato da allora in numerosi modelli, tutti con movimento al quarzo Swiss made, il nuovo Trésor accende la passione delle signore, nei vari materiali e nelle diverse dimensioni. Cui si aggiunge oggi il Mini Trésor, con un femminilissimo diametro di 26 mm.

    I cinturini in Toile de Jouy

    A maggior ragione ora che è corredato di cinturini in Toile de Jouy, un tipo di tessuto fantasia ben noto alle fashionistas per la ricorrente presenza sulle passerelle del prêt-à-porter. Basta guardare le collezioni della PE 2022 di Dior per averne conferma. Aveva fatto innamorare però anche le dame del passato: come la regina Maria Antonietta di Francia, che si dice lo avesse usato per tappezzare gli interni del Petit Trianon e si fosse fatta confezionare un intero guardaroba estivo. Non lontano da Versailles, del resto, si trova la città di Jouy-en-Josas, in passato sede della più importante manifattura specializzata nella produzione di queste tele, fondata nel 1760 dall’imprenditore di origine tedesca Christophe Philippe Oberkampf e attiva fino al 1843.

    Realizzati in cotone, in origine i drappi in “Tela di Jouy” erano serigrafati, cioè stampati con tavole di legno che riportavano impressi i disegni. Poi, con la Rivoluzione industriale, la meccanizzazione portò all’uso di lastre di rame flessibili, disposte su fusti cilindrici, che ne consentiva una più rapida riproduzione. Infiniti i soggetti, come testimonia il Museo francese dedicato: dalle scene bucoliche a quelle mitologiche, dalle grottesche alle mongolfiere, dai giochi dei bambini alle nature morte, e naturalmente un profluvio di fiori, piante, frutti e animali.

    Esclusivi sono invece i motivi scelti da Omega, che si è lasciata ispirare dalle stoffe e dalle porcellane della tradizione ma ha realizzato “in casa” i cinturini del Mini Trésor. Con composizioni studiate ad hoc e ispirate ai diversi “mondi” cui è legata la stessa Maison. Ecco allora il mare, evocato da pesci, conchiglie e coralli nei toni del blu; il cielo e lo spazio, rappresentati da farfalle e fiori di colore grigio; e la terra, illustrata con altre composizioni floreali e vegetali dalle sfumature cremisi.

    I bracciali in oro Moonshine

    Ma non finisce qui. Per ornare il Mini Trésor Omega ha fatto appello anche al savoir-faire orafo e ha realizzato bracciali dalla speciale decorazione. Di base si è servita dell’oro Moonshine – la particolare lega “di proprietà”, definita da una colorazione più chiara e calda rispetto al comune oro giallo. Ma lo ha lavorato con una sontuosa texture che definisce “effetto seta”, anche se a me la trama irregolare ricorda più la superficie di una corteccia con le tipiche venature del legno…

    Comunque sia, il risultato è ottenuto grazie al virtuosismo della lavorazione orafa. In pratica si parte dalla maglia milanese, particolarmente compatta e resistente, formata da un lato da una miriade di anellini paralleli concatenati e dall’altro da segmenti incastrati l’uno nell’altro con determinate sequenze. Ecco, il maître orfèvre lavora proprio il retro della maglia milanese, e lo incide con maestria per mezzo di bulini di diversa forma e spessore, fino a creare una peculiare goffratura, unica e ogni volta diversa.

    Le referenze del Mini Trésor

    In totale, la collezione Mini Trésor è composta da 8 modelli, accomunati dal formato lady size e dall’estetica iperfemminile. Tre esemplari hanno la cassa in oro Moonshine e il cinturino in Toile de Jouy, il cui colore è coordinato alle lunghe cifre arabe impresse sul quadrante bombato in smalto Grand Feu. Notevole il contrasto fra il nitore del display e la frivolezza del tessuto che si avvolge attorno al polso. Soprattutto nella versione double tour degli altri tre esemplari, con la cassa in acciaio (e il quadrante sempre in smalto Grand Feu). I prezzi? 8.500 euro le versioni in metallo nobile, 4.500 quelle in acciaio.

    Infine le ultime due varianti interamente in oro Moonshine, con il bracciale “goffrato”. Una ha (di nuovo) il quadrante in smalto Grand, l’altra in oro Moonshine con un decoro (questo sì) effetto seta – nel senso che la superficie bombata ha una lavorazione che ricorda l’orditura di un tessuto serico. La prima costa 23.200 euro, la seconda poco di più, 23.900 euro. Entrambe presentano infine i dettagli tipici della collezione Trésor: le “ali” di diamanti in dégradé sulla lunetta e le anse; la corona a fiore in ceramica rossa, impreziosita da un piccolo diamante; e il fondello a specchio in vetro zaffiro metallizzato, ornati dal motivo “Her Time”. Piccoli vezzi a ribadire la femminiltà della creazione.

  • Spazio, ultima frontiera (dell’orologeria). News & previews 27/07/22

    Spazio, ultima frontiera (dell’orologeria). News & previews 27/07/22

    Data astrale: 2207.27. Saranno le notti stellate – più presenti che mai in quest’estate accaldata… O saranno le tante suggestioni quotidiane – dai selfie di Astro-Samantha alle immagini (pazzesche!) del nuovo telescopio James Webb. Sta di fatto che mai come oggi ci sentiamo invitati a viaggiare nel cosmo, almeno con la fantasia. E ci si mettono pure le maison orologiere, che sembrano essersi accordate per condizionarci ulteriormente: presentano novità, organizzano eventi, lanciano esemplari, tutto sul tema dello Spazio. Dalla Luna di Omega al pianeta Marte di Louis Moinet, dallo Space Center di Racketa agli elementi celesti di Chanel fino alla passeggiata spaziale di Jacob & Co., lo Spazio tiene banco anche nel mondo delle lancette. Ecco spiegata allora la citazione di Star Trek: l’avevate riconosciuta, vero?

    Omaggio a Buzz

    Sono trascorsi 53 anni, ma nessuno ha dimenticato quel 21 luglio 1969. Né i milioni di telespettatori che hanno seguito la diretta tv dell’allunaggio. Né Buzz Adrin, ultimo astronauta vivente dell’Apollo XI, che guidò il Lem nel Mare della Tranquillità. E tantomeno Omega, che aveva fornito all’equipaggio lo Speedmaster Professional approvato dalla Nasa. Anzi, la Maison di Biel commemora l’evento con un nuovo scatto: questo bellissimo ritratto in bianco e nero del pilota americano con al polso il Moonwatch 321. Memorabile.

    In orbita

    Nello Spazio per una buona causa. L’Astronomia Tourbillon Bucherer Blue è il primo tourbillon a triplo asse di Jacob & Co. ad avere lasciato l’atmosfera terrestre. Lo scorso aprile, ha infatti raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale al polso di Eytan Stibbe, filantropo e leader di Axiom Mission. Tornato sulla Terra, l’esemplare è stato battuto all’asta ieri, da Sotheby’s, per 441mila dollari. Il ricavato andrà in beneficenza al Davidson Institute of Science Education, braccio educativo del Weizmann Institute of Science. Bravi.

    Missione marziana

    Era il 1965 quando la sonda Mariner 4 fotografò per la prima volta il suolo di Marte a distanza ravvicinata. Oggi, quelle immagini hanno ispirato Louis Moinet per il quadrante (martellato a mano) del Mars Mission, che in più racchiude (a ore 3) un autentico frammento di meteorite marziano, rinvenuto nel deserto di Jiddat al Harasis in Oman. Realizzato in 100 esemplari, l’orologio permette di indossare un pezzetto del Pianeta rosso senza staccare i piedi da Terra. E sembra anticipare di anni la prossima missione spaziale…

    Gioielli (mega)galattici

    Nel 1932, Mademoiselle Coco presentò a Parigi, nei saloni di rue du Faubourg Saint-Honoré 29, la collezione di alta gioielleria Bijoux de Diamants, dal soggetto astrale. A 90 anni di distanza, la Maison Chanel celebra l’anniversario con una nuova collezione tributo, chiamata proprio 1932. L’evento di lancio al Grand Palais, l’allestimento, gli inviti, tutto ha preso ispirazione dal passato. Compresi i 77 pezzi unici – 13 dei quali trasformabili, come si usava all’epoca. Il tema? Ancora i corpi celesti, ça va sans dire: il sole, la luna, le stelle…

    Spazio da museo

    Raketa ha da poco inaugurato il proprio museo, nella sede di San Pietroburgo. Progettato da Harry Nuriev, il designer fondatore di Crosby Studios, è una struttura circolare retro-futuristica, che ricorda il pannello di controllo di una capsula spaziale. Punto di partenza (e di arrivo) della visita alla manifattura, il Factory Art Space è un viaggio emozionale lungo la storia dell’azienda: nata col marchio Pobeda nel 1945, nel ’61 cambia nome in omaggio al primo volo nello Spazio di Juri Gagarin. Non a caso: Racketa in russo significa “razzo”…

  • Corporate & Co: le aziende informano. News & previews – 15/07/22

    Corporate & Co: le aziende informano. News & previews – 15/07/22

    Con l’aggettivo inglese “corporate” di solito si fa riferimento alle più svariate questioni che riguardano un’azienda. In questo caso noi lo utilizziamo per indicare un’ampia serie di iniziative che di recente hanno interessato “l’industria del tempo”: collaborazioni, nuovi spazi di lavoro, valzer di poltrone, servizi… Una mescolanza di notizie che esulano dal senso letterale del termine per assumere un’accezione più vasta, in cui corporate diventa quasi tutto ciò che non è “prodotto”, in una visione a 360° delle imprese e di tutta l’orologeria. Forse sarebbe più corretto scrivere: “Corporate e non solo”. Buona lettura.

    Salviamo gli oceani

    Foto Dani Devine courtesy Omega

    Omega ha annunciato una nuova partnership con Live Ocean. Che coniuga, come dice il Ceo Raynald Aeschlimann, due delle più grandi passioni della Marca: la vela e la protezione degli oceani. Creata dai velisti neozelandesi Peter Burling e Blair Tuke, la Live Ocean Foundation è infatti attivamente impegnata nella tutela dei mari attraverso progetti e campagne attuate con il team velico Live Ocean Racing. Lo abbiamo visto regatare all’inizio di luglio sul lago di Garda, per l’ETF26 Grand Prix. Chissà se vedremo presto anche un orologio dedicato…

    Trasloco strategico

    Foto Schreyer courtesy Czapek

    Czapek & Cie ha lasciato Ginevra e si è trasferita a La Chaux-de-Fonds, patria dell’orologeria di tradizione. Il motivo? Aveva bisogno di spazio per attuare una necessaria crescita. Il Marchio artigianale infatti negli ultimi anni ha visto il continuo aumento della richiesta da parte dei collezionisti. Il nuovo edificio indipendente permetterà così alla produzione di arrivare in questo 2022 a 800 esemplari (erano 180 nel 2020). Ma l’obiettivo a medio termine è più ambizioso: raggiungere le 3mila unità all’anno. La cosa ci piace. ✌✌✌🤞🤞🤞

    Asta charity

    Si è conclusa un paio di giorni fa con buoni risultati l’asta di beneficienza Timepieces for HSNY. Organizzata da Phillips dal 6 al 13 luglio, ha messo in vendita una raccolta di orologi piccola ma pregiata, a favore delle iniziative benefiche (cioè educative) dell’Horological Society di New York, fra le più prestigiose istituzioni orologiere a livello mondiale. Tutti i 9 esemplari finiti sotto il martelletto hanno almeno duplicato la stima iniziale. Tra i pezzi forti, merita un cenno il Patek Philippe Ref. 715: un “tasca” del 1967 battuto per 23.940 dollari.

    Brava Julia!

    Giro di poltrone da Zenith: lo scorso 20 giugno Julia Kranzelmayer è stata nominata Marketing manager per il Sud Europa. Austriaca di nascita ma italiana d’adozione, Julia non è proprio una novellina nell’ambiente: dopo gli studi all’Università di Vienna e in Bocconi, negli ultimi 20 anni ha accumulato diverse esperienze nel settore, da IWC a Girard-Perregaux. In Zenith riporta direttamente al Brand manager Paolo Cappiello, e sostituisce Ettore Cappelli (che proseguirà la carriera in Casa madre). Buon lavoro, Julia!

    Un Laboratorio verde

    Lo scorso 23 giugno, a Firenze, Cassetti ha inaugurato un Centro ufficiale di assistenza, chiamato appunto Il Laboratorio. Realtà storica (quasi secolare) nella città medicea, il celebre rivenditore è presente fin dal 1976 su Ponte Vecchio. E guarda proprio il Corridoio vasariano il nuovo spazio, che non vuole essere solo un punto di riferimento per la manutenzione ma anche un luogo di incontro in cui fare Cultura dell’orologeria. Con sensibilità green, come indica la Fabbrica dell’Aria sviluppata in collaborazione con l’Ateneo fiorentino.

    Shopping in centro

    Seiko ha aperto il primo monomarca in Italia: a Milano, nel “Quadrilatero della moda” (in via della Spiga 52, per essere precisi). Dove lo spazio di 70 metri quadri è organizzato per offrire al pubblico un’ottimale esperienza d’acquisto e per riflettere le suggestioni del Marchio giapponese. All’interno si trovano infatti tutte le collezioni in catalogo: Prospex, King Seiko, Presage, Astron e 5 Sports, oltre a pezzi esclusivi per la boutique. L’8 settembre prossimo ci sarà l’inaugurazione ufficiale. Ma sarà solo per pochi…

  • Spetegulèss. News & previews – 08/07/2022

    Spetegulèss. News & previews – 08/07/2022

    Non è necessario essere esperti di etimologia locale per sapere che “spetegulèss”, in dialetto milanese, vuol dire “pettegolezzo”. Ciò che vi aspetta, quindi, è una pagina di gossip (innocuo) a tema orologiero. Varie notiziole brevi di “cronaca rosa” per restare aggiornati sulle novità dal mondo della lancette. Con questo caldo, del resto, è meglio non andare sul pesante. Perché un po’ di spetegulèss è come una ventata di aria fresca: alleggerisce la mente e lo spirito. Buona lettura.

    La Dea Fortuna

    I “cacciatori di teste” di Omega continuano a far incetta di talenti italiani. E riescono a mettere sotto contratto Stefano Accorsi (finora gravitante nell’orbita di J-LC). Per calarlo nel ruolo e farlo sentire “a casa”, la Maison ha innanzitutto invitato il neo-ambasciatore in quel di Biel, a visitare la manifattura (un’esperienza già di per sé). E poi gli ha messo al polso uno Speedmaster Moonwatch di ultima generazione. Giusto: il grande attore – bravissimo e fascinoso – merita tutti gli onori. Ma rosicare un po’ ci sta… Siete d’accordo?

    Ferrari da record

    La partnership siglata lo scorso anno tra Richard Mille e Ferrari è finalmente sfociata in un orologio. E che orologio: l’RM Up-01 non ha precedenti. E non solo perché definirlo “ultrapiatto” è un eufemismo (la cassa in titanio è sottile 1,75 mm), anche l’aspetto è inedito; e la meccanica, poi… c’è voluta tutta la competenza dei progettisti di AP (li conosciamo!😉) per sviluppare un calibro leggero solo 2,82 g. Lo sanno bene Charles LeClerc e Carlos Sainz, che hanno avuto la fortuna di indossare uno dei 150 esemplari disponibili al mondo. Ne riparleremo…

    Dolce, la vita…

    Locman è diventato sponsor del Poltu Quatu Classic, il concorso di eleganza più mondano dell’estate. L’edizione 2022 – la 7a, che si conclude domenica 10 luglio – riunisce una cinquantina di auto d’epoca e super-sportive di pregio. A rappresentare il Brand elbano c’è Carlo Falcone, ex velista, collezionista di vetture storiche nonché Console italiano ad Antigua, che sfilerà sulle strade della Costa Smeralda a bordo della sua Subaru Impreza Group A. Per comprendere lo spirito dell’evento, basta l’hashtag: #MakeLaDolceVitaAgain.

    Calcio d’inizio

    Era il 2008 quando Hublot è diventato “orologio ufficiale” della Uefa (in Svizzera e Austria). Dal 2015, poi, non solo è a fianco dei principali eventi della Federazione, dalla Champions all’Europa League; ma ha sempre vestito anche i colori del calcio femminile. Poteva tirarsi indietro in questi Women’s Euro™ 2022? Certo che no. Oltretutto, per la Casa di Nyon, il campionato “rosa” è partito col botto. Quel 4-1 con cui la Norvegia ha travolto l’Irlanda del Nord ha visto esultare Ada Hegerberg, friend of the brand da anni. Ne vedremo delle belle!

    Un mare di eventi

    Zannetti ha siglato un accordo con Italia Yachts. L’inedita collaborazione, basata sui valori del Made in Italy (design, tecnologia, artiginalità), vedrà i due partner affiancati nelle maggiori manifestazioni internazionali dei rispettivi settori. Intanto, gli armatori che hanno partecipato alla prima Italia Yachts Sailing Week, lo scorso giugno nelle acque di Porto Cervo, hanno ricevuto dei gemelli realizzati dal marchio romano, decorati con il guidone dei cantieri nautici. Ma sono già programma nuove, sorprendenti iniziative. Siamo curiosi…

  • L’orologeria fra sport, cultura e mondanità. News & previews – 14/06/2022

    L’orologeria fra sport, cultura e mondanità. News & previews – 14/06/2022

    Tornano le notizie dal mondo dell’orologeria. O meglio, del marketing dell’orologeria, più che mai impegnato a dare il meglio di sé. Prima di tutto in ambito sportivo, dove a farla da padrone è il cronometraggio di eventi di diverso genere, dall’automobilismo all’atletica leggera. Ma fra le news di oggi si trova anche un po’ di cultura, con una bella mostra itinerante e un convegno tutto all’insegna dell’italianità. Per concludere con una nuova esperienza di acquisto. Perché senza le vendite, non ci sarebbe nulla di cui parlare… O no?

    Brescia-Roma e ritorno

    Dal 15 al 18 giugno, la Mille Miglia tornerà ad attraversare l’Italia con un percorso storico in senso orario, su e giù per i passi dell’Appennino, fra città d’arte e borghi pittoreschi. Giunta alla 40a edizione, “la corsa più bella del mondo” anche quest’anno avrà come partner e Cronometrista ufficiale Chopard. E sarà scandita dalla versione del Mille Miglia 2022 Race Edition: un cronografo automatico, certificato cronometro dal Cosc, in 1000 esemplari con cassa in acciaio, e altri 250 con cassa in oro rosa. Solo per veri appassionati.

    Tradizione o innovazione?

    Roger Dubuis è diventato partner del Goodwood Festival of Speed, confermato dal 23 al 26 giugno prossimi. Da sempre al vertice dell’automotive nel Regno Unito, l’evento 2022 farà da vetrina sia per le vetture storiche sia per le innovazioni tecnologiche – tra il Future Lab dedicato alla mobilità del futuro e la Electric Avenue con vetture a emissioni zero. In quanto Cronometrista ufficiale del Festival e sponsor del Drivers’ Club, la Maison pigerà l’acceleratore sulle emozioni e sull’adrenalina… c’è da scommetterci.

    Fra le stelle dell’atletica

    Foto Srdjan Stevanovic / Getty Images for World Athletics courtesy Omega

    Si è tenuto a Roma il 9 giugno il Golden Gala Pietro Mennea, unica tappa italiana della Diamond League. Dove, nel ruolo di Cronometrista ufficiale della manifestazione, c’era ancora una volta Omega. Che allo Stadio Olimpico ha così schierato non solo la modernissima tecnologia necessaria a misurare tutte le gare in programma, ma anche alcuni dei propri ambasciatori dell’atletica. Da Allyson Felix, all’ultima corsa romana prima del ritiro, a Gimbo Tamberi, che si è piazzato al terzo posto perché si è “fermato” a 2,24. Lo amiamo comunque…

    Roba da rifarsi gli occhi

    Foto Juan Naharro Gimenez / Getty Images for Omega

    S’intitola Her Time la mostra dedicata da Omega all’orologeria femminile. Che di recente è stata esposta a Madrid, in Calle de Larra, aperta al pubblico per una settimana. A inaugurarla, una cena di gala nell’elegante Palacio de Liria, con tanta bella gente: a partire da Alessandra Ambrosio (accanto) e Miriam Leone – rimaste estasiate di fronte agli orologi-gioiello, ai pezzi storici e agli esemplari contemporanei. Ma c’erano anche attori e modelli spagnoli, come Miguel Bernadeau, Manu Ríos e Xavier Serrano. Una festa per gli occhi delle signore…

    Lectio magistralis

    Da sinistra. Auro Montanari, Marco Mantovani, Sandro Fratini e il professor Ugo Pancani.

    Il 1° giugno, a Firenze, si è svolta la tavola rotonda L’orologeria italiana e i suoi segreti, voluta da Marco Mantovani per promuovere la nostra tradizione nel mondo delle lancette. Tra gli ospiti, tanti personaggi noti nel settore: oltre al Ceo di Locman, Carlo Boggio Ferraris di Oisa 1937, gli orologiai Luca Soprana e Carlo Berizzi, i collezionisti Auro Montanari e Sandro Fratini, e ancora Sante Castignani, Piero Superchi, Carlo Fontana e Ugo Pancani, il cui discorso ha incantato gli astanti. Location dell’evento: l’Hotel dell’Orologio. E dove se no?

    Nel tempio dello shopping

    Rocca “si allarga”. La catena di orologeria e gioielleria che fa capo al Gruppo Damiani amplia spazi e offerta all’interno della Rinascente di piazza Duomo a Milano. Nell’area a pianterreno, i nuovi corner di recente inaugurati, oltre ai gioielli Damiani e Salvini, ospitano così i brand di Swatch Group (Omega e Longines, cui si aggiungono ora Hamilton e Tissot nella zona centrale), di Richemont (Cartier, IWC, Panerai), LVMH (Hublot, Tag Heuer, Zenith, Fred), e qualche indipendente (Breitling, Chopard, Ulysse Nardin). Per la gioia dei turisti e non solo.

  • Gli orologi di Elvis. Memorabilia oltre il grande schermo

    Gli orologi di Elvis. Memorabilia oltre il grande schermo

    Dagli Omega ai Rolex. Dal celeberrimo Hamilton allo sconosciuto Ebel. Fra le news più attuali, tengono banco gli orologi di Elvis Presley. E noi, giocando in anticipo sul film (presto) nelle sale, non potevamo esimerci dal raccontarveli

    Arriverà nei cinema solo il 22 giugno. Ma la febbre per Elvis, il nuovo film diretto dal visionario Baz Luhrmann, è salita già dalla première mondiale all’ultimo Festival di Cannes, dov’era tra le opere più attese. Per diverse ragioni. Prima di tutto perché la pellicola è dedicata a una delle più grandi icone rock di tutti i tempi, venerata anche dalle generazioni 2.0 di artisti; su tutti i nostrani Måneskin che partecipano alla colonna sonora con la cover If I can dream. Poi perché non è il solito biopic ma – come recita il trailer stesso – un approfondimento sul “vero” Elvis e sul rapporto con il suo manager, il colonnello Tom Parker.

    L’altro motivo è che rivela al mondo il nuovo divo del cinema Austin Butler, 30 anni, talmente credibile nei panni di Elvis da poter essere scambiato per un giovane sosia. Il suo talento è stato accolto trionfalmente dai 12 minuti di standing ovation, scattati al termine della proiezione dell’anteprima a Cannes, con tanto di benedizione di Priscilla Presley, presente sulla Croisette. E poi, ancora, perché mostra un altrettanto straordinario Tom Hanks nel ruolo del manager del Re del rock, Tom Parker.

    Elvis e gli orologi

    A noi che siamo monotematici, e a tutti gli impallinati del mondo delle lancette, non sfuggirà certo nel film di Luhrmann la copiosa presenza di orologi, ricorrenti in diverse scene sul grande schermo. Nella finzione come nella realtà, The King era infatti un grande appassionato di auto di lusso, di gioielli appariscenti e di orologi, appunto. Che sfoggiava tanto sui set quanto nella vita privata. Potevamo quindi far finta di ignorare gli orologi di Elvis? Certo che no.

    Pare infatti che ne abbia avuti centinaia, acquistati dai gioiellieri di Los Angeles e di Memphis, anche se non era un collezionista nel senso tradizionale del termine. Diverse testimonianze raccontano che li amava come accessori di moda da cambiare spesso e volentieri, alla stregua di un gioiello. Divennero così sempre più preziosi e stravaganti, man mano che il suo gusto evolveva verso l’estetica show-off creata per lui dal costumista Bill Bellew. Di volta in volta conversation pieces per attaccare bottone con le ragazze, ma anche oggetti da regalare nei sinceri gesti di generosità verso gli amici.

    Gli orologi di Elvis: Hamilton, Omega…

    Se nel film di Luhrmann gli orologi appaiono in diversi momenti della storia, non si tratta però proprio degli stessi esemplari da lui realmente indossati – alcuni dei quali sono così famosi da restare impressi nella memoria collettiva. A cominciare dall’Hamilton Ventura: il primo nella Storia con movimento elettromeccanico (brevettato), aveva un’insolita cassa triangolare, dal design perfettamente in linea con lo streamline americano dell’epoca. Non a caso è noto anche come “Elvis Watch” dopo che The Pelvis lo aveva indossato nel film Blue Hawaii del 1961.

    Ma ha fatto storia anche l’Omega firmato Tiffany & Co. che Elvis ricevette, sempre nel 1961, dalla RCA – la sua Casa discografica – per celebrare i 75 milioni di copie di dischi venduti. Con cassa in oro bianco, lunetta incastonata di diamanti e fondello con dedica, nel 2018 è stato battuto all’asta da Phillips a Ginevra per una cifra record: quasi due milioni di franchi svizzeri. Ad aggiudicarselo la stessa Casa, che l’ha acquistato per l’Omega Museum, dove oggi si può vedere esposto tra i pezzi notevoli. Bello che lo condivida così con gli appassionati…

    Del resto, non è l’unico orologio di Elvis a finire sotto il martelletto dei banditori. Sempre a proposito della Maison di Biel, è famoso anche un Omega Constellation con cassa in acciaio placcato oro rosa e certificato ufficiale di cronometro. Fu indossato da Elvis durante il servizio militare, periodo che poi ispirò il film Cafè Europa (G.I. Blues), del 1960, e regalato dal divo all’amico musicista Charlie Hodge. L’esemplare poi diventa un habitué delle case d’asta: messo in vendita nel 2011 da Heritage Auctions, raggiunse i 15.500 dollari; nel 2012 tornò in un incanto di Antiquorum, che lo aveva stimato fra i 10 e i 20mila dollari, ma spuntò i 52mila dollari; e nel 2014 sempre Antiquorum lo rivendette per 37.500 dollari. Quotazioni altalenanti ma di sicuro successo.

    Tra gli orologi di Elvis va citato anche un Omega digitale: l’allora rivoluzionario Time Computer, del 1972, con display a Led. In rete non abbiamo trovato foto che ritraggono il performer con quell’esemplare. Ma lo scrittore Jerry Schilling, suo stretto confidente, dichiara di averlo visto nel libro Me and a Guy Named Elvis. Perché non credergli?

    …Rolex & Co.

    Non solo Omega, però. Merita almeno un cenno anche il Rolex Submariner 6538 “Big Crown”, al polso di Elvis nel film girato alle Hawaii Girls Girls Girls, datato 1962. Guarda caso, lo stesso anno anche Sean Connery nei panni di James Bond indossava il medesimo modello in Dr. No, primo film della saga di 007. A portare questo esemplare agli onori della cronaca è stato Jake’s Rolex World, cui vi rimandiamo per opportuni approfondimenti.

    Sempre al Rolex Magazine va anche il merito di aver scoperto un’autentica chicca: il Rolex King Midas 9630. Disegnato nientepopodimeno che da Gérald Genta, era uno strano orologio interamente in oro massiccio, con cassa pentagonale. Elvis lo ricevette in regalo per avere tenuto sei concerti sold out nel 1970 allo Houston Livestock Show and Rodeo, la maggiore mostra di bestiame e competizione di rodeo del mondo. La Casa della Corona lo produsse in una costosissima edizione limitata di 1000 esemplari, ma il Re del rock non lo trattò molto bene… Nelle foto esclusive del sito americano appare pieno di graffi e con il quadrante danneggiato dall’acqua.

    Per passare ad altri marchi, faceva parte della sua collezione anche un Corum Buckingham. Realizzato attorno al 1960 e sempre con cassa in oro giallo, anche questo fu donato da Elvis a un amico, Richard Davis. E anche questo è stato battuto all’asta da Antiquorum nel 2016 per 22mila dollari, insieme alla lettera autografa che ne documenta la storia e la provenienza. E poi ancora da Antiquorum nel 2018, e da Swarders nel 2020: a volte ritornano…

    Una notizia recente, infine, riguarda un esemplare-gioiello realizzato da Ebel nei primi anni Settanta, dalla foggia particolare. Totalmente in oro giallo, con cassa carré, lunetta di diamanti e bracciale scultura, ben illustra lo stile sempre più eccentrico dell’artista. Che poi lo regalò all’amico e cantante gospel J.D. Sumner, facendogli incidere una dedica sul fondello. Acquistato dall’antiquario M.S. Rau per 495mila dollari, è entrato a far parte della sua collezione privata e conservato nella sua galleria di New Orleans.

    Ça va sans dire, sembra davvero che il film di Luhrmann abbia innescato una nuova Elvis-mania, con fan sempre più devoti a caccia di feticci e memorabilia in ogni angolo del mondo. A tal punto che probabilmente nei prossimi mesi salteranno fuori altri orologi di Elvis… Scommettiamo?

  • I movimenti industriali sono di scarsa qualità?

    I movimenti industriali sono di scarsa qualità?

    Ovviamente quella del titolo è una domanda retorica. Una provocazione di cui si serve Augusto Veroni per rispondere ai commenti di alcuni lettori circa i movimenti industriali. E per chiarire un po’ le idee a chi sembra avere la testa piena di preconcetti…

    Certe volte è davvero una soddisfazione totale. Leggere i vostri commenti sui social, intendo dire. Ho trovato assolutamente straordinarie, mature, alcune considerazioni, a partire dal rendersi conto che ormai amare l’orologeria meccanica è l’espressione dell’apprezzamento personale per una forma d’arte.

    Uno di voi ricordava che qualche secolo fa, quando si doveva combinare un matrimonio fra regnanti, il primo passo era assumere un (costosissimo) ritrattista che riprendeva le fattezze del candidato o della candidata. Niente foto, ma ritratti. Nella stragrande maggioranza dei casi il protagonista era riveduto e corretto per apparire più gradevole e desiderabile (proprio come si fa oggi con le foto da postare: taroccamenti selvaggi). Una forma d’arte, la ritrattistica, che oggi non ha più alcuna motivazione pratica, ma persiste, talvolta, solo come forma d’arte.

    Proprio come gli orologi meccanici, che di fatto hanno perso gran parte delle proprie motivazioni d’uso, trasformandosi però in forme di arte tecnologica, o meglio meccanica, che molti sono in grado di apprezzare.
    Restano però non poche resistenze sulla qualità dei movimenti industriali, intendendo per tali quelli che devono essere prodotti in grande serie. E, secondo alcuni, con qualità molto discutibile. Ma è davvero così?

    Di cosa ha bisogno l’industria orologiera?

    Beh, un movimento industriale deve innanzitutto abbondare di affidabilità. Se produco un milione di movimenti per orologi e l’1% ha bisogno di interventi in garanzia, allora è un bel problema, perché parliamo di 10mila movimenti da sostituire o peggio ancora riparare gratis. Se ne produco mille, allora il tutto si riduce a 10. Una cosa sostenibile anche se i costi per singolo movimento sono maggiori.

    Per qualche misteriosa ragione, però, molti considerano trascurabile la qualità dei movimenti industriali, tralasciando fra l’altro l’importanza di un buon rapporto fra prezzo e qualità. Ecco allora che la più grande fabbrica di movimenti, la ETA – appartenente a Swatch Group –, viene considerata con estremo disprezzo da parte di “esperti” a scarso contenuto di informazione specifica. Prova ne siano le guerre che negli scorsi anni si sono combattute in ogni sede legale (compresa la Comco, la potentissima Commissione elvetica per la concorrenza) perché ETA non consegnava le quantità di movimenti di cui l’industria svizzera aveva bisogno.

    Spesso si utilizza, a proposito dei movimenti ETA, la parola “trattore”, intesa come entusiastico complimento alle loro qualità. Da notare che, ieri come oggi, i movimenti ETA si suddividono fra l’altro per prezzo, ma anche per tipo di allestimento, grado di finitura e possibilità di elaborazione. Benché alcune fabbriche – come Sellita – riescano a consegnare ottime “imitazioni” (ovviamene quelle con i diritti d’autore scaduti) degli ETA, gli originali restano ancora i più apprezzati.

    I movimenti industriali: il caso Omega

    E poi c’è il “caso Omega”. Il grande orologiaio inglese George Daniels inventa uno nuovo tipo di scappamento, dalle caratteristiche eccezionali. Il problema, però, è che nessuna marca è in grado di produrlo a prezzi sufficientemente contenuti per una produzione in vasta serie. Il progetto è via via abbandonato, fin quando arriva sulla scrivania dei dirigenti di Nivarox, la fabbrica di Swatch Group che produce organi regolatori e altre componenti di superiore precisione. In un primo momento anche la Nivarox dubita di potercela fare; poi rompe gli indugi e ne produce una prima versione montata con ottimi risultati su un movimento ETA. Di questo scappamento verranno realizzate e prodotte in serie altre variazioni, vere e proprie sintesi tecniche di straordinario valore.

    Solo che a quel punto, per non vedere il nuovo scappamento vagare sul ponte dell’organo regolatore, il ponte stesso è cambiato integralmente. E, visto che si libera spazio, si aggiunge un efficacissimo sistema di ricarica automatica con doppio bariletto. Una scelta dettata più dal desiderio di dare costanza nella cessione d’energia che maggiore autonomia. Bene, anzi, benissimo. Ma l’appetito vien mangiando e i tecnici Omega decidono di aggiungere un inedito sistema di sincronizzazione che muove la lancetta della ore a passi di un’ora, come nei GMT.

    E così via. Fin quando Nick Hayek non decide di realizzare una fabbrica Omega in grado di produrre questo movimento, ormai irriconoscibile rispetto a qualunque ETA; e con una qualità tale da superare persino gli implacabili controlli del Metas, l’Istituto federale di metrologia. Ormai dei pur ottimi movimenti ETA non c’è – di fatto – più traccia.

    Un’ultima considerazione: questo approccio tecnico vale ovviamente anche per altre grandi marche industriali. A partire da Rolex per proseguire con nomi illustri (e dalla produzione in grandi numeri) come Longines, Tissot e Hamilton. Gli ultimi tre appartenenti (come ETA) a Swatch Group. Nomi che, negli ultimi anni, si sono fatti creare da ETA e Nivarox movimenti in qualche modo esclusivi, ma comunque con un convenientissimo rapporto fra prezzo e qualità.

    Una modesta proposta

    Questo articolo nasce anche dal desiderio di chiarire le idee ad alcuni lettori nei confronti dei quali sto perdendo la pazienza. (Scusate: è solo una considerazione personale…). Qualunquisti “io so tutto” che invece spesso mancano della cultura di base per parlare con cognizione di causa. È un atteggiamento ben conosciuto (siamo tutti allenatori della nazionale, tutti virologi, tutti Presidenti di tutto) e che non riguarda solo l’Italia. Gli scemi sono ugualmente scemi in tutto il mondo.

    C’è un solo modo per sgonfiare questa prosopopea: con tutto il rispetto per gli studi di terza media oltre cui alcuni non sono mai andati, basterebbe chiedere il perché di quel che affermano. Chiedere di fornire prove, motivazioni serie e condivisibili. Se fai un’affermazione e non hai titoli accademici, allora almeno spiega sulla base di quali informazioni ti sei creato un’opinione che contrasta con la realtà. Realtà ben conosciuta (provabile e provata) da persone che hanno invece l’esperienza indispensabile e l’atteggiamento giusto per spiegare proprio su questa base.

    Alcuni sanno solo protestare, senza mai far proposte o motivare le proprie affermazioni. Un semplice “perché?” vi seppellirà di risate.

  • News & previews – 26/05/2022. Al polso delle star

    News & previews – 26/05/2022. Al polso delle star

    A darci lo spunto è stato sicuramente il 75° Festival di Cannes, che si tiene proprio in queste settimane, con il suo contorno di mondanità. Che in teoria è un evento dedicato al cinema, ma in realtà è un’occasione imperdibile di gossip. Per cui il look di ogni personaggio che sfila sul red carpet è analizzato, vivisezionato fin nei minimi dettagli. Così anche noi, per una volta, ci dedichiamo al “chi indossa cosa”: e puntiamo i riflettori sugli orologi avvistati al polso delle star nell’ultimo periodo. Non tutti, per carità, solo una piccola selezione, o non ne usciremmo vivi… Ma andiamo oltre il pettegolezzo fine a se stesso. E accanto agli esemplari apparsi al polso delle star nelle serate più glamour della Costa Azzurra, vi diamo anche qualche informazione di cronaca. Notizie che esulano dalla Riviera francese e arrivano anche dalla Svizzera degli orologi. Perché il polso delle star è sempre più ricercato dall’orologeria. E sembra diventato una vetrina imprescindibile… Del resto, è comprensibile: chi di noi non ama sognare?

    We love You, Zoë

    L’abbiamo vista di recente nel ruolo di Catwoman nell’ultimo The Batman. E prima ancora in Animali fantastici, Mad Max: The Fury, X-Man – L’inizio, e nella pluripremiata serie tv Big Little Lies. Fascino felino e dirompente personalità, dall’inizio di maggio Zoë Kravitz è anche il nuovo volto di Omega. Di certo la ragazza ha dimostrato di non essere solo “la figlia di…” (Lenny Kravitz e Lisa Bonet), ma di avere stoffa da vendere. Attrice, modella, cantante, produttrice e ora anche regista, è una performer a 360°. Serve altro?

    What women want

    Proprio Zoë Kravitz è una delle interpreti della nuova campagna Omega, insieme ad altre ambasciatrici del marchio: le attrici Nicole Kidman, So-hee Han e Dongyu Zhou; le modelle Kaia Gerber e Kiko Mizuhara; l’insuperata atleta Allyson Felix (un altro recente “acquisto” della Maison di Biel). Ciascuna di loro ha scelto il proprio orologio, in accordo con i gusti e le esigenze personali. Esemplari che spiccano come unico dettaglio a colori in una serie di ritratti (e video) in bianco e nero, suggestivi ed efficaci. Una bella lezione di stile.

    Intanto, sulla Croisette…

    Foto Pascal Le Segretain / Getty Images courtesy Chopard

    Partner ufficiale del Festival di Cannes dal 1998, Chopard occupa un posto d’onore al polso delle star che solcano il tappeto rosso. Così, quest’anno, parecchi esemplari della collezione L.U.C (che festeggia 25 compleanni) sono stati sfoggiati da attori e registi internazionali: come Xavier Dolan (a sinistra), Miles Teller, Vincent Elbaz, Greg Tarzan Davis, Michele Morrone, Joe Alwin… Senza dimenticare gli ospiti dell’ormai tradizionale Gentlemen’s Evening, tra cui William Abadie, Cedric the Entertainer, Conor McGregor…

    Foto John Phillips / Getty Images courtesy Piaget

    Anche Piaget è un nome ricorrente ai grandi eventi cinematografici internazionali (e non potrebbe essere altrimenti, visto il prezioso catalogo di gioielli e orologi che si ritrova). Non stupisce quindi vedere un Piaget Polo Emperador Tourbillon al polso del grande Forest Whitaker, premiato a Cannes con una Palma d’oro onoraria. E nemmeno ritrovare un altro Polo Skeleton indossato da David Cronenberg. Con cassa e movimento interamente tempestati di diamanti taglio brillante e baguette, ci dà un’idea del personaggio…

    Foto Stephane Cardinale / Corbis/ Getty Images courtesy Gucci

    Per lanciare la nuova collezione di alta orologeria, anche Gucci quest’anno era presente al Palais des Festivals. Al photocall di Three Thousand Years of Longing (in italiano Tremila anni di nostalgia), infatti, il suo Gucci 25H è stato avvistato al polso di Idris Elba, che ne film interpreta un genio in bottiglia. D’altronde si sa che ultimamente le celebrities fanno a gara per vestire le creazioni di Alessandro Michele, perfino quelle più estrose. Anche se l’attore di Luther e The Suicide Squad in questo caso indossava una normalissima T-shirt bianca…

  • Omega Speedmaster ’57, questione di sfumature

    Omega Speedmaster ’57, questione di sfumature

    Quando ho visto con i miei occhi i quadranti vivaci dei nuovi Speedmaster ’57 Calibro 9906 nella boutique milanese di Omega, mi è venuta in mente una frase. La scrisse un tizio che di orologi, ma soprattutto di colori, ci capiva qualcosa, Pablo Picasso: “I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni”.

    Perché lo Speedmaster ’57 dà emozioni che corrono il rischio di scatenarsi fino a dividere gli appassionati come neanche le curve di San Siro durante Inter-Milan. Perché? Per la scelta di Omega di dare a questa referenza – conosciuta come “broad arrow”, per via della punta triangolare, larga, della lancetta delle ore – una botta cromatica audace. Ma andiamo per gradi.

    Lo Speedmaster delle origini

    Comparso nel 2013, l’Omega Speedmaster ’57 rendeva omaggio alla celebre referenza CK 2915-1 del 1957, nata dalla matita del designer Claude Baillod. Era la prima al mondo a essere dotata di una scala tachimetrica sulla lunetta anziché sul quadrante. Il modello del ’57, che ancora non riportava la scritta “Professional”, era un cronografo con cassa da 38,6 mm e quadrante nero con indicazione cronografica a 1/5 di secondo, contatori dei minuti, ore e secondi continui in bianco.

    La referenza CK 2915-1 era animata dal movimento a carica manuale Omega 321, evoluzione del calibro 27CHRO C12. Una sigla che sembra un rebus della Settimana Enigmistica, ma che in realtà è semplice da spiegare. Il 27 indica i mm di diametro del calibro, CHRO il fatto che è dotato di funzione cronografica, C12 che l’orologio ha il contatore del crono a 12 ore.

    La collezione Speedmaster ‘57

    L’Omega Speedmaster ’57 del 2013 riprendeva alcune caratteristiche della CK 2915-1, in primis le anse dritte e gli evidenti pulsanti cronografici. Da tre, i contatori diventavano due e compariva a ore 6 il datario, croce di molti appassionati e delizia di pochi. Ma, per il resto, “la faccia” era quella di 56 anni prima.

    Non il cuore né i materiali, naturalmente. Il calibro automatico Co-Axial 9300 che lo equipaggiava era lo stato dell’arte dei movimenti di Omega, alloggiato per quella referenza in una cassa realizzata con differenti materiali: oro giallo o rosso, titanio grado 5, acciaio e oro rosso o giallo, semplice acciaio.

    Salvo una sottile revisione nel 2015, lo Speedmaster ’57 era rimasto fermo a quella collezione, i cui esemplari si trovano a prezzi interessanti sul mercato del secondo polso. Un mercato cui l’appassionato ha guardato fino a oggi, chiedendosi quando diavolo Omega avrebbe messo mano a quella linea così legata al passato e, insieme, tanto moderna. Lo Speedmaster ‘57 comparso nella trilogia del 2017 insieme al Railmaster e al Seamaster va infatti considerato come un pezzo singolo, non certo come una collezione.

    Eppure si muove…

    All’inizio del 2022 si è capito che qualcosa stava succedendo. Omega ha infatti presentato un’edizione celebrativa dei 65 anni dell’orologio, estremamente fedele alla referenza CK 2915-1 del 1957. Con un prezzo, però, che supera gli 81.000 euro, al di fuori della portata di molti. Ne avevamo parlato qui, se volete approfondire, perciò ve la faccio breve.

    Un prezzo conseguenza della cassa e del bracciale in Canopus Gold (una lega d’oro bianco 18K esclusiva di Omega, dalla incredibile brillantezza) e del movimento al suo interno: il calibro 321 a carica manuale, usato nello Speedmaster del 1957, che alimentava anche gli orologi indossati durante le missioni Apollo, inclusi tutti gli allunaggi.

    Per l’appassionato comune, il cui portafogli non è a fisarmonica e non di rado ha lo spessore di una sottiletta Kraft, è stata solo una questione di settimane. All’inizio di marzo Omega ha presentato gli Speedmaster ’57 Calibro 9906, quattro orologi che ho potuto provare di persona non appena le restrizioni causate dal Covid hanno cominciato ad allentarsi. E ora che sono arrivati nei negozi, è il momento giusto per parlarne.

    Parto dalla cassa. Nessun fuoco d’artificio o materiale avveniristico. Per tutte le referenze si parla di solido acciaio, con un diametro di 40,5 mm (meno dell’originale del 1957) e uno spessore di 12,99 mm. Quello 0,01 lo fa stare sotto i 13 mm (contro i 13,58 mm del Moonwatch 3861) ed è merito soprattutto del calibro a carica manuale incassato nell’orologio. Ne parlerò più sotto.

    Quadranti moderni

    Perché adesso è bene che mi focalizzi sui quadranti, a mio avviso il punto forte della collezione. All’inizio ho parlato di derby non a caso. Per molti appassionati, lo Speedmaster di Omega è più sacro della mamma. Facile che qualcuno non digerisca la scelta di abbandonare lo storico quadrante nero per introdurre un verde e persino un bordeaux (blu se ne sono già visti parecchi).

    Dall’altra, mi immagino il favore di chi guarda al mercato e alle tendenze richieste dai clienti negli ultimi anni: quella del colore è tra le più consolidate ed evidenti. Lo dico subito: io mi schiero con questi ultimi, soprattutto dopo aver visto l’orologio dal vivo e averlo indossato. La cromia è azzeccata, bilancia l’estetica del cronografo e soprattutto non è gridata. Niente colori pastello o effetto laccato: il bordeaux, il blu, il verde e il nero vestono lo Speedmaster ’57 come guanti.

    Sì, avete letto bene, ho scritto nero. I più attenti di voi mi chiederanno come mai qualche riga più sopra ho parlato di “abbandonare lo storico quadrante nero”. Perché, appunto, quello dell’Omega Speedmaster ’57 non è lo storico quadrante nero profondo. Ha invece ha una finitura sabbiata che lo opacizza e ne vira il colore più sull’antracite.

    Il quadrante di questa referenza in nero ha anche un’altra caratteristica: è costruito a sandwich. Si tratta di una particolare struttura costituita da due strati: quello inferiore è ricoperto di materiale luminescente; quello superiore è inciso in corrispondenza dei numeri o degli indici, in modo che si veda la parte luminescente inferiore.

    L’effetto è potente e intrigante al buio, ma è sempre molto bello perché regala una profondità accattivante. Sulle referenze in verde, blu e bordeaux, gli indici invece sono applicati e riempiti di Super-LumiNova bianca a emissione verde.

    Il calibro Co-Axial Master Chronometer 9906

    Quando ho attribuito al movimento dell’Omega Speedmaster ’57 buona parte del merito dello spessore di cassa, mi riferivo al calibro Co-Axial Master Chronometer 9906 a carica manuale. Come tutti i movimenti di fascia alta del Marchio, anche questo ha ricevuto la certificazione ufficiale di cronometro Master Chronometer da parte del Metas, l’Istituto federale svizzero di metrologia.

    In soldoni, per ottenerla il movimento deve prima essere certificato dal Cosc (il Controllo ufficiale svizzero dei cronometri); e poi superare 8 rigorosi test, che vanno dalla misurazione della precisione cronometrica alle performance di marcia con l’esposizione ai campi magnetici, dall’impermeabilità al mantenimento della riserva di carica.

    Il fatto che il calibro sia a carica manuale, e quindi privo di massa oscillante, ne diminuisce l’ingombro e permette uno spessore più contenuto dell’orologio. Per il resto, lavora a 28.800 alternanze/ora, ha un’autonomia di 60 ore e il cronografo è con ruota a colonna.

    È stato sviluppato a partire dal calibro 9900 in sostituzione del 9300 ed è stato il primo dei movimenti cronografici di Omega a ricevere la certificazione Metas, presentato a Baselworld 2016 nel Seamaster Planet Ocean. È parente stretto del Co-Axial Master Chronometer 9908 che equipaggia lo Speedmaster Chronoscope e, come quest’ultimo, è una gioia per gli occhi.

    La lavorazione a Côtes de Genève arabescata della platina a tre/quarti si irradia dal bilanciere verso la periferia del movimento. O se preferite, al contrario, porta l’occhio di chi lo guarda dalla periferia verso il cuore dell’orologio sempre in moto. Un cuore che è testato per mantenere la piena efficienza anche sotto un campo magnetico di 15mila gauss, più o meno quello generato da un macchinario per la risonanza magnetica.

    Speedmaster ’57: bracciale o cinturino?

    Infine un cenno a cinturini e bracciali. Tutte le quattro referenze sono disponibili con entrambe le soluzioni. I cinturini in pelle sono coordinati con il colore del quadrante nei modelli blu, verde e bordeaux, mentre il cinturino per il quadrante nero è marrone.

    Il bracciale in acciaio a tre file (satinata quella centrale, lucide quelle laterali) dell’Omega Speedmaster ’57 è ispirato al bracciale dell’orologio lanciato nel 2019 in omaggio alla missione Apollo 11. È dotato di un pratico sistema di regolazione che consente di adattarlo anche ai polsi sottili. Io non ho avuto difficoltà a metterlo a misura al mio, di 16,5 cm.

    Dei prezzi e del rispetto

    Naturalmente la scelta del bracciale o del cinturino influisce sul prezzo: 9.200 euro per il primo, 8.900 per il secondo. Prezzo che rimane uguale anche per la referenza con il quadrante sandwich, più ricercata e, se vi può interessare qualcosa, la mia preferita.

    Badate: il fatto di non modificare il prezzo di una versione che richiede uno sforzo tecnico maggiore per una migliore resa estetica e funzionale non è una banalità. È la prova del rispetto e dell’attenzione di Omega tanto verso la qualità quanto, soprattutto, verso il cliente. Un rispetto non scontato nel mondo del lusso. Un rispetto vero, del quale i quadranti colorati sono solo sfumature. Del resto, non lo ha scritto Charles Bukowski che “la verità sta nelle sfumature”?

  • News & previews – 26/04/2022. Segnalazioni

    News & previews – 26/04/2022. Segnalazioni

    Eventi sportivi e artistici frame, sostenibilità e secondo polso. Segnalazioni dal mondo delle lancette. Per farvi conoscere alcune notizie di cronaca che meriterebbero rilievo ma che invece passano in secondo piano, se non perfino inosservate. Perché in realtà ci fanno capire che l’orologeria è in perenne fermento: quanto le marche siano sempre impegnate in attività di marketing, quanto il mercato non resti mai fermo. Segnalazioni per tenervi informati…

    Il materiale e l’immaginario

    Bella la nuova campagna di Omega. Perché prende ispirazione dal mondo della Marca, e trasforma le sue attività più tipiche, gli ambienti in cui si muove per tradizione, in paesaggi onirici e irreali. Scene di vita innaturali, in cui gli uomini, gli animali, le cose sono fatti di ruotismi, leve e ingranaggi. Ecco così le Olimpiadi (nei loro innumerevoli sport), il Planet Ocean (dalla vela alle profondità marine), lo spazio cosmico (con tanto di Snoopy Astronauta) e perfino lo scappamento Co-Axial. Vale a dire: la micromeccanica come metafora dell’esistenza.

    Regate ai Caraibi

    Foto Les Voiles de Saint Barth courtesy Richard Mille

    Dal 17 al 23 aprile si è svolta Les Voiles de Saint Barth Richard Mille, XI edizione della regata caraibica che da tre anni a questa parte vede il Marchio di orologi nel ruolo di title sponsor. Oltre ai 700 velisti coinvolti, suddivisi in 71 team nelle diverse categorie (dai Maxi ai Multiscafi ai Melges 24), erano presenti anche Arnaud Jerald (il campione di apnea ambasciatore della Casa) e Benoît de Froidmont (Presidente dell’International Maxi Association). L’evento è stato anche occasione di lancio del nuovo subacqueo RM 032 a tema. Ne riparlemo presto.

    5 decadi sotto il martelletto

    A Ginevra, il 6 maggio, Phillips organizza The Royal Oak 50th, asta monotematica dedicata appunto alle 50 candeline spente quest’anno dal bestseller di Audemars Piguet. Tra gli 88 lotti che saranno dispersi, si trovano autentiche chicche: come la Ref. 5402ST Serie A2 (accanto e in alto), che appartiene alla serie di esemplari presentati a Basilea nel 1972. Interessanti anche gli approfondimenti realizzati dagli esperti della casa d’aste, che vedono nel Royal Oak una sorta di “laboratorio” per accostamento di materiali e insoliti quadranti.

    On the road… again

    Achille Varzi in uno scatto di Adriano Scoffone (foto courtesy Eberhard & Co.)

    Dal 28 aprile al 1° maggio, a Milano, si tiene MIA Fair, la fiera dedicata alla fotografia d’arte. Giunta all’XI edizione, per la nona volta avrà come partner Eberhard & Co. Che quest’anno esporrà Quei temerari sulle strade bianche: una selezione di immagini realizzate da Adriano Scoffone (1891/1980) durante la corsa Cuneo-Colle della Maddalena nel 1925, ’26, ’27 e ’30. La mostra, curata da Giosué Boetto Cohen, testimonia l’automobilismo eroico dell’epoca: quello – per intenderci – di Tazio Nuvolari, Achille Varzi, Rudolf Caracciola… Da vedere.

    Bees my love

    OpsObjects ha siglato un accordo di collaborazione con 3Bee, l’azienda agri-tech che si occupa della tutela delle api. Oltre ad aver aderito al programma Adotta un alveare, il marchio ha quindi creato una collezione dedicata. E, dal 9 al 29 maggio prossimi, devolverà parte del ricavato di ogni orologio o gioiello venduto all’ampliamento delle proprie arnie. Non solo. Gli acquirenti parteciperanno a un esclusivo concorso che permette ai due fortunati vincitori di vivere per un giorno l’attività di apicoltore. Un’esperienza indimenticabile.

  • Speedmaster Snoopy Award, l’Apollo 13 e il ricordo di Omega

    Speedmaster Snoopy Award, l’Apollo 13 e il ricordo di Omega

    17 aprile 1970. Alle 18.07.41 Gmt, l’Apollo 13 ammarò nell’Oceano Pacifico, a sud-est delle isole Samoa americane. Terminava così la missione che avrebbe dovuto portare l’Uomo sulla Luna per la terza volta – senza però riuscirci, a causa di un guasto tecnico. Oggi, esattamente 52 anni dopo, Omega commemora l’evento che lasciò il mondo con il fiato sospeso per giorni interi. Del resto, se ci fu un lieto fine, lo si deve anche al Moonwatch al polso degli astronauti. Tant’è che poco dopo la Maison di Biel ricevette il Silver Snoopy Award, l’alta onorificenza assegnata a membri e fornitori della Nasa distinti per meriti nei voli spaziali. Un riconoscimento che ha dato vita a vari esemplari dedicati, chiamati appunto Speedmaster Snoopy Award (et similia). L’ultimo dei quali ha visto la luce due anni fa, in occasione del 50° anniversario dell’impresa.  

    Una disavventura memorabile

    Ma vediamo di chiarire meglio i contorni della vicenda (quanto qui esposto deriva da un resoconto ufficiale, accessibile a tutti sul sito della Nasa). L’Apollo 13 fu lanciato dal Kennedy Space Centre l’11 aprile 1970 alle 20.13. L’equipaggio era composto dal James Arthur Lovell, comandante; John Leonard “Jack” Swigert, pilota del modulo di comando Odyssey; e Fred Wallace Haise, pilota del modulo lunare Aquarius. Dopo quasi 56 ore di volo, al termine di una trasmissione televisiva, cominciarono i primi segnali di malfunzionamento, subito seguiti da un forte botto. Un cortocircuito aveva provocato un’esplosione che mise fuori uso due dei tre serbatoi a ossigeno e danneggiò diverse parti del modulo di servizio.

    Non è questa la sede per raccontare nei dettagli le fasi concitate successive all’incidente. Ma fu in questa occasione che Lovell pronunciò la celeberrima frase: “Huston, abbiamo un problema”. A dire il vero, nella realtà il comandante usò un tempo passato (“abbiamo avuto un problema”). Ma alla storia è passata la versione detta da Tom Hanks, nei panni di Lovell nel film Apollo 13, del 1995, diretto da Ron Howard. Senza dubbio il tempo presente voluto dagli sceneggiatori era molto più incisivo di quanto detto effettivamente.

    In breve, risultò chiara l’estrema gravità della situazione. I tre astronauti erano a bordo di una navicella sparata nello spazio a gran velocità, privata delle riserve di ossigeno e con una strumentazione in parte guasta. La Nasa cambiò quindi le proprie priorità: annullò la missione sulla Luna e si concentrò sul modo per far tornare indenni sulla Terra i suoi ufficiali. I tecnici di Huston decisero quindi di utilizzare il Lem come “scialuppa di salvataggio”. E dovettero di conseguenza affrontare una serie di problemi per trasformare un mezzo pensato per l’allunaggio di due persone in un efficiente veicolo di controllo. Sebbene fortuito, dato che i tre vissero per gran parte del tempo nello spazio ristretto, al buio e con temperature vicine allo zero.

    Salvifico Moonwatch

    Ma il tema principale era come far rientrare Apollo 13, quale sistema di propulsione utilizzare, quale traiettoria seguire. In soldoni, si decise quindi di sfruttare l’attrazione gravitazionale della Luna per “prendere la rincorsa” fino a tornare nell’orbita della Terra senza l’uso dei motori. (Chiedo venia agli esperti per la superficialità e l’eccessiva semplificazione del discorso; lo stesso vale del resto per l’intero testo). Se tutto fosse andato liscio, gli astronauti avrebbero quindi continuato il loro viaggio verso la Luna, le avrebbero girato intorno e, nel giro di qualche giorno, sarebbero rientrati “a casa”. Dovettero però cambiare rotta per tornare alla cosiddetta traiettoria di ritorno libero, per cui si servirono eccezionalmente del motore del modulo lunare.

    Lo stesso motore del Lem fu acceso anche per un’ulteriore correzione di rotta “in corsa”. Come ricorda la cartella stampa Omega, “la missione si era allontanata dalla traiettoria di circa 60/80 miglia nautiche. Di conseguenza il modulo sarebbe rientrato nell’atmosfera terrestre con l’angolo sbagliato e sarebbe rimbalzato nello spazio senza alcuna possibilità di recupero. Quindi, per correggere manualmente la rotta della navicella, era necessaria una combustione di carburante di 14 secondi esatti. Semplicemente non si potevano commettere errori. Privati dei loro timer digitali, il pilota del modulo Jack Swigert utilizzò il suo Speedmaster per cronometrare l’accensione; mentre il comandante James Lovell pilotò la navicella affidandosi all’orizzonte terrestre come punto di riferimento”.

    In realtà, le correzioni di rotta dopo il passaggio sul lato oscuro della Luna furono almeno due, e penso che in entrambi i casi il Moonwatch abbia giocato lo stesso ruolo cruciale. Sta di fatto che dopo 5 giorni, 22 ore, 54 minuti e 41 secondi, la missione si concluse felicemente. E l’utilità dello Speedmaster, un cronografo meccanico che in quell’occasione dimostrò tutta la propria affidabilità e precisione, fu poi riconosciuta con il premio dello Snoopy d’argento. Che Omega ricevette il 5 ottobre 1970.

    Lo Speedmaster e lo Snoopy Award ieri

    Istituito nel 1968, il Silver Snoopy Award era stato creato dalla Nasa dopo il completamento dei progetti Mercury e Gemini, per promuovere la sicurezza dei voli spaziali. L’idea di era venuta ad Al Chop, direttore dell’ufficio per le relazioni pubbliche del Manned Spacecraft Center (oggi Lyndon B. Johnson Space Center); che con lo Snoopy Astronauta intendeva premiare i contributi eccezionali di dipendenti e supplier della Nasa. E trovò Charles Schultz, il papà dei Penauts, più che d’accordo. Convinto sostentiore del programma spaziale, il designer non solo permise l’utilizzo di Snoopy gratuitamente, ma realizzò di propria mano l’immagine della spilla d’argento del premio.

    E la stessa effigie ritorna anche negli Speedmaster Snoopy Award. Per sottolineare il grande onore ricevuto, il marketing di Omega negli ultimi decenni ha infatti creato tre modelli a tema. Uno nel 2003, l’altro nel 2015, l’ultimo nel 2020. I primi due rigorosamente in tiratura limitata, ormai diventati oggetto del desiderio dei collezionisti.

    Il primo, lo Speedmaster Professional “Snoopy Award Limited Edition”, è stato prodotto in 5.441 esemplari, un numero ricavato dalla durata della missione. L’aspetto è quello tipico del Moonwatch: cassa di 42 mm in acciaio lucido dalle anse sfaccettate, lunetta in alluminio con scala tachimetrica, vetro in esalite e quadrante nero. Nel contatore dei secondi continui spicca però la patch a colori del premio – completa di motto: “Eyes on the Stars” -, che ritorna anche sul fondello in vetro zaffiro. Il movimento era il “classico” calibro 1861: versione riaggiornata dell’originale calibro 861 e come quello a carica manuale.

    Il secondo, lo Speedmaster Apollo 13 Silver Snoopy Award, fu prodotto in 1.970 esemplari per il 45° anniversario della missione. La cassa in acciaio di 42 mm di diametro montava il consueto calibro 1861, era equipaggiata dalla lunetta in ceramica e si allacciava al polso con un cinturino in nylon. Il quadrante però era bianco, ispirato alle comic stripes stampate sui quotidiani, ed era decorato con uno Snoopy dormiente in Super-LumiNova nel contatore al 9. In più riportava due ironiche frasi in inglese: “Cosa potresti fare in 14 secondi?” accanto alla minuteria – chiaro riferimento alla correzione di rotta durante il rientro dell’Apollo 13; e “Il fallimento non è un’opzione”, pronunciata dall’attore Ed Harris che interpretava il direttore di volo nel film di Ron Howard. Particolare il fondello in argento smaltato (che descrivo nelle didascalie).

    E lo Speedmaster Snoopy Award di oggi

    Infine, il più recente Speedmaster Co‑Axial Master Chronometer Chronograph “Silver Snoopy Award”, che per comodità definisco semplicemente Speedmaster “Silver Snoopy Award”. Anch’esso con cassa in acciaio di 42 mm di diametro, lunetta in ceramica con scala tachimetrica e quadrante bianco, arricchito però di dettagli blu. Nel contatore dei secondi continui torna lo Snoopy Astronauta, mentre il fondello in vetro zaffiro con chiusura Naiad Lock si arricchisce di un soggetto particolarmente suggestivo realizzato con una speciale tecnica di “metallizzazione microstrutturata” (altro rimando alle didascalie).

    Ad animarlo però si trova il nuovo calibro Co-Axial Master Chronometer 3861, dotato appunto di scappamento Co-Axial e spirale libera in silicio – la cui regolarità di marcia, così come la resistenza ai campi magnetici fino a 15mila gauss, sono certificate dall’Istituto federale di metrologia. Ma il bello è che lo Speedmaster “Silver Snoopy Award” non è stato realizzato in edizione limitata. Anzi, è ancora in vendita a 10.200 euro nelle boutique Omega. Disponibile per quanti vogliono partecipare al mito del più grande “fallimento di successo” della Nasa.

  • News & previews – 12/03/2022. Notizie varie e brevi di cronaca

    News & previews – 12/03/2022. Notizie varie e brevi di cronaca

    Partnership nuove e rinnovate, sportivi e musicisti nel ruolo di ambasciatori, mostre monografiche e iniziative benefiche. Da qualche settimana non vi raccontavamo le novità dal mondo delle lancette, ma rimediamo subito. Ed è opportuno che voi restiate aggiornati su quanto succede in orologeria, perché le ultime notizie tratteggiano un panorama quanto mai multiforme, per interessi e attività. Notizie varie ed eventuali, s’intende…

    L’altra Pechino 2022

    Chiude domani la 13a edizione dei Giochi Paraolimpici Invernali, che ha visto ancora una volta Omega nel ruolo di official timekeeper. Dopo le Olimpiadi di Pechino 2022, infatti, la Maison di Biel ha cronometrato anche i 78 eventi in calendario disputati nelle sei discipline sportive: sci alpino e di fondo, snowboard, biathlon, para hockey su ghiaccio e curling in sedia a rotelle. Garantendo che ogni risultato fosse registrato con impareggiabile precisione, ha così supportato gli atleti nel loro sogno. Come recita il motto dei Giochi: Flying High.

    Al polso di Gimbo

    Sempre in tema di Olimpiadi, Omega di recente ha siglato una partnership con Gianmarco Tamberi. L’atleta – medaglia d’oro per il salto in alto a Tokyo 2020, quindi orgoglio nazionale – d’ora in poi sarà seguito dal marchio svizzero negli eventi mondiali dell’atletica leggera. Però intanto Omega gli ha già messo al polso un bel Moonwatch Master Chronometer. Forse impressionato dalle prestazioni all’ultimo Nba Celebrities All Star Game, dove il campione olimpico ha effettuato un paio di memorabili schiacciate. Grande Gimbo!

    Rock Watch

    Brian May, l’immarcescibile chitarrista dei Queen, porta al polso un Seiko fin dagli anni ’70, quando ha acquistato un esemplare subacqueo durante il primo tour in Giappone della band. E il marchio nipponico lo ha ripagato nel 2020 con una special edition dedicata alla sua chitarra, la leggendaria Red Special. Che ora è seguita da un nuovo Seiko 5 Sport x Brian May, prodotto in 12.500 esemplari e ricco di dettagli evocativi dello strumento. Parte del ricavato della vendita andrà a finanziare il Mercury Phoenix Trust per la lotta all’Hiv.

    Meccaniche benefiche

    Foto courtesy charitybuzz.com

    Lo avevamo annunciato lo scorso autunno. Ora, il primo calibro made in Italy è una realtà: lo esporrà Locman al VO’Clock Privé. Ma il primo orologio a montarlo è un pezzo unico dedicato all’Andrea Bocelli Foundation: un Montecristo con la cassa da 42 mm, il movimento a carica manuale Oisa 1937 visibile dal fondello in vetro zaffiro e il quadrante personalizzato. Che è andato all’asta sul sito Charity Buzz lo scorso 10 marzo. Non si sa chi si sia aggiudicato l’esemplare, stimato 25mila dollari. È certo però che l’intera cifra finanzierà la ricostruzione post-sisma dell’Istituto superiore di San Ginesio, nelle Marche.

    Rarità in mostra

    A Londra, c’è ancora qualche giorno per visitare la mostra Made in Germany, a Tribute to the Early Lange 1 and Datograph. Allestita nello showroom di Phillips Perpetual (30 Berkeley Square, fino al 14 marzo), è dedicata appunto ai due storici modelli di A. Lange & Söhne. Riunisce infatti una ventina di rari esemplari creati fra il 1994 e il 2008, amati dai collezionisti (per alcuni quasi un’ossessione). Un percorso fisico sull’evoluzione dei caratteri e dei quadranti degli orologi a produzione limitata della Maison tedesca. Da vedere.

  • News & previews – 12/02/2022. Quello che (forse) vi siete persi

    News & previews – 12/02/2022. Quello che (forse) vi siete persi

    Consueto aggiornamento con le notizie più recenti dall’industria delle lancette. News e curiosità che magari vi sono sfuggite nelle ultime settimane. A farla da padrone sono i testimonial – pardòn, gli ambasciatori – in ambito sportivo. Un po’ perché sotto i riflettori ci sono le Olimpiadi invernali, un po’ perché i campioni attirano sempre l’attenzione (in qualsiasi disciplina, hanno comunque un bel codazzo di gente che li segue). Anche se non di solo sport vive l’uomo: tra le anticipazioni, vi annunciamo due eventi destinati a riunire un vasto pubblico – uno in campo artistico, l’altro prettamente orologiero. Ma è solo un assaggio: riprenderemo il discorso.

    News da Pechino 1

    Non se ne parla mai abbastanza dei Giochi di Pechino 2022. Dove Omega, oltre a essere cronometrista ufficiale, ha accolto “in famiglia” la star dello snowboard Shaun White. Sebbene il tre volte campione del mondo americano, nonché vincitore di altrettanti ori olimpici nelle passate edizioni, stavolta si sia piazzato solo al quarto posto, può dire addio alle gare in grande stile. Il marchio di Biel infatti gli ha messo al polso un Seamaster Planet Ocean 600M Master Chronometer con cassa in oro Sedna. Perfetto sulle piste come nella vita privata.

    News da Pechino 2

    Foto Cameron Spencer/Getty Images courtesy Omega

    Sempre Omega è invece salito sul podio grazie alla “nostra” Dorothea Wierer. Che a Pechino ha conquistato il bronzo al biathlon, con una prestazione pazzesca per velocità e precisione (“una mitragliatrice”, l’hanno definita). L’Azzurra di Brunico va così ad arricchire il prestigioso palmarès accumulato finora con la sua prima medaglia individuale. E non è finita: la aspettano ancora due gare… Intanto, però, Omega l’ha premiata come friend of the brand, con uno chic-chissimo Aqua Terra in acciaio e diamanti. Davvero meritato.

    Intanto nel deserto…

    Foto AlUla Saudi Polo Federation courtesy Richard Mille

    Nasce dalla partnership tra Richard Mille e la Federazione di Polo saudita il Richard Mille AlUla Desert Polo. Organizzato dalla Royal Commission for AlUla e introdotto per la prima volta nel 2020, è l’unico torneo di polo al mondo a svolgersi nel deserto. L’evento, che si tiene proprio in questi giorni, raduna alcuni dei più grandi giocatori di polo del mondo – non ultimo Pablo Mac Donough – in un’arena appositamente realizzata. Non lontana dal sito archeologico di Hegra, patrimonio mondiale dell’Unesco. Un luogo magico: beati i presenti.

    Basket superstar

    Non solo Brad Pitt, Charlize Theron e Adam Driver. Nelle prestigiose #SquadonaMission di Bretling c’è posto anche per gli sportivi, purché al top. Come il prodigio della pallacanestro Giannis Antetokounmpo, nuovo volto del marchio. Da anni protagonista nell’NBA, il gigante (211 cm) ha vinto tutto il possibile nel basket, incluso il titolo di Most Valuable Player per due volte. «La forza di volontà, la dedizione, la visione risoluta e la gratitudine di Giannis lo rendono una fonte d’ispirazione», spiega il Ceo di Breitling Georges Kern. Beh, se lo dice lui…

    Sul palco dei Brits

    Foto David M. Benett/Dave Benett/Getty Images courtesy Girard-Perregaux

    Chi ha visto Ted Lasso, la pluripremiata serie di Apple Tv, conosce bene Brett Goldstein. E non si è stupito di vederlo alla cerimonia dei Brit Awards 2022, l’Oscar della musica inglese, che si è svolta a Londra lo scorso 8 febbraio. Dove, insieme alla partner Hannah Waddingham, ha consegnato il premio “Miglior canzone dell’anno” ad Adele per il singolo Easy on Me. Solo i più attenti, però, hanno notato che l’attore inglese aveva al polso un Free Bridge di Girard-Perregaux. Rapporto occasionale o nuova love story? Ai posteri l’ardua sentenza.

    Venezia-Shanghai

    Un momento della conferenza stampa. Foto Andrea Avezzù courtesy La Biennale di Venezia

    Anche quest’anno (per la sesta volta) Swatch sarà main partner della Biennale d’arte di Venezia. Che, giunta alla 59a edizione (23 aprile/27 novembre), ha come titolo Il latte dei sogni/The Milk of Dreams. Da sempre incline all’arte, il marchio di orologi sarà presente con l’iniziativa Swatch Faces, che ospiterà alcune opere di ex-residenti dello Swatch Art Peace Hotel di Shanghai; mentre ai Giardini esporrà The Description Of The World, installazione site specific progettata dall’artista thailandese Navin Rawanchaikul. Da non perdere.

    Appuntamento a Vicenza

    Zenith, Girard-Perregaux, Eberhard & Co., Corum, Perrelet. E poi Vincent Calabrese, Locman, Junghans, Wyler Vetta e Timex. Sono i brand presenti alla prima edizione di VO’Clock Privé, organizzata dal 18 al 20 marzo all’interno di Vicenzaoro. Un nuovo “salotto” per l’orologeria, in cui – oltre a vedere le news dei marchi – sarà possibile partecipare a incontri di formazione e a momenti di approfondimento con gli esperti. Non solo per la stampa e gli addetti ai lavori, ma anche per il pubblico: che potrà entrare sabato 19 e domenica 20.

  • Omega Speedmaster 321 Canopus: perché costa tanto?

    Omega Speedmaster 321 Canopus: perché costa tanto?

    Un orologio molto costoso e apparentemente fuori dal solco tradizionale del marchio, l’Omega Speedmaster 321 Canopus (lo chiamo così per comodità, il nome per esteso è Speedmaster Caliber 321 Chronograph 38,6 mm Canopus Gold). Presentato all’inizio dell’anno, ha suscitato molte reazioni anche da parte dei nostri lettori. Si va dai toni superbi di chi sa già tutto e parla di follia, bisogno di far fatturato, stupidità. Per arrivare a chi, invece, si chiede sinceramente le ragioni di un comportamento che appare diverso dal solito. Omega è famosa e giustamente apprezzata per orologi prodotti industrialmente, con un rapporto fra prezzo e qualità fra i più elevati in assoluto. Grande qualità, (relativamente) piccolo prezzo.

    Sotto questo punto di vista non è effettivamente facile comprendere orologi come lo Speedmaster 321 Canopus, che costa 81.300 euro. Un occhio della testa, come si suol dire. Che senso ha? Davvero si “fa fatturato” con orologi del genere? Oppure Omega ha qualcos’altro in mente? Cerchiamo di vederlo nel giusto contesto, perché lo Speedmaster 321 Canopus è prodotto artigianalmente nell’Atelier d’Excellence, che una volta si chiamava Atelier Tourbillon.

    Cominciamo dal “vecchio” Atelier Tourbillon

    Io ci sono stato, negli anni Novanta. Era un laboratorio chiaramente diverso. Sembrava un posto in cui a dominare fosse l’artigianalità più totale, il senso dell’andare oltre i limiti, del fare bene le cose per dimostrare che le cose si possono far davvero bene e pure meglio di una volta, con un uso intelligente delle tecnologie moderne. Nulla, o quasi, di industriale. E parlare con quei tecnici era come parlare con i componenti di certi corpi speciali delle forze armate: l’orgoglio di appartenere ad un gruppo di primi della classe.

    Avevo chiesto di andarci per verificare quella splendida invenzione del De Ville Tourbillon “centrale”. Un orologio a quei tempi assolutamente avveniristico, fuori dagli schemi e fuori apparentemente dalla logica commerciale di Omega. E mi ero rapidamente reso conto che l’Atelier Tourbillon di Omega, non ostante il nome, nasceva essenzialmente come laboratorio di restauro.

    Tutte le marche con una lunga storia hanno un laboratorio del genere, tutte le marche comprano a caro prezzo i propri ricambi “antichi” per poter restaurare (dopo un sapiente intervento manuale su ciascuna componente) i propri orologi storici ad un prezzo il più possibile contenuto. Si tratta di orologi destinati ai musei interni, ma anche ai collezionisti. I prezzi, quando non si trovano i ricambi, salgono alle stelle perché bisogna far tutto da sé, a mano, spesso con macchine d’epoca anch’esse difficili da reperire e costosissime.

    Ma – come spesso accade – l’appetito vien mangiando: e il restauratore “inventa” qualcosa di nuovo e trova un dirigente illuminato che gli consente di procedere. Si tratta di piccolissime serie d’orologi (non necessariamente numerate) prodotte con gli stessi metodi artigianali di certi marchi straordinari. Fantastico. Sì, possiamo dire che una produzione di questo genere di solito ha senso per marchi dal nome altisonante, per i Patek, i Vacheron… Ma l’orgoglio professionale dei tecnici non si ferma di fronte a questi dettagli. Se sei il migliore vuoi dimostrarlo a tutti. Alcuni collezionisti comprendono e condividono questo metodo di lavoro, altri no. Ma sono orologi destinati a dare molte soddisfazioni, in asta, per chi ne possiede uno.

    Il moderno Atelier d’Excellence

    Ho rivolto alcune domanda allo staff dell’Atelier. Come sempre più spesso accade ho ricevuto le risposte da quella che potremmo definire una “Fonte Autorevole Interna”, perché sono sempre meno le persone autorizzate a parlare per conto delle marche. Comprendo le motivazioni di questa scelta (diffidenza nei confronti di alcuni giornalisti improvvisati), e vado oltre.

    L’Atelier ha ancora lo stesso spirito? Quante persone impiega?
    L’Atelier d’Excellence non è più un paio di stanzette ricavate nei vecchi stabilimenti, ma un moderno laboratorio nel nuovo edificio. Un laboratorio modernissimo, nel quale però trovano spazio anche macchine del passato, strumenti indispensabili per alcuni restauri. In pratica, al “vecchio” Atelier Tourbillon si è fuso il reparto che produce artigianalmente lo Speedmaster 321 Canopus. È composto da poche persone, tutti tecnici di assoluta eccellenza. Per quanto riguarda lo Speedmaster 321 Canopus, ad esempio, il montaggio del movimento e di ciascun orologio vengono eseguiti manualmente da un solo orologiaio.

    Come si entra nell’Atelier d’Excellence?
    Da un punto di vista fisico stiamo parlando di una zona in cui è fondamentale non vi siano polvere né umidità. È una zona controllata cui si accede passando per fasi successive, stanze sempre più “pulite”. Per quanto riguarda la scelta dei tecnici, beh, è un laboratorio riservato solo a quanti hanno dimostrato una marcia in più. È necessaria anche una grande apertura mentale, perché si fondono metodi tradizionali con la tecnologia più moderna.

    Da chi dipende, l’Atelier? E a quali altri reparti è collegato?
    Risponde direttamente a Raynald Aeschlimann, Ceo di Omega, ed è fondamentalmente collegato al Reparto Produzione. Ma in effetti ha collegamenti con tutti i reparti, perché spesso vi sono idee e materiali che possono essere in qualche modo comuni a tutti gli orologi Omega, pur se utilizzati in modi e con fini diversi. L’Atelier d’Excellence gode, comunque, di una forte indipendenza. Abbiamo bisogno di creatività e sperimentazione.

    Quindi scambiate con gli altri reparti le vostre sperimentazioni?
    Certo. Noi siamo in grado di spaziare dalla realizzazione di prototipi fino alla realizzazione di piccole serie complete, come nel caso dell’orologio da tasca prodotto per il 125° anniversario di Omega. Il movimento è interamente nostro, ma abbiamo collaborato anche con altri reparti.

    Eseguite ancora il restauro di antichi orologi?
    Sì, ma in modo un po’ diverso. Il reparto restauri ha ora una sua indipendenza. Ferma restando la collaborazione, che può spingersi fino alla modifica delle macchine necessarie per il lavoro. Ma il restauro non è più fra i nostri compiti principali.

    Ho l’impressione che Raynald Aeschlimann abbia fortemente voluto rilanciare questa attività di Atelier.
    Sì, ed è stato un percorso molto eccitante. Abbiamo avuto una prima trasformazione nel 2017, e l’anno dopo abbiamo lanciato la riproduzione del primo cronografo da polso. Frutto dell’Atelier Tourbillon in collaborazione con gli altri reparti Omega. Poi nel 2019 siamo passati ad un ulteriore stadio per il rilancio del Calibro 321. Abbiamo fuso questo specifico laboratorio con l’Atelier Tourbillon. Ed è nato l’Atelier d’Excellence.

    Questo Atelier può essere utile anche per la normale produzione Omega?
    Utilissimo. Pur se in maniera diversa, diamo tutti il nostro contributo per spingere oltre i confini, ciascuno mantenendo il proprio Dna, ma contribuendo a mischiare passato e presente in modo creativo. Talvolta persino artistico.

    E nel futuro? Ci sarà una specifica produzione di orologi Atelier d’Excellence?
    È probabile. Diciamo che stiamo lavorando a parecchi progetti interessanti…

    Per concludere

    L’impressione è che Omega abbia voluto creare un reparto interno che somiglia maledettamente a un produttore artigianale. Poche centinaia d’orologi all’anno, la cui identità dovrebbe però essere meglio specificata: se tutto si chiama “solo” Omega non è facile capire le differenze.

    Ma per i collezionisti è un vero paradiso perché i prezzi, pur elevati, sono fortemente concorrenziali (ed è giusto sia così) rispetto ai marchi artigianali. La potenza del know-how Omega e la sua economia di scala si aggiungono al fatto che, con ogni probabilità, per i dirigenti l’operazione è tesa più a conseguire un’immagine di qualità che alla ricerca di fatturati. Se l’Atelier d’Excellence va in pareggio o comunque perde poco, a Omega restano comunque forti vantaggi in termini di immagine.

    Oggi il percorso non sembra ancora arrivato a farsi ben comprendere da parte del pubblico, certo, ma la direzione è quella giusta. E colpisce per una notevole audacia nel fondere passato, presente e futuro dell’orologeria da parte di quella che, non dimentichiamolo, è la seconda marca industriale svizzera. Parliamone, se volete.

  • Il cronometraggio Omega alle Olimpiadi invernali. Al via Pechino 2022

    Il cronometraggio Omega alle Olimpiadi invernali. Al via Pechino 2022

    Da un orologiaio a trecento cronometristi. Un impegno crescente e uno sviluppo tecnologico costante hanno portato Omega alla trentesima presenza come Cronometrista Ufficiale dei Giochi Olimpici. Un anniversario che si celebra da domani alle Olimpiadi invernali di Pechino, dove il cronometraggio Omega metterà in campo 200 tonnellate di attrezzature.

    Una storia lunga (quasi) un secolo

    Le nuove tecnologie di cronometraggio presentate a Pechino 2022 sono l’evoluzione di un percorso iniziato esattamente novant’anni fa, nel 1932, quando Omega ricoprì il primissimo ruolo di cronometrista ufficiale alle Olimpiadi di Los Angeles. Quattro anni dopo, nel 1936, il brand partecipò ai suoi primi Giochi Olimpici Invernali con 27 cronometri meccanici e un solo orologiaio.

    L’era elettronica del cronometraggio Omega sulla neve è iniziata nel 1948 con le cellule fotoelettriche per le gare di pattinaggio. Posizionate a 2 o 3 centimetri sopra il ghiaccio, proiettavano un fascio di luce e bloccavano automaticamente il cronometro non appena il pattino del vincitore superava la linea del traguardo. Un vero e proprio start per un’evoluzione tecnologica segnata da molte pietre miliari. Come i cancelletti di partenza che debuttarono nelle gare di sci alpino a Cortina ’56. Oppure l’Omegascope, lanciato nel 1964, che portò in sovrimpressione sugli schermi televisivi i tempi delle prestazioni olimpiche.

    Nel 1980 Omega introdusse la tecnologia Game-O-Matic, in grado di calcolare e visualizzare la classifica nell’istante in cui uno sciatore tagliava il traguardo. Mentre il 1992 è stato l’anno del sistema Scan’O’Vision, arrivato a misurare i tempi con un’approssimazione di un millesimo di secondo.

    Elettronica d’avanguardia

    Naturalmente Omega non si avvale più di cronometri meccanici. Oggi conta il tempo elettronicamente con il Quantum Timer, che ha una risoluzione potenziata di un milionesimo di secondo. Mentre la fotocamera per photofinish Scan’O’Vision Myria, installata sulla linea del traguardo, cattura fino a 10mila immagini digitali al secondo, consentendo ai giudici di ottenere una visione chiara delle classifiche ufficiali e dei tempi di ciascun evento.

    Le Olimpiadi invernali di Torino 2006 hanno profondamente segnato l’evoluzione del cronometraggio Omega. Lì è stata lanciata la prima tecnologia wearable concepita per il pattinaggio: i transponder alle caviglie inviano e ricevono segnali via radio per implementare la precisione nella misura del tempo. A Vancouver 2010 sono poi arrivate la nuova pistola elettronica che accompagna lo start del cronometro con un segnale acustico e un lampo di luce; e la tecnologia Snowgate, il cancelletto di partenza utilizzato nello sci alpino. A Sochi 2014 il sistema di rilevamento del fischio dell’arbitro dell’hockey su ghiaccio.

    Il penultimo capitolo di questa storia, ancora tutta da scrivere, si è visto alle Olimpiadi di PyeongChang, dove i sensori di movimento e i sistemi di posizionamento hanno portato gli spettatori “dentro” le competizioni. Come? Ad esempio mostrando in diretta, grazie alle telecamere in pista e ai sensori indossati dagli atleti, la velocità di un bob o le posizioni nel pattinaggio di velocità.  

    Il cronometraggio Omega a Pechino 2022

    L’evoluzione di quella tecnologia, sviluppata appositamente per le gare di pattinaggio artistico su ghiaccio a Pechino 2022, permetterà nei prossimi giorni di rilevare altezza, lunghezza e durata di un salto. Con una serie di dati dal vivo, da casa potremo confrontare le esecuzioni dei pattinatori e analizzarne le performance. Novità anche per il pattinaggio di velocità: Omega utilizzerà un esclusivo sistema di tracciamento per rilevare una falsa partenza, e segnalarla tempestivamente al giudice.

    Da una disciplina all’altra, senza perdere tempo… Per competizioni sempre più precise e partecipate. Durante le gare di Pechino di hockey su ghiaccio, grazie al nuovo display in-game con led integrati intorno alla pista, i giocatori avranno davanti agli occhi informazioni cruciali come i tempi di gioco e i tempi di penalità.

    Quelle che si aprono domani sono (anche) le Olimpiadi del monobob, disciplina nota come la Formula Uno degli sport invernali. Che a Pechino fa il suo esordio ai Giochi Olimpici, con team tutti al femminile. Una sola atleta spingerà, guiderà e frenerà i bob lunghi poco più di 2 metri, leggerissimi (solo 130 chilogrammi), ma che possono raggiungere i 120 chilometri orari. Particolarmente significativo sarà dunque l’apporto tecnologico con cui Omega, che promuove il monobob fin dal 2011, accompagnerà le performance delle nuove atlete olimpiche. Consentendo a noi spettatori di individuare con esattezza dove e quando ciascuna di loro ha guadagnato o perso tempo.

    Tutti a Pechino. Lo spettacolo sarà coinvolgente. I tabelloni segnapunti ad alta risoluzione di Omega visualizzano informazioni in diretta, animazioni, foto degli atleti e immagini ottiche. Così il cronometraggio Omega renderà ogni gara uno spettacolo dal vivo.

  • News & previews – 29/1/2022. Le notizie della settimana

    News & previews – 29/1/2022. Le notizie della settimana

    Consueto appuntamento con le notizie dall’industria del tempo. Qui di seguito, una selezione di novità arrivate in redazione nella settimana che sta per finire. Tra gli argomenti trattati si trovano news di prodotto, special edition dedicate, partnership sportive, iniziative di product placement… Numerosi i riferimenti cinematografici, a tal punto da far sorgere un dubbio: che l’orologeria sia sempre più una forma di intrattenimento? Buona lettura.

    Che la Forza sia con te

    È uscito finalmente un nuovo esemplare di HYT. Il primo dopo il ritorno del marchio indipendente, che ora fa capo a Kairos Technology Switzerland, e dopo la nomina a Ceo del “nostro” Davide Cerrato (accanto) – ex Panerai, ex Tudor, ex Montblanc -, lo scorso novembre. La news si chiama Hastroid: ha un design ispirato alle navi spaziali e monta il modulo fluidico brevettato, “noto in tutta la galassia”. Nella versione Green Nebula, dal look verde fluo, il “precursore della nuova flotta di orologi HYT” qui è al polso di un inatteso Cavaliere Jedi…

    Non voglio mica la Luna…

    Poteva esimersi Omega dal tornare sulla Luna? Certo che no. Nemmeno sul grande schermo: ma questa volta il Moonwatch va oltre la superficie lunare e ci finisce “dentro”. In Moonfall, diretto da Roland Emmerich (quello di Indipendence Day), lo Speedmaster è sfoggiato dal protagonista, Patrick Wilson (accanto), e al polso dell’ex astronauta della Nasa vive incredibili peripezie. Il film apocalittico mette in scena infatti uno dei peggiori incubi: cosa accadrebbe se la Luna uscisse dall’orbita terrestre? Lo vedremo al cinema dal 17 marzo.

    L’ora dell’Uomo pipistrello

    Quattro volte Batman. Tanti sono i modelli che Police ha realizzato in partnership con Warner Bros per salutare il ritorno sul grande schermo dell’uomo pipistrello più amato di sempre. Il film The Batman (di Matt Reeves, con Robert Pattinson e Zoë Kravitz) sarà nelle sale il 4 marzo, ma il marchio italiano lo ha festeggiato il 17 gennaio a Dubai con un party. Dove ha presentato in anteprima gli orologi in limited edition (10mila esemplari worldwide): The Batman (accanto), Vengeance, Gotham City e Catwoman. News in vendita dal 4 febbraio.

    Andare in meta

    Fino al 2025, Breitling sarà Official Partner del Sei Nazioni. Il principale campionato di rugby, fra spettacolo e prova di forza, inizierà il 5 febbraio e fino al 19 marzo porterà in campo i migliori giocatori di Inghilterra, Irlanda, Scozia, Francia, Italia, Galles. Curiosa ricorrenza: le radici del Sei Nazioni risalgono al 1883, quelle di Breitling al 1884. Ma il marchio sarà coinvolto anche nel Sei Nazioni femminile, nelle Autumn Nations Series e nelle partite preparatorie della RWC 2023. Anche per questo diversi rugbisti sono entrati nella Breitling Squad.

    Barcelona mon amour

    Fanatici degli indistruttibili G-Shock e patiti dell’FC Barcelona, esultate! Non per l’ennesimo gol (auspicabile), ma per i nuovi GBD-H1000 e GBD-100, realizzati nei colori ufficiali della squadra, blu e granata. I due esemplari s’ispirano a Matchday: Inside FC Barcelona, la serie tv/documentario sul famoso club spagnolo, uno dei più seguiti al mondo. Anzi, “Més que un club” (in catalano, “Più di un club”), come ricorda il motto sui cinturini. I tifosi li possono trovare nel monomarca di corso Como a Milano e sull’ecommerce ufficiale dal 3 febbraio.

    Crypto news

    Siete i (fortunati) proprietari di uno o più Vacheron Constantin? Per voi la Maison ha creato The Hour Club. Non solo un club di intenditori: il sito vi permette di beneficiare del certificato digitale di proprietà dei/l vostri/o orologi(o). Basato sulla tecnologia Blockchain, garantisce l’autenticità e la tracciabilità durante tutto il ciclo di vita di ogni esemplare. Dati sicuri e non falsificabili perché protetti da cifratura. In più (se il vostro acquisto non è precedente a gennaio 2020) potrete avere una estensione della garanzia di sei anni. Iscrivetevi subito.

  • News & previews – 22/1/2022. Le notizie della settimana

    News & previews – 22/1/2022. Le notizie della settimana

    Consueto appuntamento con le notizie dal mondo delle lancette. Qui di seguito, una selezione di novità arrivate in redazione nella settimana che sta per finire. Tanti gli argomenti trattati: eventi in corso o in anteprima, riconoscimenti e borse di studio, ma anche operazioni di product placement e perfino missioni spaziali. A tanto arriva il marketing dell’orologeria. Che proprio non ha più confini…

    Ué, usciamo?

    Omega torna nello spazio. Questa volta per affiancare una missione di ClearSpace: la prima operazione di cattura di un satellite in disuso. Fase d’esordio di un progetto a lungo termine il cui obiettivo è creare un servizio di rimozione dei relitti spaziali che ruotano attorno alla Terra. Del resto, ne ha ben donde: non paghi di aver rovinato il Pianeta, abbiamo inquinato anche la nostra orbita. E adesso vogliamo andare pure su Marte… “A fare che, con chi, perché? Stiamocene alla casa…” (@Rootsie). Foto ClearSpace courtesy Omega.

    Per i futuri piloti

    In questo 2022 appena iniziato, Breitling celebra i 70 anni del Navitimer, sviluppato nel 1952 per l’Aopa (Aircraft Owners and Pilots Association), il club degli aviatori americani. Per celebrare l’anniversario, ha finanziato quindi un’apposita borsa di studio per giovani piloti. L’iniziativa (la prima di una serie realizzata per l’occasione) coprirà i costi di un intero corso di addestramento negli States. Per candidarsi, c’è tempo fino all’11 febbraio prossimo. Chissà se entro il 31 dicembre vedremo invece un nuovo Navitimer simile all’originale…

    L’Altiplano al cinema

    Piaget rinnova il legame con la settima arte. E partecipa a The 355, del regista Simon Kinberg. Che mette in campo un cast stellare, tutto al femminile: Penélope Cruz, Jessica Chastain, Diane Kruger, Lupita Nyong’o, Bingbing Fan. Azione, glamour e tanta bellezza sono gli ingredienti principali del film, girato in varie parti del mondo. E già uscito negli Usa, mentre non si sa ancora la data di lancio in Italia. Ma, quando sarà, occhi puntati sul grande schermo: per riconoscere le creazioni della maison, dagli orologi più celebri ai pezzi di alta gioielleria.

    Premio alla qualità

    Nomos Glashütte conquista la vetta della Highest Quality 2021. In Germania, un riconoscimento che riguarda tutti gli aspetti legati al concetto di qualità (prodotti, servizi, innovazioni, gradimento del cliente eccetera). Ed è il risultato di uno studio condotto dagli istituti indipendenti di ricerca IMWF e F.A.Z., che hanno raccolto e analizzato i dati – con strumenti di social listening e intelligenza artificiale – di milioni di fonti online. La Manifattura sassone ha conseguito un risultato di 100 punti, dando il lungo a marchi ben più famosi. Son soddisfazioni!

    Vacheron d’antan

    Per i cent’anni dell’Historiques American 1921, Vacheron Constantin si racconta in una bella mostra: Classic with a Twist. Allestita fino al 13 febbraio nella boutique monomarca di Milano (da Pisa Orologeria, in via Pietro Verri 9), riunisce una selezione di modelli storici che illustrano la libertà stilistica e l’effervescenza creativa della Maison dagli anni Dieci agli anni Trenta del ‘900. Esemplari che sono lo specchio dei cambiamenti sociali in atto a quell’epoca, riflesso dell’evoluzione dei gusti e dei costumi. Da non perdere.

    Da Ginevra con furore

    Si tiene dal 24 al 28 gennaio la LVMH Watch Week 2022, il primo appuntamento dell’anno con l’orologeria che riguarda i marchi del gruppo francese. Quindi Bulgari, Hublot, TAG Heuer e Zenith presenteranno ai professionisti del settore (stampa e rivenditori) le novità del momento. L’evento si svolgerà solo in digitale (e prevede quindi esclusivamente presentazioni online) e farà da traino anche a lanci di altri marchi. Il che vuol dire che la settimana prossima social, blog e forum saranno invasi dai nuovi orologi di questi brand. Siete avvisati…

  • Trésor con quadrante in malachite: la tradizione joaillerie di Omega

    Trésor con quadrante in malachite: la tradizione joaillerie di Omega

    I quadranti in pietra dura sono “un classico” dell’orologeria fin dagli anni Sessanta. Nascono dalla creatività dell’epoca, dominata da uno spiccato senso cromatico e da una forte tendenza alla sperimentazione. Convivono di solito con i movimenti meccanici ultra-piatti, che lasciano abbastanza spazio nella cassa per l’adozione di gemme tagliate in lamine, sottili certo ma più ingombranti dei soliti dischi in ottone o in oro. Si accostano spesso a bracciali fantasiosi – a volte morbidi come tessuti, altre rigidi come sculture -, creati dall’abilità dei maestri orafi. E vanno così a comporre autentici pezzi di alta gioielleria, rimasti nella memoria collettiva e nella storia di particolari maison. Nel solco di questa tradizione si inscrive anche il nuovo Omega Trésor con quadrante in malachite.

    Omega, del resto, ha un passato di tutto rispetto nella produzione di orologi-gioiello ricchi di pietre. Basti pensare alla collezione About Time di Andrew Grima, datata 1970; che era composta da 55 esemplari dalle forme quasi organiche, con grandi cristalli di quarzi fumé o cabochon lattei di pietre di luna. O ancora alle creazioni del decennio successivo, dai nomi femminili (Jennifer, Thiphaine, Carlotta, Minerva) o favolosi (Mille et Une Nuits, Dimension 4), con i quadranti in lapislazzuli, occhio di tigre, onice; che talvolta portavano la firma di celebri designer come Luigi Vignando o Irene Spiellmann, e si aggiudicarono perfino prestigiosi premi tipo le (varie) Rose d’Oro di Baden-Baden.

    Il quadrante in malachite del Trésor

    Con la sua cassa rotonda (36 mm di diametro), il nuovo Trésor ha di sicuro uno stile più consueto di quegli storici precedenti; e d’altronde il gusto contemporaneo poco tollererebbe gli eccessi formali e le estrosità degli anni Settanta. Ma ne è un erede ideale per il quadrante in malachite, appunto, una gemma inorganica che merita un breve approfondimento. Si tratta di un minerale a base di rame appartenente alla classe dei carbonati – il cui nome preciso è idrossicarbonato di rame, e Cu2CO3(OH2) la formula chimica. Ed è infatti la presenza del rame a donarle il colore verde intenso, in certi punti tendente al nero, con le caratteristiche striature più chiare, generalmente concentriche.

    In natura la malachite si rinviene proprio all’interno dei giacimenti di rame, soprattutto in Africa (Zaire e Zambia), in Russia (nella regione degli Urali), in Australia e negli States (Arizona). Mentre in Italia la si trovava nelle miniere dell’Isola d’Elba e in Sardegna. Dopo l’estrazione, la pietra è lavorata con una certa facilità grazie alla durezza non elevata (3,5/4 nella scala di Mohs); richiede tuttavia qualche attenzione perché sprigiona polveri tossiche (se respirate). Una volta tagliata in frammenti della grandezza richiesta, subisce vari passaggi alla mola per assumere la forma desiderata – un disco, nel caso del quadrante del Trésor -; e infine è lucidata così da far risaltare la lucentezza vitrea.

    Il design particolare

    Erede ideale degli esemplari-gioiello di mezzo secolo fa, dicevo, il Trésor con quadrante in malachite non avrà la loro esuberanza, ma presenta ugualmente qualche guizzo di dosata originalità. La lunetta e le anse, per esempio, sono profilate da due file di diamanti incastonati in dégradé e in posizione asimmetrica; un decoro che crea un potente dinamismo nell’estetica della cassa. Altri dettagli di stile sono poi i lunghissimi numeri romani, applicati e anch’essi leggermente asimmetrici, realizzati in oro Moonshine come le lancette Dauphine. Ricordo che l’oro Moonshine è una lega esclusiva sviluppata da Omega, dal tono più chiaro rispetto al consueto oro giallo.

    Sempre in oro Moonshine è infine il bracciale dalla speciale texture, fatto con una particolare maglia metallica (ne abbiamo già parlato qui), dall’effetto simile alla corteccia di un albero. All’esterno mostra una superficie irregolare, quasi rugosa alla vista ma piacevole al tatto; all’interno invece nasconde la tipica trama, composta da fitti anelli allineati e compatti. Al polso comunque mantiene la flessibilità e il comfort della lavorazione mesh. In alternativa esiste però un cinturino in pelle di alligatore dal colore coordinato al quadrante. Al di là dell’estetica, la scelta fra cinturino e bracciale influisce notevolmente sul prezzo del Trésor con quadrante in malachite: 15.900 euro vs. 31.900 euro.

  • News & previews – 27/11/2021. Varietà di cronaca

    News & previews – 27/11/2021. Varietà di cronaca

    Concentrato di notizie brevi provenienti dall’industria orologiera. Spigolature dai comunicati stampa e dai giornali specializzati per tenervi informati sullo spettacolo di arte varia offerto dal mondo delle lancette. Fatti di cronaca per restare al passo con quello che succede – non solo in Italia, ma in ogni dove – nel Villaggio globale dell’orologeria.

    Appuntamento a Dubai

    Prosegue fino a domani la Dubai Watch Week, il più importante evento orologiero in Medio Oriente. Lanciata nel 2015 dal rivenditore Ahmed Seddiqi & Sons, quest’anno è tornata in presenza all’interno del Dubai International Centre. Che fa dunque da vetrina per 50 marchi circa – fra brand indipendenti o di grandi gruppi; ma ospita anche masterclass, meeting, forum in cui gli appassionati possono confrontarsi con gli esperti del settore e gli addetti ai lavori. Come ogni piattaforma culturale che si rispetti. As-salamu alaykum…

    Tale madre tale figlia

    Nuova boutique Omega a San Francisco. Al taglio del nastro c’erano il Presidente e Ceo Omega Raynald Aeschlimann, il Presidente Omega per gli Usa Arnaud Michon più le madrine Cindy Crawford e Kaia Gerber, il cui stacco di gamba ha colpito gli astanti. La sera, poi, mega-party con tanti ambasciatori e friends of the brand, tra cui gli atleti Dalilah Muhammad, Noah Lyles, Armand “Mondo” Duplantis e Michelle Wie, gli attori Justin Hartley e Antoni Porowski, il musicista Nick Jonas, le ex astronaute Kathy Sullivan e Nicole Stott…

    Uno showroom per l’anniversario

    Ulysse Nardin ha inaugurato uno showroom privato, nel centro di Le Locle. Lo spazio di 175 m2 si trova in un edificio storico in rue de Jardin 3 (della famiglia fondatrice del marchio), ma è allestito con un modernissimo stile minimal fatto di arredi in legno e alcantara. Qui trovano posto le collezioni storiche e attuali della Maison, che in questo 2021 ha celebrato il 175° anniversario. Peccato solo non sia aperto al pubblico, se non in rari casi: come nelle Giornate del Patrimonio orologiero, organizzate ogni due anni dal Cantone di Neuchâtel.

    Il Crash piace ai rapper

    Il prossimo 2 dicembre, a Firenze, la casa d’aste Pandolfini disperderà una raccolta di importanti Orologi da polso e da tasca, esposta in questi giorni a Palazzo Ramirez-Montalvo. Tra gli highlights – oltre ai Rolex, Patek Philippe, Piaget, Omega, Vacheron Constantin -, spicca un raro Crash Watch firmato Cartier London (del 1991, con cassa in platino e movimento Le Coultre, a carica manuale). Non disponibile la quotazione. Ma pare che il modello sia tornato di moda dopo che è stato visto al polso di Kim Kardashian, Kanye West, Jay-Z…. Robe da matti.

    Ristorazione come luogo d’incontro

    Il 23 novembre scorso, in Franciacorta, la Guida Michelin Italia ha assegnato tante nuove stelle alle tavole del Bel Paese (e confermato tutte le tre stelle esistenti). Ma anche 4 Premi Speciali dedicati ai maestri, alla teatralità di sala e agli astri nascenti. Fra questi, il premio Michelin Chef Mentore 2022 by Blancpain è andato a Nadia Santini (del ristorante tri-stellato Dal Pescatore a Canneto sull’Oglio). Che ha commentato: “Le cucine possono anche diventare uno spazio di comprensione, complicità e supporto reciproco”. Come non essere d’accordo?

    Dalla parte della scienza

    Anche quest’anno Rolex è partner del Festival delle Scienze. La manifestazione, che si tiene a Roma (Auditorium Parco della Musica, 22/28 novembre), è intitolata Le sfide; e si svolge in formato ibrido, con oltre 100 eventi (mostre, conferenze, work-shop) online e in presenza. Ma la maison ginevrina partecipa anche con gli interventi dei vincitori dei Rolex Awards 2021, e di un ricercatore inviato sull’Everest nella spedizione organizzata con il National Geographic. In linea con il Perpetual Planet pensiero. (Foto courtesy Rolex/National Geographic).

  • News & previews – 20/11/2021. Un minestrone di notizie

    News & previews – 20/11/2021. Un minestrone di notizie

    Concedeteci la metafora gastronomica: è ben giustificata. Tra le news – fresche fresche – della settimana, ce n’è una che riguarda anche la cucina. Così questa pagina risulta assemblata con una miscela di ingredienti – pardon, argomenti – di diverso genere, dagli annunci più seri alle varie amenità. Che comunque vi trasmettono il giusto sapore dell’orologeria contemporanea. Perché – come si dice… – tutto fa brodo, no?

    A proposito di Fusion

    Continua la campagna di “acquisizioni” di Hublot, che ha ingaggiato come ambasciatore Eneko Atxa. Forse per attirare i palati più fini: lo chef di origini basche vanta tre stelle Michelin per il ristorante Azurmendi, non lontano da Bilbao – ma ne ha conquistate cinque in tutto, nei suoi vari locali. Nella sua cucina c’è la stessa filosofia fusion seguita a Nyon: un mix di prodotti del territorio ed elementi della tradizione, interpretati in modo innovativo. Noi l’abbiamo assaggiata e possiamo dire che mangiare da lui è un’esperienza mistica. Da provare…

    In bocca al lupo, Gianmarco

    Gianmarco Nicoletti è il nuovo Brand manager di Ulysse Nardin per l’Italia e Malta. Ex LVMH, ex Richemont Group, a dispetto della giovane età ha già accumulato molta esperienza, lavorando soprattutto a contatto con i rivenditori e i clienti finali. Insomma, un uomo con il polso del mercato. E che sembra tagliato su misura per la marca del gruppo Kering anche per altri dettagli più personali: parla perfettamente francese e inglese, e nel tempo libero pratica vela e alpinismo, per avere la giusta scarica di adrenalina. Buon lavoro, Gianmarco!

    È successo a Hollywood

    Il 13 novembre si è tenuta l’11a edizione degli Hamilton Behind the Camera Awards, i premi per le maestranze che lavorano “dietro le quinte” delle produzioni cinematografiche. L’evento, organizzato con la rivista Los Angeles Confidential, ha coinvolto fra l’altro artisti del calibro di Kristen Stewart, Javier Bardem, Kirsten Dunst, Maggie e Jake Gyllenhaal. A conferma del legame che esiste fra Hamilton e il mondo di Hollywood – semmai ce ne fosse stato bisogno. (Foto Randy Shropshire / Getty Images for Los Angeles Confidential courtesy Hamilton).

    Time to celebrate

    Omega illumina il Natale di Burlington Arcade, a Londra, con una speciale installazione che celebra James Bond. In vista del 60° anniversario della spia più famosa al mondo, la maison svizzera ha trasformato la galleria che collega Bond Street a Piccadilly – meta dello shopping di lusso – in una spettacolare passerella, con giochi di luci, installazioni e decori ad hoc. All’inaugurazione c’erano pure l’attore Rory Kinnear e il produttore Michael G. Wilson. (Foto David M. Bennett / Dave Bennett / Getty Images courtesy Burlington Arcade).

    L’usato ai grandi magazzini

    Nuovo indirizzo, a Milano, per gli appassionati di “usato sicuro”: la prossima settimana Watchfinder & Co. inaugura una boutique in Rinascente. La celebre piattaforma di orologi di seconda mano, già presente nella capitale lombarda con lo showroom di Villa Mozart, prosegue così la propria politica di espansione globale. Che questo mese l’ha già vista aprire un temporary shop a Parigi, da Printemps Haussmann, e un altro negozio a Zurigo, da Bongénie-Grieder. Del resto si sa che il secondo polso tira più di un carro di buoi…

    News per i più pigri

    Si sa: con la pandemia, la tecnologia digitale ha avuto un’evoluzione senza precedenti. Per avvicinare il più possibile l’esperienza online a quella offerta in boutique, Vacheron Constantin lancia il suo e-commerce. Offre così un esclusivo servizio di vendita e conciergerie in Italia, Francia, Germania, U.K. e Giappone. Gli appassionati della Maison potranno quindi selezionare l’orologio tra i modelli disponibili sul sito e avere la consulenza di specialisti sempre a disposizione. Dopo l’acquisto riceveranno l’orologio direttamente a casa. O dove vorranno…

    C’era una volta…

    OpsObjects ha scelto il talent show Amici per presentare la nuova collezione di orologi. La campagna, che accompagnerà il programma di Maria De Filippi in onda su Canale 5 fino al 5 dicembre, s’intitola Time is now. Ispirata a una delle fiabe più note e amate, Cenerentola, ha il volto (e il polso) di Ludovica Pagani. L’influencer e testimonial del brand incontra il suo “principe azzurro” durante una festa in maschera e si fa notare proprio grazie all’orologio, moderna “scarpetta” che alla fine ricongiungerà gli amati. E vissero tutti felici e contenti!

  • News & previews – 13/11/2021. I tanti aspetti dell’orologeria

    News & previews – 13/11/2021. I tanti aspetti dell’orologeria

    Consueto aggiornamento dal mondo delle lancette. La rassegna di oggi tocca argomenti eterogenei ma estremamente attuali: aste, testimonial, sponsorizzazioni, beneficenza, premi, curiosità… Come sempre, le notizie e le anticipazioni delle nostre brevi di cronaca rimandano alle tante sfaccettature dell’orologeria contemporanea, impegnata su numerosi fronti. Fra marketing, storia e sostenibilità.

    Speedmaster da primato

    Foto courtesy Phillips

    Asta da record per Omega: lo scorso 5 novembre, Phillips Ginevra ha battuto uno Speedmaster CK2915 del 1957 per 3.115.500 franchi svizzeri. Il cronografo, ricercatissimo dai collezionisti, è stato il primo ad avere la scala tachimetrica sulla lunetta anziché sul quadrante e a montare il celebre calibro 321 con ruota a colonne. Questo esemplare, in buone condizioni, ha il quadrante “Tropical” color cioccolato, virato dal tempo come il materiale luminescente delle lancette Broad Arrow, e una grafica unica, con la O del logo ovale. Chissà chi è l’acquirente…

    Batman parcheggia in via Verri

    Pisa Orologeria è diventato distributore esclusivo per l’Italia e per l’Europa della 1989 Batmobile X Kross Studio. Un fedele modellino dell’esclusiva supercar di Batman così com’era nel film di Tim Burton, ma in versione orologio da tavolo, con ore e minuti riportati su due cilindri. La Batmobile in miniatura, ma con tanto di ruote funzionanti, è realizzata in alluminio e al posto del motore ha un calibro a carica manuale con 30 giorni di autonomia. Gli appassionati potranno trovarla nel flagship store milanese. Info: Pisa Circle.

    Il SeaQ, la scelta di Ryan

    Ryan Pyle è il nuovo global ambassador di Glashütte Original. Personaggio eclettico (fotografo, regista, scrittore, scalatore, conduttore e produttore tv), l’avventuriero canadese è entrato perfino nel Guinness dei primati per aver compiuto (con il fratello) il viaggio in moto più lungo in un solo Paese, la Cina. Da bravo globetrotter, si è messo al polso come compagno di viaggi un Senator Cosmopolite. Ma, dopo aver visitato la Manifattura, a settembre, lo ha sostituito con un più robusto SeaQ. Subito testato nel Parco Naturale della Svizzera Sassone.

    Hublot di nuovo in pista

    Anche la famiglia di ambasciatori di Hublot si allarga. New entry, la star dello sci alpino Corinne Suter. Una fuoriclasse, che ha debuttato in Coppa del mondo a 17 anni e ha conquistato titoli e premi in discesa libera e Super G. «Scio per me stessa e non contro qualcun altro. Non voglio essere più veloce degli altri, ho solo voglia di migliorarmi», spiega la campionessa mondiale di velocità. «Proprio come Hublot, che rende ogni orologio, ogni nuovo materiale un’opportunità per migliorare sé stesso e spingere oltre i propri limiti». Così parlò Corinne.

     

    Sempre in sella

    Dal 4 al 7 novembre scorso, in occasione della 123a edizione di Fieracavalli, all’interno di Jumping Verona si è svolta come di consueto l’unica tappa italiana della Longines Fei World Cup, la Coppa del mondo di salto ostacoli. Di cui la Casa della clessidra alata è al contempo title sponsor, cronometrista e orologio ufficiale, grazie all’accordo siglato illo tempore con la Federazione Internazionale Equestre. L’appuntamento, attesissimo, quest’anno ha puntato i riflettori sulla nuova Longines Master Collection. Per la gioia delle signore presenti.

    Auto d’epoca, che passione

    Si è tenuto sabato 9 ottobre il 15° Trofeo Milano. Evento ricorrente per gli amanti dei motori d’antan, la gara di regolarità – organizzata dal Club Milanese Automotoveicoli d’Epoca (CMAE) – quest’anno ha riunito 78 vetture e una quarantina di moto, per il piacere di innumerevoli curiosi. Sponsor: Breitling. Che nel cortile del Castello Sforzesco ha schierato la sua squadra di dream cars: una Shelby Cobra, una Chevrolet Corvette e una Ford Mustang. Fonte di ispirazione per la nuova capsule collection di cronografi Top Time Classic Cars.

    Arte di carta… e da polso

    Eberhard & Co. è di nuovo a fianco di WopArt, la fiera d’arte internazionale dedicata alle opere su carta. Organizzata “in presenza” dal 18 al 21 novembre al Centro Esposizioni di Lugano, ma affiancata da una versione digitale, prevede mostre, conferenze e dibattiti. Da visitare anche la lounge aperta da Eberhard & Co. e dall’Orologeria Mersmann, dove sarà esposto il nuovo Chrono 4 21-42. Che festeggia 20 anni di vita della collezione creata da Palmiro Monti, nella cornice dei lavori dell’artista Francesco Guerzoni e del suo Museo ideale.

    Aiuti alla Ricerca

    Il Paris Brain Institute è un centro internazionale di ricerca scientifica e medica, all’interno dell’Ospedale Pitié-Salpêtrière. Ha come scopo lo studio del cervello e lo sviluppo di trattamenti per le malattie neurologiche. Richard Mille ne promuove i lavori dal 2012, ma ora ha raddoppiato l’impegno con la creazione di un “Club dei Sostenitori”. Perché schierarsi a favore del progresso scientifico è davvero importante. (Accanto. Jean Todt, il Presidente dell’Istituto Gérard Saillant e Richard Mille. Foto Emmanuel Fradin courtesy Richard Mille).

    Orologeria tra lusso e riciclo

    Panatere ha vinto il “Responsibility and Sustainability” Award al Luxury Innovation Summit, il 21 ottobre scorso, a Ginevra. Il raduno, organizzato da Luxury Venture Group, Porsche Schweiz e Vontobel giovani, rivolge i premi ai marchi emergenti e alle startup che sviluppano soluzioni innovative per l’industria del lusso. Non solo. L’azienda di Saignelégier, specializzata nella produzione di acciaio riciclato destinato (anche) all’orologeria, ha annunciato di aver iniziato la costruzione di una fornace solare regionale nel cuore della Watch Valley.

  • Omega Speedmaster Chronoscope: il tempo è fatto a scale…

    Omega Speedmaster Chronoscope: il tempo è fatto a scale…

    Si sbagliava Oscar Wilde quando diceva che «l’unico fascino del passato è che è passato». Il fascino del passato, almeno in orologeria, sta nel fatto che può ritornare. Zitto zitto, quando meno te lo aspetti, eccolo lì che compare sotto forma di un orologio dalla forma familiare o dal nome già orecchiato da qualche parte… Stavolta è toccato a Omega. Il marchio è infatti sceso nelle viscere della sua storia e, come fanno i minatori con l’oro, è tornato alla superficie con un nome che gli appassionati conoscono, Chronoscope, abbinandolo a un altro nome mitico (anzi, forse IL nome mitico) della Maison: Speedmaster. Risultato, la nuova collezione Omega Speedmaster Chronoscope, che ho potuto toccare e provare di persona.

    Omega Speedmaster Chronoscope: qualche passo indietro

    Giusto per completezza, ricordo che il primo Chronoscope risale al 1885, anno in cui il fondatore di Omega, Louis Brandt, realizzò il primo cronoscopio: uno strumento che serviva a determinare con precisione la durata di un fenomeno. Era un orologio da tasca, che ho avuto il privilegio di avere tra le mani durante la presentazione dei nuovi Speedmaster Chronoscope: da brividi.

    Usato da medici, soldati e altri professionisti, fu riproposto da Omega in versione da polso tra gli anni ’30 e ’40, sempre caratterizzato da ciò che lo rendeva uno strumento professionale: la presenza sul quadrante della scala pulsometrica, telemetrica e tachimetrica.

    Il ritorno fugace del nome Chronoscope nella collezione De Ville nel 2007 portò a un orologio che non aveva nulla del suo antenato in termini tecnici ed estetici. Un pezzo non proprio indimenticabile (pur se mosso da un calibro coassiale) e, non me ne vogliano gli amici di Omega, pure bruttarello. Soprattutto perché mancava la firma distintiva, le tre scale. Sulle quali vale spendere qualche parolina, provando a non annoiarvi con spiegazioni da secchione.

    La scala telemetrica

    In soldoni, è un tipo di scala che consente, attraverso un calcolo basato sulla differenza di velocità di propagazione delle onde sonore rispetto alla luce, di ottenere l’indicazione della distanza di un evento visibile e udibile. L’impiego più classico era, ahinoi, il calcolo della distanza delle artiglierie nemiche durante le guerre.

    Poiché la luce viaggia più velocemente del suono, non appena un soldato scorgeva all’orizzonte il bagliore del fuoco nemico, attivava il cronografo; lo fermava quando il proiettile esplodeva, calcolando sulla scala telemetrica la distanza percorsa dal bolide. Naturalmente, così come le scale tachimetrica e pulsometrica, anch’essa funziona se abbinata a un cronografo.

    La scala tachimetrica

    Qui non ci sarebbe bisogno di spendere troppe parole, visto che questo tipo di scala è presente su quasi tutti i cronografi, dai più raffinati ai più economici. A volte anche a sproposito ma questa è una opinione personale. È, in sostanza, uno strumento di misurazione che, utilizzato insieme al cronografo, consente di convertire in velocità, o unità all’ora, il tempo trascorso in secondi.

    Unità non a caso (la parola Units è infatti incisa su molte lunette), perché un tachimetro è un arnese neutro, direi quasi democristiano: può infatti utilizzare pressoché qualsiasi unità di misura, dalle miglia ai chilometri, fino ai nodi nautici.

    E, già che siamo in casa Omega, ricordo che il marchio ha un primato non indifferente. Con lo Speedmaster, nel 1957, per la prima volta questa scala uscì dal quadrante, installandosi comoda comoda nella lunetta tachimetrica. Inamovibile ancora oggi.

    La scala pulsometrica

    È forse la più affascinante delle tre, perché ha a che fare direttamente con la carne viva di noi mortali. Grazie alla lancetta dei secondi del cronografo centrale, il pulsometro misura la frequenza cardiaca su una base di 15 o 30 pulsazioni (30 per l’Omega Speedmaster Chronoscope).

    Si avvia il cronografo, si contano i battiti corrispondenti alle pulsazioni e si consulta la posizione della lancetta dei secondi sulla scala per determinare la frequenza cardiaca, espressa in battiti al minuto. Una funzione molto apprezzata dai medici nell’era pre-digitale (almeno fino agli anni ’60), oggi un po’ demodé vista l’abbondanza di diavolerie medicali elettroniche.

    Il cronografo con scala pulsometrica deriva dal cronografo medicale, il primo vero cronografo prodotto oltre 300 anni fa, grazie allo zampino del medico britannico John Floyer. Fu il primo a misurare la frequenza cardiaca nelle visite di routine, utilizzando la lancetta dei minuti di un orologio a pendolo o una clessidra. Ma non gli bastavano.

    Si rivolse a un orologiaio, Samuel Watson, chiedendogli di adattare un orologio in modo che potesse essere usato per misurare la frequenza del polso. Ne creò uno che includeva una seconda lancetta e una leva speciale per bloccare il meccanismo all’occorrenza. Era il 1695. Floyer impiegò così l’orologio come strumento di precisione per le sue misurazioni cliniche, confrontandone la regolarità con una clessidra per minuti, utilizzata come standard.

    Ci vollero più di 200 anni perché l’orologeria svizzera si rendesse conto dell’impiego diffuso di cronografi da parte dei medici durante le loro visite. Negli anni ‘20 cominciarono così a essere introdotte le scale pulsometriche nei quadranti degli orologi con funzione cronografica.

    Omega Speedmaster Chronoscope: finalmente…

    E dopo questi (spero non troppo) noiosi excursus tecnico-storici, finalmente l’orologio. Partiamo dalla cassa dell’Omega Speedmaster Chronoscope. Sono 43 mm di solido acciaio (a parte una versione speciale cui accennerò tra poco), che grazie alle anse relativamente corte “alla Speedmaster” sono ben vestibili anche da un polso smilzo da 16 cm come il mio. Fidatevi, l’ho provato. E visivamente, la cassa appare quasi un 42, se non un 41 mm.

    Merito, forse, del quadrante, sulle cui finiture Omega non si è risparmiata, come da tradizione. Spostandoci dal réhaut verso l’interno, la scala dei minuti è seguita da una corona lavorata con finiture circolari che ospita gli indici arabi applicati. Seguono le tre scale, telemetrica, pulsometrica e tachimetrica, quest’ultima a complemento di quella incisa sulla lunetta esterna, per calcolare le durate oltre il minuto. Il tutto completato dai contatori dei piccoli secondi e delle 12 ore, anch’essi rifiniti con lavorazione circolare.

    Movimento al top

    Nella cassa è ospitato il calibro Omega Co-Axial Master Chronometer 9908. Senza tirarla troppo per le lunghe, il nome del movimento ci fa già capire che si tratta di una fuoriserie. Intanto, è un calibro Co-Axial, quindi con scappamento coassiale.

    In breve, esso trasmette energia tramite forze tangenziali erogate da componenti che si muovono in senso radiale, così che il contatto tra il dente della ruota di scappamento e la leva d’impulso è breve e rapido. Si riduce così l’attrito generato nello scappamento, che non necessita di lubrificazione e imprime all’orologio una regolarità di marcia sul lungo periodo. In una parola: vantaggioso.

    Poi, è certificato Master Chronometer dal Metas, l’ufficio metrico della Confederazione svizzera. In una parola: preciso. Anche se sulle certificazioni di precisione i discorsi da fare sono ampi e diversi, come potete leggere qui e qui. Per cui passo oltre. Perché oltre che vantaggioso e preciso, questo calibro è bello da vedere, come potete leggere nelle didascalie.

    Ed è pure prezioso…

    Per lo Speedmaster Chronoscope, Omega non si è risparmiata in termini di offerta. L’orologio è infatti disponibile in sette referenze, sei delle quali si distinguono tra loro per l’abbinamento di quadranti, bracciali e cinturini: quadrante blu con bracciale in acciaio o cinturino in pelle tipo vitello; quadrante argento con bracciale in acciaio o cinturino in pelle blu tipo alligatore; quadrante argento “Panda” con bracciale in acciaio o cinturino in pelle nera tipo racing. Le versioni braccialate costano 8.700 euro, quelle con cinturino 8.400.

    E poi c’è la versione lussuosa. Qui niente acciaio, ma una lega speciale che i moderni alchimisti di Omega hanno sviluppato non tra calderoni e alambicchi, ma nei moderni laboratori di Bienne. Si chiama Bronze Gold ed è già stata utilizzata in altri orologi del marchio, come il Seamaster 300. Mescola in percentuali diverse oro (37,5 per cento), argento e palladio.

    I risultati sono una tonalità che si colloca tra quella dell’oro Moonshine e quella dell’oro Sedna e una resistenza alla corrosione e al viraggio di colore. Terzo risultato, un sensibile aumento di prezzo: 14.100 euro, solo con cinturino in pelle.

    Il pelo nell’uovo… pardon… nel quadrante

    Tutto molto bello, quindi? Al 99,9 per cento sì, ma se non faccio il pignolino rompiscatole non sono contento. Perché lo 0,1 per cento che mi ha soddisfatto meno alla prova e alla visione dell’Omega Speedmaster Chronoscope sta proprio nelle scale sul quadrante, che tendono ad affollarlo e a essere poco leggibili per chi, come me, da vicino fa un po’ fatica (l’età avanza…).

    Per carità, nulla di paragonabile ai modelli del passato, con quadranti ancora più piccoli e scale stampate con numeri come formichine. E poi, onestamente, sarei curioso di vedere quanti possessori dell’orologio si divertiranno a calcolare la distanza di un temporale estivo usando la scala telemetrica…

    Però è un prezzo da pagare all’operazione nostalgia di Omega. Che, lungi dall’avere solo ragioni estetiche, ha un obiettivo ben concreto: offrire all’appassionato del marchio un’opzione – bella – sotto il prestigioso cappello Speedmaster.

    Ce la farà a diventare un orologio di successo? Probabile, perché il prodotto è figo e ha ottimi argomenti di vendita. Il resto lo faranno i consumatori e il mercato, con i suoi andamenti. Perché, si sa, anche nel business il mondo è fatto a scale…

  • Omega Seamaster 007: l’orologio di Bond, James Bond

    Omega Seamaster 007: l’orologio di Bond, James Bond

    Ho già scritto molto sul film, sul personaggio e sul suo rapporto con Omega. Detto questo, passiamo all’orologio.
    Mai come questa volta il concetto di “Bond Watch” è stato vicino al pubblico comune, a tutti noi. E questo – lo dico subito – mi piace. Mi piace sia questo concetto, sia l’orologio. Mi lascia più freddo il lunghissimo nome (Omega Seamaster Diver 300m Co‑Axial Master Chronometer 42 mm 007 Edition) che preferisco abbreviare in Omega Seamaster 007.

    Ma come, mi dirai, tu che hai sempre detto di non voler intervenire sui gusti estetici, mi cadi sull’orologio di 007 dicendo che ti piace? È vero, ti rispondo. Hai ragione. Ma a parte il fatto che l’eccezione conferma la regola, in questo caso dovete un po’ difendervi da quel che dico, almeno relativamente all’estetica “pura”. Effettivamente le mie perversioni relative al gusto non sono poche e potrebbero spingermi in direzioni da non condividere. Mi piace, sì, ma io mi riferisco soprattutto a quella parte di estetica che sconfina con la tecnica, trovando in questo caso un equilibrio interessante.

    Bilanciamento tecnico-estetico

    Sembra il solito Seamaster, ma non lo è. Parlo di estetica. Il bracciale, ad esempio. Per trovarne uno simile (ma non uguale) in maglia milanese di titanio bisogna andare sul Seamaster Ploprof 1200m. Che però non ha quell’effetto di “pressato” che rende l’Omega Seamaster 007 più comodo al polso del Ploprof. Probabilmente il Ploprof ha bisogno di un bracciale più sviluppato in verticale rispetto a quanto avviene sul Seamaster 007. Altrimenti tende a sbilanciarsi sul polso. Non che un cinturino in maglia milanese sia particolarmente originale, lo so, ma se è realizzato in filo di titanio lo diventa. Non voglio dire che quello dei due orologi citati (Ploprof e 007) sia unico, ma raro, rarissimo, lo è di certo.

    E poi – attenti – non è che la cassa dell’Omega Seamaster 007 sia di quelle che vedi tutti i giorni. Per trovare una cassa in titanio del diametro di 42 millimetri, devi scomodare il modello in titanio (appunto) e tantalio, che però ha un cinturino totalmente diverso, meno originale. E comunque qui la cassa è stata rivista e modificata nelle dimensioni. Non parlo di diametro, ma di spessore. Il “trucco” sta nell’aver utilizzato non il solito vetro bombato, ma uno di quelli, sempre in zaffiro sintetico, a forte curvatura periferica. Un vetro “box”, tanto per intenderci.

    Non è un cambiamento di poco conto. Perché questo minor spessore della cassa, unito al minor peso del titanio, rende più stuzzicante alternare l’uso del bracciale con quello di un cinturino Nato. Che è una buona idea non solo per risparmiare più di mille euro: l’Omega Seamaster Diver 300m Co‑Axial Master Chronometer 42 mm 007 Edition costa 9.200 euro che scendono a 8.100 per quella con cinturino Nato. Ma anche per scapricciarsi con varianti cromatiche personali. Altre notazioni tecniche le lascio, come al solito, per le didascalie alle foto, così non appesantisco troppo il testo.

    L’Omega Seamaster 007: caratteristiche…

    Parlando in generale, l’Omega Seamaster 007 non si discosta poi molto dalla collezione Seamaster di serie. Anche se l’impressione è che alcuni dettagli potrebbero far parte di una evoluzione gradualmente applicata a tutti i modelli.

    L’Omega Seamaster 300m è una collezione d’orologi con tenuta stagna garantita, appunto, fino alla pressione di 30 atmosfere. Tanta impermeabilità serve davvero a chi scende in profondità con uno scafandro sul quale è fissato l’orologio, oppure per chi lavora in ambienti iperbarici “asciutti”. Non a caso è presente la valvola di decompressione, che serve per la fuoriuscita dell’elio eventualmente penetrato nella cassa: di solito in quelle condizioni si respira infatti una miscela di ossigeno ed elio.

    La valvola non è automatica, ossia non è composta da una molla che scatta da sé quando la pressione interna alla cassa supera di circa 3 atmosfere la pressione esterna alla cassa. Si tratta di una scelta spesso effettuata da professionisti che preferiscono fidarsi di sé stessi piuttosto che di una molla non direttamente controllabile. Che, magari nel tempo, potrebbe bloccarsi o avere difficoltà nel tornare in sede dopo l’uso. La soluzione manuale viene semplicemente considerata più affidabile da molti professionisti. Ma solo perché più facilmente controllabile.

    …e dettagli che mi piacciono

    Un altro dettaglio molto interessante dell’Omega Seamaster 007 è l’uso del Super-LumiNova di un colore definito “vintage”. Un color sabbia che al buio si illumina tutto di azzurro, eccezion fatta per il punto luminescente al 12, sulla lunetta girevole, e per la lancetta dei minuti. In questo caso al buio il colore è verde.

    Personalmente, poi, apprezzo moltissimo la chiusura Naiad del fondello. Si tratta di una variante della chiusura a baionetta, apprezzabile non soltanto perché consente di posizionare in modo sempre uguale il fondello (cosa che con quelli avvitati è di fatto impossibile), ma anche perché elimina il rischio di maltrattamenti alla guarnizione di tenuta.

    Una bella soluzione che sarebbe fantastico adattare un giorno anche sulla corona. Oggi come oggi è praticamente impossibile per via del rapporto fra dimensioni e robustezza del dispositivo; ma sembra che in parecchi ci stiano lavorando attivamente e magari gli sforzi saranno coronati da successo. Jaeger-LeCoultre aveva proposto anni fa la chiusura Compressor, ma sembra averla abbandonata proprio per le critiche sulle “eccessive” dimensioni.

    Due parole sul titanio

    Negli orologi vengono generalmente utilizzate leghe di titanio fra la 2 e la 5. La scelta viene fatta, di solito, in base ad esigenze di lavorazione (la 2, ad esempio, viene considerata dai tecnici più facile da spazzolare, la 5 più facile da lucidare) e meno in relazione alla resistenza, che comunque è elevatissima. Il titanio più puro va dal grado 1 al 4, ma non è detto che sia la purezza a determinarne il valore. Dal grado 5 iniziano le leghe che si suddividono in una enorme quantità di gradi. Circa 40, ma la catalogazione delle leghe è in continua evoluzione.

    Ognuno di questi gradi, più o meno come avviene per la catalogazione degli acciai, ha poi la possibilità di trasformarsi in varianti concepite per usi specifici. Ad esempio, sia l’acciaio 316L (usato da quasi tutta l’industria orologiera) che il 904H (usato quasi esclusivamente da Rolex) sono leghe “di base” sulle quali le singole marche possono chiedere ai fornitori specifiche varianti. Altrettanto avviene per il titanio, con la differenza di una situazione che oggi appare ancora molto aperta a soluzioni sperimentali.

    Riguardo al Seamaster 007, in cui Omega ha utilizzato un titanio grado 2, mi chiedo con quale diavolo di pressione e temperatura si sia riusciti a dare al bracciale l’effetto “appiattito” che non era presente nel Ploprof. E mi chiedo anche come si sia riusciti a lavorare le piccole parti che compongono la chiusura pieghevole del bracciale. Ma io sono solo un divulgatore, non un tecnico specifico. Io posso solo notare e far notare alcuni dettagli. Sui quali però mi riprometto di tornare.

    Il Calibro 8806

    È una variante aggiornata del Calibro 8806, uno dei migliori movimenti meccanici industriali – se non il migliore – attualmente in produzione. Spirale in silicio, bilanciere ad inerzia variabile, scappamento Co-Axial, automatismo di carica efficace in entrambe le direzioni, anti-magnetismo ai massimi livelli, finitura di notevole qualità… È un movimento che Omega utilizza in una vasta gamma di orologi, che spazia dal Railmaster al Seamaster 007, appunto.

    Ah, dimenticavo che la frequenza di funzionamento è di 25.200 alternanze/ora. Ma la percezione – guardando la lancetta dei secondi – è di una velocità superiore, perché il Co-Axial fornisce alla ruota di scappamento tre impulsi ad alternanza invece dei soliti due. La differenza con il Calibro è l’assenza di datario. Una scelta che condivido dal momento che il datario (piccolo) è una delle poche cose migliorabili di questo movimento. Sul quale c’è ben poco da dire: frutto di investimenti colossali, è ai massimi livelli, almeno per quanto riguarda la produzione industriale. Ho provato a sottoporlo a parecchie “torture” (qui abbiamo verificato la resistenza ai campi magnetici di un suo “cugino”), ma senza mai riuscire a metterlo in crisi.

    L’Omega Seamaster 007 insomma è un orologio degno di Bond, James Bond. Ma soprattutto degno del nostro polso, anche in virtù di un rapporto eccellente fra prezzo e qualità.

  • Le cronache di PDV. A Milano, serata Omega a Villa Necchi Campiglio

    Le cronache di PDV. A Milano, serata Omega a Villa Necchi Campiglio

    Terminata l’emergenza pandemica che aveva impedito lo svolgersi di meeting ed eventi mondani, riprendiamo Le cronache di PDV, interrotte a febbraio dello scorso anno. Ovvero i racconti del nostro inviato, Paolo De Vecchi, che condividerà con voi i suoi Percorsi di Viaggio. A cominciare da questa esclusiva serata Omega

    Le cronache di PDV – Percorsi di Viaggio XVII

    Lo scorso giovedì 23 settembre, a Milano, si è tenuta la presentazione di un nuovo modello Omega, lo Speedmaster Chronoscope. Rivolta a piccoli gruppi di giornalisti sia italiani che stranieri presso l’Hotel Il Duca, è stata organizzata dallo staff (al gran completo) che eravamo abituati a vedere in occasione di Baselworld. Un gradito ritorno al futuro di quella che si preannuncia essere la rinnovata e reinventata normalità. Con la ripresa degli incontri per l’esposizione e la spiegazione delle novità, ulteriormente rafforzati da un evento internazionale. La serata Omega, con il Presidente e Amministratore delegato Raynald Aeschlimann a fare da padrone di casa, era immersa in un meraviglioso contesto che ne ha esaltato la bellezza.

    La serata Omega a Villa Necchi Campiglio

    Il momento culminante è stato infatti l’appuntamento a Villa Necchi Campiglio, con la suggestione del farsi sera nell’incantevole giardino con piscina e una miriade di candele accese. E poi la possibilità di visitare quella è stata un’abitazione a lungo vissuta dalla ricca borghesia industriale milanese. Una casa su due piani, progettata nel 1930 dall’architetto Piero Portaluppi, uno dei massimi interpreti del Razionalismo Italiano. Percorrendone le sale, si percepisce ancora l’eco del bel vivere dei proprietari. Tra la passione collezionistica per oggetti e opere d’arte, la cura per la “moderna” coerenza dell’arredamento e i fastosi ricevimenti con amici e personalità nei più disparati campi.

    Nella piacevolezza del clima settembrino, non più caldo né umido, la cena è stata servita in una struttura creata per l’occasione nel giardino. Apparecchiata su un unico tavolo, lungo e stretto, ha visto i commensali gli uni di fronte agli altri, separati da una sola fioriera, lunga come il tavolo. Maestro di cerimonia Carlo Cracco. Che ha proposto, con il suo ormai proverbiale gusto estetico e culinario, caviale e risotto con l’astice accompagnati da Sauvignon Terlano; filetto gratinato e Pinot Noir Lechburg; quindi dolce di mascarpone e frutto della passione, con Moscato d’Asti Saracco.

    Alla serata Omega hanno partecipato un centinaio di invitati, tra giornalisti di settore (i soliti noti italiani, ma anche molti provenienti dai maggiori mercati europei) e “amici della marca”. Come l’influencer Beatrice Valli (quasi 3 milioni di follower che, aggiunti a quelli del marito Marco Fantini, pure lui presente, raggiungono quota 4 milioni); l’ostacolista statunitense medaglia d’argento a Tokyo 2020 Dalilah Muhammad; o ancora il nuotatore olimpico Alex Di Giorgio e il modello americano Alton Mason.

    Lo Speedmaster Chronoscope

    La giornata dedicata al nuovo cronografo Speedmaster Chronoscope non avrebbe davvero potuto avere miglior lieto fine, visto che questo orologio s’ispira a un modello degli anni 1940… E l’originale sarebbe stato certamente ben visto al polso degli esigenti e raffinati signori che all’epoca frequentavano Villa Necchi Campiglio.

    L’orologio riprende dagli esemplari d’antan la presenza sul quadrante delle tre scale di misurazione (tachimetrica, telemetrica e pulsometrica) concentriche e i due contatori; aggiornato invece il diametro della cassa, portato a 43 millimetri. Il movimento meccanico a carica manuale è il calibro Omega 9908, corredato dell’ormai consueta certificazione Master Chronometer, rilasciata dal Metas. Abbellito dalla decorazione a raggiera del grande ponte, visibile dal fondello, per lo smistamento delle funzioni cronografiche adotta il sistema di ruota a colonne; mentre un particolare trattamento Diamond Like Carbon riveste i bariletti, come protezione antiusura.

    Fin dal giorno della presentazione il cronografo è disponibile nelle boutique Omega. Quattro le referenze, con la versione basica in acciaio accompagnata da una ben più ricca. Che mette in scena l’ultima esclusiva della maison di Bienne: la nuova lega Bronze Gold, in cui il rame (componente del bronzo) non si ossida. Ed è nobilitata – anche allo sguardo – dalla presenza di materiali pregiati come l’oro (37,5 per cento), l’argento e il palladio.   

  • James Bond, Omega e il tempo (per morire) che non c’è

    James Bond, Omega e il tempo (per morire) che non c’è

    Omega entra nella vita di James Bond in una fase avanzata della sua maturità: l’agente segreto ne ha già passate tante e le esperienze ne hanno mutato il carattere. Si intuisce, insomma, la dimensione profonda che prenderà di lì a qualche tempo. E sceglie il proprio orologio al di fuori di ogni schema, di ogni moda, di ogni consuetudine.

    Parlare di James Bond come fosse una persona reale può apparire strano: tutti sappiamo che si tratta di un personaggio nato dalla fantasia di Ian Fleming. Al tempo stesso è uno dei rari personaggi “di fantasia” a possedere una tridimensionalità, una completezza rara per i protagonisti della letteratura e del cinema.

    Una profondità di campo che ha origini precise: Ian Fleming – che non è certo un grande scrittore, ma piuttosto un affabulatore di grande fascino – usa molti elementi autobiografici, sui quali innesta i propri desideri (Bond è quel che Fleming sogna d’essere). Vi aggiunge probabilmente alcuni ricordi del fratello maggiore (Robert Peter Fleming, vero agente dell’MI6 ed anche lui scrittore). Per spingersi infine nel tentativo di trasformare se stesso in Bond, innescando un logico processo distruttivo che lo porterà a morire giovane, d’infarto, e comunque molto, molto prima di Bond, James Bond.

    Fleming muore nel 1964, mentre al cinema impazza Goldfinger, il terzo film della serie. Wikipedia apre la biografia dello scrittore con una frase tanto melodrammatica da far comprendere in quale misura Bond e Fleming si fossero fusi. Nella fantasia di Fleming, ovviamente. “I have always smoked and drunk and loved too much. In fact I have lived not too long but too much. One day the Iron Crab will get me. Then I shall have died of living too much”. (“Ho sempre fumato e bevuto e amato troppo. In effetti ho vissuto non troppo a lungo, ma troppo. Un giorno il Granchio d’acciaio mi agguanterà. Allora sarò morto per troppo vivere”).

    La profondità del personaggio

    Bond, James Bond nasce da questo mosaico d’elementi. Ed è un personaggio di forza straordinaria, a patto però di avere un interprete completo, in grado di rendere, sia pure senza velleità intellettuali, questa completezza.

    Il lusso è importante, per Bond, forse addirittura essenziale, ma c’è anche la profondità del Bello che viene prima del Costoso. Quando deve servire la patria Bond lo fa senza limiti e senza risparmiarsi scomodità e ristrettezze, perché sa sempre scovare qualcosa di buono, un lusso, appunto, anche nella periferia economica del mondo.

    Persino quando usa il proprio fascino sulle donne Bond non è un banale sciupafemmine: attira l’attenzione con il suo aspetto, certo, ma conquista le Bond girls con qualcosa di ben più profondo della comune seduzione fisica. Nei film c’è sempre un momento magico in cui non si uniscono solo i corpi, ma si instaura una profonda sintonia di cuore e mente. Bond non è un volgare collezionista di donne, ma un serio amante; talvolta estemporaneo, come usava a quei tempi, però un amante che incide spesso sulla vita delle Bond girls; e fa persino affiorare il buono che c’è nelle eroine apparentemente negative, talvolta facendole cambiare in modo radicale. Bond, James Bond rispetta le donne e loro se ne rendono conto. Non è un volgare ammaina mutande, lui.

    Bond quello vero, e Bond quelli finti

    Ma c’è pure, sempre, un velo di sarcasmo. Che è sostanziale. Molti lo definiscono humour britannico, ma ancora una volta la realtà di Bond è più complessa del British style. Del resto non è un caso se Sean Connery era scozzese fino al midollo, la meteora George Lazenby australiano, Dalton gallese, Brosnan irlandese e Craig cresce in quel laboratorio di personalità umane che è Liverpool.

    Solo Roger Moore è un vero British, ma ciò non porta nulla di buono. Benché il Bond di Moore sia piuttosto apprezzato nei “leggeri” anni Ottanta, c’è qualcosa in lui che non torna. Non è il fisico da “bello, sì, ma con preoccupante tendenza alla pinguedine”; e forse non è nemmeno quel tocco caricaturale da londinese un po’ arrogante. Piuttosto Moore è Roger Moore che finge d’essere James Bond: piace a chi sogna d’essere un agente segreto, ma toglie spessore, toglie vita al personaggio.

    Moore, che pure sarà Bond per sette volte (un primato) delude. Ma certo non quanto Timothy Dalton che, pur essendo un buon attore, “entra” in Bond come l’olio nell’aceto. Un’esperienza fallimentare che dura due film soltanto (nel 1987 e 1989) e richiede un’indispensabile pausa rigenerativa di sei anni. Solo il tempo fa metabolizzare certe brutte esperienze.

    Omega adotta Bond, James Bond

    Bond rinasce nel 1995, sorprendentemente, con Pierce Brosnan. La sorpresa, in realtà, è solo per il pubblico: la produzione ci crede tanto da combattere ferocemente per avere Brosnan, allora ingabbiato da problemi contrattuali. Ma dovrà aspettare più di due anni per ottenerlo. I produttori sanno che Brosnan è quello giusto: riesce ad avere le due espressioni essenziali di Bond (sarcastica e seria), senza bisogno di recitare, perché le ha fin dalla nascita. Il sopracciglio mobile ma non altezzoso, già usato espressivamente da Sean Connery, fa tornare Bond ad essere persona più che personaggio.

    E Brosnan non è una sorpresa nemmeno per Omega, che proprio a partire da lui adotta James Bond. “Adotta” non è una parola esagerata perché quella di Omega non è una semplice sponsorizzazione, che altrimenti verrebbe usata in ben altro modo. Bond non sventola il proprio orologio come faceva l’attore Moore, ma lo tiene al polso come ciascuno di noi. È una parte di sé che non ha bisogno d’ostentare e che entra in azione solo se e quando la storia lo richiede. Non è una scelta da poco, negli anni in cui la televisione ci ha ormai abituati a continue interruzioni pubblicitarie e a un product placement spudorato.

    Omega non lavora con Brosnan, non “compra” Brosnan né il personaggio. Il Seamaster di Bond è una presenza discreta (come nella vita di qualunque persona al mondo) che entra in scena poche volte, solo quando è necessario. Bond, lo capiscono tutti, non passa la vita a consultare il proprio orologio, nemmeno per esigenze commerciali. Ed è interessante notare che i tanti Bond watches prodotti da Omega in serie speciale non compaiono quasi mai nei film: sono edizioni speciali per i collezionisti, che proprio per questo li apprezzano. Bond, James Bond, solitamente porta al polso un modello rigorosamente di serie.

    James Bond e Nicolas G. Hayek

    Si può obiettare che tanta discrezione potrebbe non essere farina del sacco di Omega: magari è stata imposta dai produttori. Ma la cosa non è credibile sia alla luce dei non brillanti trascorsi immediati (due film oggettivamente scarsi e sei anni di pausa per farli dimenticare) che in relazione alle abitudini dell’epoca. Nessuno dirà mai la verità sull’argomento, ma è probabile che, al momento del contratto, si sia parlato molto di Bond e poco di invadenti presenze pubblicitarie. Tutto lascia supporre, insomma, che il rispetto dei produttori per James Bond sia stato serenamente condiviso dai dirigenti di Omega. E io ne ho la prova indiziaria.

    Durante una manifestazione a Bregenz, Austria, nel settembre 2008, venne presentata una collezione di Swatch ispirati ai cattivi dei film di Bond, alcuni dei quali erano presenti a firmare i “loro” orologi. Nell’intervista a Nicolas Hayek (intervista che verteva più che altro su temi economici: Hayek aveva previsto l’entità della crisi economica allora alle porte) feci anche domande “di alleggerimento”: gli chiesi, ad esempio, se ci sarebbero stati orologi dedicati alle Bond girls. Mi guardò stupito: «Ma sei pazzo, Augusto? Bond è un gentiluomo: non lo permetterebbe mai».

    Poco dopo chiesi se potesse aver senso uno Swatch Bond. «Credo di no», mi rispose Hayek. «Bond ha uno stile di vita che non gli consente distrazioni. Il pericolo, per lui, può arrivare in qualunque momento e quindi ha bisogno di un orologio pressoché indistruttibile in ogni istante. Lui non può permettersi preziosi orologi complicati, eleganti ultrasottili e nemmeno momenti di gioco con Swatch: ne va della sua vita».

    Anche per Hayek (proprietario, fra l’altro, di Omega come di Swatch) Bond, James Bond, era prima personalità a tutto tondo e poi personaggio. Una personalità così forte che quando il vero (vero?) James Bond, un ornitologo piuttosto apprezzato cui Fleming aveva scippato il nome (il suo libro Birds of the West Indies, compare nella scena iniziale di Die Another Day – La morte può attendere), presentò il passaporto al gate di un aeroporto, gli venne negato l’imbarco. Bond, James Bond, era un altro e lui un impostore tanto fuori di zucca che avrebbe anche potuto presentarsi con i documenti di Napoleone o Leonardo da Vinci.

    E poi arriva Craig il misterioso

    Dopo quattro film, Pierce Brosnan lascia Bond a Daniel Craig. Comincia con il rifacimento di Casino Royale (2006), di cui c’era una versione televisiva del ’54 ed una comica del ’67, con David Niven. Il giovane Bond si guadagna il doppio zero della licenza d’uccidere. Contestato dai fan prima dell’uscita del film, Craig ad alcuni appare subito dopo tanto credibile da far sospettare d’essere il migliore in assoluto.

    Il film successivo, Quantum of Solace (2008), conferma la maggior profondità di campo del Bond/Craig. È un film di vendetta, con aspetti cupi, ma sembra anche essere quello in cui Bond, ancora giovane, perde la spensieratezza per acquisire un cinismo talvolta così disperato da apparire debolezza umana. Parte delle riprese si svolge in quella stessa Bregenz in cui, pochi mesi dopo, Nicolas Hayek presenterà gli Swatch dei “cattivi”.

    Infine, Skyfall (2012) e Spectre (2015). In quattro film con Daniel Craig, Bond passa dalla giovinezza alla fase matura della vita; dall’entusiasmo alla testardaggine di un uomo adulto che vorrebbe portare a termine il proprio lavoro (liberare il mondo dai cattivi) pur rendendosi conto che è impossibile.

    È questo l’uomo di cui Omega condivide con grande rispetto l’evoluzione. L’impressione è che sarebbe ormai sciocco parlare di sponsorizzazione: Bond, semmai, sembra scegliere da sé l’orologio di una marca che, nella sua lunga storia, ha raggiunto una maturità stabile; eppure, ancor ricca di futuro. Come lui.

    Perché è Lui, qualunque maschera indossi, comunque si travesta (da bolso Moore, da ironico Brosnan o da saggio Craig), che osserviamo sullo schermo, con ammirazione crescente. Lui, Mister Bond, James Bond. Che torna a fine settembre 2021 con No Time to Die, 25° episodio della vita di Bond, quinto e ultimo film di Daniel Craig come agente 007, nel quale… Muore o non muore? Non voglio anticipare nulla, ma solo suggerirvi di andare a leggere il testo della canzone di Billie Eilish.

    Detto questo, la prossima volta parliamo dell’orologio.

  • Torna Bond con il suo Seamaster. E Omega lo anticipa con uno spot tv

    Torna Bond con il suo Seamaster. E Omega lo anticipa con uno spot tv

    Eccolo finalmente! Con tutti gli scongiuri del caso, dal 30 settembre (dall’8 ottobre negli Stati Uniti) arriverà al cinema l’ultimo sofferto episodio della serie 007 No time to die. In coincidenza con l’evento – ma con qualche settimana di anticipo sulla data di uscita della pellicola in sala – Omega lancia la nuova campagna dedicata al Seamaster Diver 300M 007 Edition. Come abbiamo già avuto modo di scrivere qui, è infatti questo l’orologio che vedremo al polso di James Bond in azione nella sua 25a avventura. Le caratteristiche dell’esemplare realizzato dalla casa orologiera svizzera sono anticipate nel nuovo spot televisivo.

    Cassa di 42 mm di diametro e bracciale in maglia milanese, il Seamaster Diver 300M 007 Edition è interamente realizzato in titanio (grado 2). Il movimento è il calibro 8806 Co-Axial Master Chronometer, con scappamento Co-Axial, spirale in silicio e 55 ore di autonomia. A carica automatica, è certificato cronometro dal Metas; ha superato cioè i severi test imposti dall’Istituto svizzero di metrologia circa precisione, affidabilità e resistenza ai campi magnetici, certificati fino a 15mila gauss. È quindi perfetto per resistere alle acrobatiche azioni che impegneranno l’agente segreto nato dalla penna di Ian Fleming in missione dalla Giamaica a Londra, dai Sassi di Matera alla Norvegia.

    Lo spot televisivo del Seamaster Diver 300M 007 Edition offre un eloquente spoiler di quanto ci attende sul grande schermo. Le immagini derivano infatti direttamente dalla pellicola diretta da Cary Joji Fukunaga e mostrano il cast completo degli attori. Daniel Craig, protagonista per la quinta volta consecutiva nei panni dell’agente segreto James Bond 007. Rami Malek (premio Oscar per Bohemian Rapsody) nella parte del super-cattivo Safin. Ralph Fiennes nel ruolo di M. Léa Seydoux nei panni della donna di Bond, Madeline Swann. E poi Naomie Harris nel ruolo di Miss Moneypenny e la nuova Bond Girl Ana De Armas.

    A causa della pandemia, l’uscita al cinema di No time to die è saltata più volte, e posticipata dal mese di aprile del 2020 fino a questi giorni. E sarà molto probabilmente anche l’ultima volta che vedremo l’attore inglese Daniel Craig interpretare il rude James Bond. In molti stanno infatti puntando su Regé Jean-Page, super-sexy e garbato duca di Hastings della serie Netflix Bridgerton, come futuro interprete di 007. Nel caso, vedremo con quale stile porterà al polso il prossimo Omega a tema. 

    Omega firma, infatti, gli orologi dell’agente segreto al servizio di sua Maestà fin da GoldenEye, avventura del 1995. E da allora il Seamaster fa parte dei must di Bond, insieme alle Aston Martin e al Vesper Martini. Ma ne riparleremo. L’importante è poter finalmente andare al cinema per vedere sul grande schermo No time to die (e gustare la colonna sonora interpretata dal nuovo fenomeno della musica pop Billie Eilish). Nell’attesa possiamo goderci la nuova campagna di Omega, anche sui social. Mentre quei fortunati dei londinesi – fino al 12 settembre – vedono la proiezione dello spot sugli schermi giganti di Piccadilly Circus.

  • Omega e le Olimpiadi, fra Tokyo e fantascienza

    Omega e le Olimpiadi, fra Tokyo e fantascienza

    Oggi iniziano i Giochi olimpici di Tokyo 2020. Terminiamo il discorso su Omega e le Olimpiadi, facendo il punto sui modernissimi sistemi di cronometraggio messi in campo dal Cronometrista ufficiale

    E alla fine le Olimpiadi di Tokyo sono iniziate, non ostante la pandemia. Non è solo una questione di conservare qualche sponsor per contenere i danni economici. I primi a volere i Giochi olimpici sono proprio gli atleti, quelli che per quattro anni (anzi, cinque in questo caso) hanno lavorato, sofferto e sudato per arrivare alle Olimpiadi nella miglior forma possibile. È per loro, il danno maggiore derivante da un eventuale annullamento.

    Per molti è l’appuntamento fondamentale, il vero inizio o la fine di una carriera per cui hanno impegnato sé stessi oltre ogni ragionevolezza di chi non ne condivide le motivazioni. Che in certi casi sono economiche, è vero – e infatti più di un atleta professionista ha rinunciato proprio per non mettere a rischio i contratti con gli sponsor. Ma, nell’economia totale degli sport ammessi ai Giochi olimpici, la maggior parte degli atleti cerca ancora l’appuntamento con la Storia, cerca la soddisfazione personale o persino il riscatto da una vita difficile. Cerca i valori puri dello sport, in definitiva.

    Omega e le Olimpiadi: vera rivoluzione?

    Qualcuno ha pensato che parlare di “rivoluzione” Omega relativamente ai Giochi olimpici fosse un’esagerazione, un tentativo di compiacere Omega e il suo impegno sportivo. A me, sinceramente sembra il contrario. Vedete, la rivoluzione non sta tanto nei sistemi di cronometraggio sempre più precisi. Quello è “normale” progresso tecnologico. La rivoluzione vera è aver superato il “semplice” concetto di stabilire un corretto ordine di premiazione (come richiesto per primi dagli organizzatori, sommersi dalle critiche del pubblico e degli atleti) per mettersi al servizio degli atleti. Che è una cosa molto complessa.

    Vuol dire che gli atleti possono seguire e rivivere ognuna delle proprie prestazioni anche per migliorarsi. Possono confrontare la propria prestazione con quella degli altri atleti per capire le differenze, per capire i sia pur minimi errori. Nell’equitazione, ad esempio (ancora “lei”, con un rimando alla Storia), si possono confrontare direttamente i percorsi delle gare ad ostacoli, cercando poi di ottimizzarli. E così via.

    Sono certo che in un futuro non troppo lontano si arriverà a creare veri e propri avatar degli atleti con programmi di confronto diretto. E persino con la possibilità di evidenziare gli errori commessi. Del resto già oggi la maggior parte dei programmi di training (in palestra come in attrezzi dedicati, anche da polso) sono tutti figli o nipoti della rivoluzione Omega nel cronometraggio sportivo.

    Il cronometraggio Omega: la strumentazione

    Oggi, la linea di arrivo è filmata da una macchina sistemata in alto per una visione ottimale, che trasmette alla cabina di regia immagini digitali al ritmo di 2000 fotogrammi al secondo. E che quindi consente di misurare la posizione d’ogni atleta al duemillesimo di secondo. In realtà c’è anche uno strumento (la versione moderna dei contasecondi) in grado di spingersi oltre, fino al milionesimo di secondo. Prendete un secondo, dividetelo in un milione di parti…

    L’apparecchiatura per misurare le gare di velocità è composta essenzialmente da una serie di centraline elettroniche per la gestione dei dati; le centraline sono alimentate a batteria, per evitare errori introdotti dalla corrente alternata o, peggio ancora, vuoti dovuti a temporanee mancanze di corrente. Un vero e proprio groviglio composto da decine di chilometri di cavi doppi (la prudenza non è mai troppa) unisce le centraline; collegate a loro volta ad una serie di terminali e, infine, al computer sistemato in una cabina di regia per i cronometristi. Che dei cronometristi d’una volta hanno ormai solo il nome.

    Il cronometraggio Omega: la partenza…

    Il primo dei terminali è proprio la pistola rossa dello starter, costituita da flash e da un generatore di suono. Quando lo starter preme il grilletto, il dispositivo produce un suono, emette un flash luminoso ed invia l’impulso di avvio ai contasecondi elettronici. Il suono viene trasmesso agli altoparlanti sistemati su ciascun blocco di partenza. L’altoparlante su ogni blocco di partenza serve a far sì che il suono della pistola giunga contemporaneamente a ciascun atleta: nelle gare con linea di partenza sfalsata, come i 400 metri, questo accorgimento può rivelarsi determinante.

    Gli stessi blocchi di partenza sono in realtà un terminale tecnologicamente avanzato. Negli appoggi per i piedi è incorporato un sensore di spinta (certi atleti arrivano a sviluppare una spinta di 160 chilogrammi), utile anche per rilevare le false partenze; un anticipo superiore al decimo di secondo (tempo medio di reazione allo sparo) fa suonare un allarme nelle cuffie dello starter, il quale provvede immediatamente a sparare il secondo colpo che annulla la partenza.

    …la gara e l’arrivo

    Se la partenza è regolare, il tempo intermedio è rilevato da una cellula fotoelettrica – posta, nelle gare brevi, a metà percorso, mentre per le gare sulla distanza le cellule sono sistemate ogni 100 metri. All’arrivo il tempo compare immediatamente su un tabellone elettronico, ma è una rilevazione “falsa”, sempre leggermente superiore al tempo reale della gara. Per esigenze televisive, infatti, si comunica immediatamente il tempo rilevato da due cellule fotoelettriche poste pochi centimetri dopo la linea d’arrivo; una all’altezza delle braccia, l’altra del petto degli atleti: ma solo il petto ha valore agli effetti del cronometraggio.

    In realtà, alla fine della gara i tecnici in cabina di regia esaminano febbrilmente, fotogramma per fotogramma, il filmato realizzato nei 4 millimetri prima del traguardo. È questo, esatto al duemillesimo di secondo, il tempo ufficiale della gara. Comunicato – sempre sullo stesso tabellone ma con approssimazione al millesimo – meno di un minuto dopo il termine della gara.

    Incidentalmente, le cellule fotoelettriche sono sistemate pochi centimetri dopo il traguardo proprio perché in tal modo il tempo sarà sempre più lungo della misurazione ufficiale; quindi l’eventuale record non dovrà mai essere seguito dalla delusione di una smentita. Il cronometraggio di Omega è sempre solidale con gli atleti, che possono in qualunque momento entrare in contatto con i cronometristi, fare domande, verificare, partecipare ai controlli.

    Collegato alle apparecchiature di cronometraggio c’è anche un anemometro per misurare la velocità del vento a favore, comunicata 10 secondi dopo la fine della gara. Se la velocità del vento supera i 2 metri al secondo, l’eventuale record mondiale non può essere omologato. E se la precisione al duemillesimo di secondo non dovesse essere sufficiente per individuare il vincitore?

    In questo caso il computer (ovviamente munito di un gruppo di continuità per evitare le conseguenze di un blackout) può rapidamente elaborare i fotogrammi, con un programma di grafica, per consentirne la massima decifrabilità. L’apparecchio visualizza un’immagine larga 1 pixel e alta 2.000, con una velocità di scansione di 2.000 fotogrammi al secondo, appunto. La lunghezza dell’immagine, invece, è determinata dal distanziamento degli atleti. Ma anche in questo Omega si sta spingendo oltre, verso risoluzioni apparentemente impossibili.

    Avatar in gara

    Una curiosità finale: il cuore di tutto il sistema continua ad essere un particolare orologio al quarzo, introdotto alle Olimpiadi di Londra del 2012, munito di circuito termocompensatore per evitare gli effetti negativi dovuti alle variazioni di temperatura. Rileva, come dicevo, il milionesimo di secondo. Ma è utile solo nelle gare in cui il tempo è l’unico parametro che conta, o quasi.

    In molti sport, dall’equitazione alla ginnastica artistica, dal climbing al volley, il tempo è solo uno fra i tanti parametri da tenere in considerazione. E allora si comincia a percorrere una nuova strada in più, resa possibile da apparecchiature elettroniche inedite. Grazie a sensori di ogni tipo (giroscopi elettronici, sensori di accelerazione, leggerissimi trasponder fissati al corpo degli atleti, tutti collegati con sistemi wi-fi a prova di hacker) si possono raccogliere diverse informazioni biometriche. Utili non solo per soddisfare la curiosità del pubblico, ma soprattutto per gli stessi atleti, che non sempre possono disporre di attrezzatura tanto perfezionate.

    Queste informazioni, talvolta ottenute anche con l’ausilio di laser a bassa potenza, consentono di creare un’immagine degli atleti e dei loro movimenti. Veri e propri avatar che ricostruiscono con estrema precisione i movimenti e i percorsi degli atleti. Spettacolo nello spettacolo, ma soprattutto un sistema completo per consentire a ciascun atleta di esaminare, analizzare ed eventualmente correggere il proprio comportamento in gara. Essere dalla parte degli atleti, appunto. È questa la vera rivoluzione di Omega, giunta alla propria ventinovesima Olimpiade. Pronta (quasi) per la trentesima.

  • Omega alle Olimpiadi: la rivoluzione del cronometraggio

    Omega alle Olimpiadi: la rivoluzione del cronometraggio

    E alla fine Omega alle Olimpiadi rivoluziona il cronometraggio sportivo. Abbiamo visto, nell’articolo precedente (qui) che Omega entra da protagonista nel cronometraggio grazie alla capacità di rispondere alle richieste tecniche delle associazioni di cronometristi. I quali, però, sono ben lontani dal comprendere fino a che punto il loro lavoro deve essere standardizzato. Il capriccio e le furbizie dei regolamenti sembrano dominare le Olimpiadi in un periodo in cui le prestazioni degli atleti sono sempre più simili e il rischio di confondersi si moltiplica. È proprio Omega la prima a capire che per uscire da questa situazione bisogna fare un salto tecnologico, automatizzando il cronometraggio delle Olimpiadi per azzerare o quasi gli errori umani. Errori che devastarono, letteralmente, i Giochi olimpici di Los Angeles del 1932.

    Gli inaccettabili limiti umani e l’imparzialità della tecnologia

    In ben cinque gare il primo e il secondo classificato avevano fatto registrare lo stesso tempo. Ma il caso clamoroso scoppiò quando Thomas Edward “Eddie” Tolan (Usa, 1908/1967) vinse i 100 metri piani su Ralph Metcalfe (Usa, 1910/1978), benché tutti avessero visto con chiarezza quest’ultimo tagliare per primo il filo di lana. I cronometristi (ce n’erano ben tre, all’arrivo, per ogni concorrente: il tentativo era di fare una media degli errori umani, diminuendone le conseguenze) avevano fermato il tempo di Metcalfe su 10,3 secondi, mentre dei tre di Tolan due si erano fermati a 10,3 e uno a 10,4. Alla fine il Presidente della giuria Gustavus T. Kirby – inventore tra l’altro del “Chronocinema” (una cinepresa che filmava la parte finale delle gare, sperimentalmente usata per rilevare i tempi al centesimo di secondo) – assegnò la vittoria a Tolan.

    Kirby motivò così la decisione: «I sette giudici e il sottoscritto hanno visionato il filmato del finale di gara diverse volte. Possiamo affermare che Tolan ha vinto e precisamente per 5 centesimi di secondo. Entrambi i concorrenti hanno raggiunto il nastro del traguardo nello stesso preciso momento, ma le regole puntualizzano che la gara è vinta solo quando il busto dell’atleta ha attraversato completamente la linea del traguardo indicata sul terreno. E Tolan l’ha attraversata prima di Metcalfe». L’anno seguente la regola fu modificata e da allora il vincitore è chi attraversa per primo la linea con qualsiasi parte del corpo. La cinepresa di Kirby fece una brutta fine e si riparlò di qualcosa di simile solo con l’introduzione del fotofinish.

    La brutta esperienza di Omega alle Olimpiadi di Los Angeles, in cui la Casa aveva introdotto i primi contasecondi sdoppianti – una importante innovazione tecnologica in grado di rilevare i tempi intermedi -, convinse i dirigenti che l’evoluzione del cronometraggio doveva necessariamente passare per un concetto fondamentale. Diminuire il peso dei cronometristi nel determinare le classifiche. Omega decise di volersi mettere al servizio degli atleti prima ancora che degli organizzatori, cercando di sviluppare sistemi automatizzati in grado di fornire risultati univoci e potenzialmente identici per ogni partecipante. Una vera e propria rivoluzione che ancor oggi è alla base del cronometraggio sportivo. Ma ci volle molto tempo.

    La tecnologia uccise le star del cronometraggio

    Il primo passo furono le cellule fotoelettriche. La prima fotocellula mobile e indipendente, in grado di resistere ad ampie variazioni di temperatura, fu costruita nel 1945 e utilizzata da Omega alle Olimpiadi di Londra del 1948. Come spiegava Omega: «Questo nuovo dispositivo sostituisce le limitate capacità visive dell’occhio nudo con una fotocellula estremamente sensibile, mentre i riflessi umani sono sostituiti da una corrente elettrica velocissima. Il principio si basa sull’utilizzo di un raggio di luce proiettato lungo la linea del traguardo. Nel momento in cui un corridore interrompe il raggio attraversandolo, i contasecondi si attivano. Poiché tutte le funzioni sono elettroniche, il livello di precisione è tale che i tempi potrebbero essere forniti al millesimo di secondo».

    E ancora: «Questo dispositivo supera di gran lunga tutti i precedenti. Grazie alla fotocellula, è possibile fare a meno di tutta l’attrezzatura speciale come il nastro del traguardo e il tubo idropneumatico». Era ufficialmente nato il moderno cronometraggio sportivo.

    Alle Olimpiadi di Helsinki, nel 1952, è il momento del quarzo, già da molto tempo usato negli orologi e ritenuto ormai affidabile. Almeno dai tecnici. I cronometristi erano più che perplessi, forse perché iniziavano a vedere la fine del proprio potere assoluto. L’Omega Time Recorder pesava 17 chili, funzionava ad una frequenza di 10 kHz, e non doveva dipendere da inaffidabili sistemi di alimentazione elettrica, sostituiti da una batteria. Era preciso ai 5 centesimi di secondo nell’arco delle 24 ore. Il cronometro era dotato di una stampante ad alta velocità in grado di stampare i tempi al centesimo di secondo, ma nulla di tutto ciò compare sui fotofinish ufficiali pubblicati all’epoca: dovevano essere tenuti segreti.

    L’Omega Time Recorder fu estremamente utile. Nella finale dei 100 metri, ad esempio, Lindy Remigino (Usa, 1931/2018) ed Herbert McKenley (Giamaica, 1922/2007) ottennero lo stesso tempo rilevato elettronicamente: 10,79 secondi; ma nell’elenco ufficiale dei risultati ai primi quattro corridori il tempo assegnato fu di 10,4 secondi. L’Omega Time Recorder non era ancora ufficialmente accettato.

    E vogliamo parlare del nuoto?

    Olimpiadi di Roma, 1960. Si utilizzò il rilevatore semi-automatico Swim-Eight-O-Matic, ma furono ancora i cronometristi, i giudici d’arrivo e gli arbitri a stabilire l’ordine d’arrivo dei concorrenti. La finale dei 100 metri stile libero fece gridare allo scandalo. È il brasiliano Manuel dos Santos il primo a girare dopo i primi 50 metri, ma è superato prima dall’australiano John Devitt e poi dall’americano Lance Larson che alla fine sembrò prevalere. L’americano uscì dalla piscina ed esultò, posando per i fotografi accanto a Devitt, ma in quel momento arrivò il giudice capo H. Runströmer. Guardò negli occhi Devitt e gli disse: «È lei il vincitore». Una decisione che lasciò tutti a bocca aperta. Urla e proteste. Il giudice capo svedese fu irremovibile e, regolamento alla mano, affermò: «Sono io che decido. E basta».

    Il retroscena: per ogni concorrente c’erano tre cronometristi. Per Larson avevano registrato 55.0, 55.1 e 55.1 secondi, mentre i tempi di Devitt erano tutti uguali: 55.2. Per i cronometristi era tutto chiaro. A bordo vasca c’erano però anche tre giudici che stabilivano chi fosse il vincitore, e tre che stabilivano chi fosse il secondo. Tra i giudici per il primo posto, due sostenevano che il vincitore fosse Devitt e solo uno era a favore di Larson. Tra i giudici per il secondo posto, due davano secondo Devitt e uno Larson. I sei giudici erano quindi tre contro tre. Fecero appello al capo giudice, che decretò Devitt vincitore stabilendo che i tempi dovessero essere ignorati. Si arrotondò allora il tempo di Larson a 55.2 secondi.

    La storia, fra proteste e ricorsi ufficiali, si trascinò per oltre un anno: le immagini al rallenty della Cbs dimostrano che Larson arrivò primo e le apparecchiature elettroniche – non ufficiali – lo confermarono, evidenziando un vantaggio di 0,06 secondi di Larson su Devitt. Ma i giudici non accettarono nessuna di queste prove. Nel 1961 Max Ritter, tesoriere del Comitato olimpico statunitense e membro del Comitato esecutivo della Fina, scrisse ai tecnici del cronometraggio Omega: «Un sistema con piastre di contatto automatiche, interamente automatizzato, sarebbe la soluzione migliore, ma temo ci siano ancora troppi ostacoli tecnici da superare».

    Omega alle Olimpiadi di Città del Messico

    Olimpiadi di Città del Messico, 1968: il cronometraggio manuale è sostituito da quello elettronico, sempre più automatizzato. Gli atleti non sono più schiavi delle decisioni di sia pur pochi giudici fuori di testa o dell’errore umano. A proposito di questo errore, per compensare l’allungamento dei tempi rilevati (a causa della più rapida reazione delle macchine rispetto ai cronometristi), gli atleti ebbero sistematicamente un abbuono di 0,05 secondi. Questa frazione di secondo corrispondeva al tempo necessario ai cronometristi per spingere il bottone di attivazione del contasecondi dopo aver visto il fumo prodotto dalla pistola dello starter. In realtà studi biometrici successivi dimostrarono che il ritardo medio poteva allungare i tempi di 0,24 secondi: un’eternità, nelle gare veloci. Un vero e proprio inghippo, l’ultimo, per non creare casino con i record registrati con il cronometraggio manuale. E l’ultimo errore.

    Le due novità di Omega più apprezzate dagli atleti furono il Photosprint e le piastre automatiche di contatto per le gare di nuoto. Il Photosprint Omega, messo a punto nel 1963, filmava i partecipanti, in tutte le competizioni di atletica, al passaggio della linea d’arrivo. La possibilità di sviluppare e stampare foto in soli 30 secondi, per la verifica dei casi dubbi, si rivelò determinante per la decisione, da parte degli organizzatori, di passare definitivamente al cronometraggio elettronico. I cronometristi tradizionali furono relegati al ruolo di riserve, nel caso di guasti tecnici. Non furono mai più necessari.

    Per il nuoto furono ufficialmente utilizzate per la prima volta piastre di contatto alte 90 centimetri, larghe 240 e immerse per due terzi nell’acqua. Le piastre reagivano al minimo tocco degli atleti, ma restavano insensibili all’onda anteriore prodotta dal moto del nuotatore. Il tempo non era più rilevato da una batteria di cronometristi: era lo stesso atleta, toccando la superficie della piastra, a fermare il contasecondi. Va anche notato come pistola dello starter, altoparlanti e segnale di inizio fossero finalmente sincronizzati per mettere ciascun atleta nelle stesse condizioni.

    Lo Swim-O-Matic, successore dello Swim-Eight-O-Matic, permetteva di misurare il millesimo di secondo, relegando nel dimenticatoio le dispute tra giudici e cronometristi. Tuttavia, nonostante l’efficacia degli strumenti elettronici di cronometraggio, i record di nuoto e atletica erano ancora prudentemente registrati al decimo di secondo. Stupidità e pregiudizi sono duri a morire, ma come vedremo la tecnologia di Omega alle Olimpiadi finirà per prevalere definitivamente. (Continua)

  • Il cronometraggio. Le Olimpiadi di Omega: storia, curiosità e laser

    Il cronometraggio. Le Olimpiadi di Omega: storia, curiosità e laser

    Alla fine le Olimpiadi di Tokyo 2020 si faranno nel 2021. Senza pubblico, senza qualche atleta che teme i contagi, ma si faranno. Il segnale lo ha dato alla fine della primavera proprio Omega, storico partner e sponsor dei Giochi olimpici. Come? Spedendo dalla Svizzera circa 400 tonnellate di attrezzature, 85 tabelloni per fornire al pubblico i risultati (più 350 specifici per i diversi sport), 200 chilometri di cavi, 530 tecnici del cronometraggio che gestiranno, fra l’altro, 900 volontari. Più diavolerie tecnologiche come sciabolate di raggi laser invisibili e intelligenze artificiali ben controllate dai tecnici di Omega.

    Roba tosta, insomma. Ma ne parliamo un altro giorno. Perché il cronometraggio sportivo è forse la punta di diamante dell’orologeria, un sistema di misurazione straordinariamente complesso al servizio di… No, anche di questo parleremo più avanti, in una delle tre puntate in cui divideremo questo percorso.
    Abbiate pazienza. Voglio cominciare con un po’ di storia che sarà utile per comprendere meglio i veri significati del cronometraggio sportivo. E per condire il tutto con gocce di gossip storico da spargere sull’altrettanto storica tradizione dell’arbitro/giudice cattivo e cornuto. Che non nasce mica ieri. Ha radici più profonde…

    Il giudice/arbitro è un cornuto

    Dissolvenza e apertura su una scena idilliaca, con musica baldanzosa. Il sorriso del trionfo, l’esultanza della vittoria tanto attesa, la telecamera inchiodata sul primo piano di chi ha prevalso su tutti. In sovraimpressione il tempo del vincitore. Dietro tanta gioia e poche, apparentemente scarne cifre, una storia iniziata nel 1821, quando il primo cronografo misurò la durata delle corse dei cavalli allo Champ de Mars di Parigi.

    Il cronografo, ossia l’orologio in grado di misurare con la miglior precisione un intervallo di tempo, nasce da esigenze molteplici, assai diverse fra loro: la necessità di misurare la durata di un esperimento scientifico, ad esempio, ma anche quella di valutare i tempi delle prime produzioni industriali; e soprattutto la durata delle gare sportive, che avevano un ruolo sempre più rilevante nell’immaginario collettivo. Il campione sportivo deve essere certificato nella sua lotta contro il tempo, nel suo tentativo di battere sé stesso e gli avversari.

    I primi cronografi (il suffisso graphein nasce dal fatto che i tempi venivano effettivamente scritti su un foglio o un quadrante di carta intercambiabile) non erano eccezionalmente precisi né le circostanze lo richiedevano. A determinare il vincitore era il giudice di gara che, coadiuvato da un certo numero di assistenti, si basava semplicemente su quel che vedeva. E proprio l’imprecisione dell’occhio umano sarà all’origine di un decisivo passo avanti per la precisione del cronometraggio. Ma all’inizio il punto era non farsi imbrogliare sulle scommesse alle corse dei cavalli. Un giudice (cattivo e cornuto come un diavolo, più che per l’intervento di una moglie di discutibile onestà) decideva tutto e non era poi così difficile corromperlo per aggiustare a proprio vantaggio una corsa. Ma com’era la faccenda, era affrontata un po’ alla lontana.

    Verso la fine dell’Ottocento l’opinione pubblica mondiale si appassionava ad una polemica sempre più vivace: i pittori non sapevano ritrarre la realtà, ingannati dai propri occhi. Ad esempio, non erano in grado di riprodurre come si conviene l’andatura dei cavalli, secondo molti “esperti”. Grandi pittori come il parigino Édouard Manet (1832/1883) produssero una notevole quantità di quadri “alle corse dei cavalli” perché si vendevano molto, molto bene. Ciascun pittore aveva il proprio punto di vista e Manet era particolarmente astuto nel ritrarre una sorta d’istantanea di una corsa in pieno svolgimento. Non va dimenticato che le corse dei cavalli, all’epoca, erano lo sport più apprezzato, e non solo dall’aristocrazia. C’erano tifosi tosti come quelli del calcio oggi e non erano rare le risse proprio sulle discrepanze d’opinioni relativamente alle decisioni dei giudici cattivi, cornuti e venduti.

    Ma i cavalli volano o non volano?

    Così nel 1872 l’uomo d’affari (nonché governatore della California) Leland Stanford pensa bene di chiedere al fotografo inglese Eadweard Muybridge di confermare la propria ipotesi: un cavallo, durante il galoppo, solleva contemporaneamente le quattro zampe almeno per un istante. Vola. Muybridge accetta l’incarico, sia pur distratto da un episodio tragico: nel 1874 scopre (a proposito di corna) che la moglie ha un amante. E lo uccide. Al processo (in quel periodo Muybridge viveva nella zona di San Francisco) viene assolto per “omicidio giustificato” (l’equivalente del nostro “delitto d’onore: tutto il mondo è paese…) e riprende quindi le ricerche sul movimento dei cavalli.

    Nel 1878, Muybridge decide di piazzare 24 macchine fotografiche lungo un’ideale linea parallela al percorso che un cavallo dovrà compiere. Ogni fotocamera è azionata da un filo di lana che viene spezzato dal cavallo nel suo moto. La sequenza di fotografie così ottenute dimostra che effettivamente per un istante il cavallo rimane sospeso sul terreno; ma non quando le zampe sono in completa estensione, come alcuni ritenevano, bensì nel momento in cui le zampe si raccolgono contro il corpo.

    La cosa cambiò il destino delle arti figurative, ma anche del cronometraggio. Perché qualcuno ebbe la buona idea di applicare il “metodo Muybridge” (una macchina fotografica sulla linea d’arrivo, azionata dalla rottura del filo da parte del primo classificato) anche sui campi sportivi, sin dai campionati americani d’atletica del 1891. Nasce così il moderno cronometraggio, per certi versi basato ancor oggi sul medesimo principio. L’invenzione più conosciuta, nel cronometraggio olimpico, è o non è il fotofinish, introdotto da Omega alle Olimpiadi di Los Angeles, nel 1932?

    Cronometraggio, sì. Ma come e perché?

    A questo punto appare evidente che la determinazione del vincitore si deve basare su due elementi distinti: da un lato la durata dell’impresa sportiva; dall’altro l’individuazione precisa di chi ha tagliato il traguardo per primo. Il concetto è semplice, ma metterlo in pratica è ben altra cosa…

    Per quanto riguarda la durata fino a (relativamente) poco tempo fa si credeva che tutto dipendesse da un buon cronografo; o, meglio ancora, da quei contasecondi professionali che erano lo strumento indispensabile di ogni professionista del cronometraggio. Lo starter dà il via, o spara un colpo (si dice che l’abitudine del colpo di pistola sia nata per un concorrente un po’ debole d’udito che non aveva sentito il via, complice il tifo degli spettatori). Il cronometrista aziona il contasecondi e lo arresta alla fine della gara. Tutto qui.

    Sbagliato. Fra il colpo dello starter e il momento in cui il cronometrista preme il pulsante c’è un intervallo rilevante: almeno un quarto di secondo per un professionista allenato. Ma non tutti i cronometristi hanno lo stesso ritardo e nemmeno il singolo cronometrista è implacabilmente regolare. E poi c’è la percezione, spesso a distanza, di chi vede tagliare il traguardo, ma reagisce con un ulteriore ritardo, che si somma al primo e che non è mai, mai costante. Per ovviare a questo problema si provvede a moltiplicare cronometristi, giudici e cronografi, che Omega trasforma in vere e proprie batterie di strumenti gestiti in maniera “automatica”.

    L’ultima parola però spetta al giudice. Ma il giudice, anche se buono e non cornuto, può comunque sbagliare. E quando un atleta si è preparato quattro anni per l’Olimpiade, quando ha sudato, sofferto e si è allenato per quel momento e si vede vanificare tutto per l’errore, sia pure in buona fede, di un giudice o di un cronometrista, sapendo che la prossima occasione non sarà domani, ma fra altri quattro anni… Beh, per usare un eufemismo, si arrabbia, si arrabbia molto.

    E a ben vedere anche la foto al passaggio del traguardo (quella del filo di lana collegato alla macchina fotografica) non è che sia infallibile. Poniamo che il primo classificato sia nascosto fra altri due concorrenti più lenti di lui, ma magari apparentemente in anticipo per un errore di prospettiva. Anche lui si arrabbia, si arrabbia molto. Si incazza davvero. E allora? E allora c’è Omega che trova la soluzione. Ne riparliamo presto. (Continua…)

  • Omega Speedmaster, per gli amici Moonwatch

    Omega Speedmaster, per gli amici Moonwatch

    «Mentre andavamo avanti con i test, ci siamo resi conto che la cosa più importante era sapere cosa si potesse chiedere ad un orologio. In pratica, a un certo punto abbiamo deciso di andare avanti fin quando solo uno dei tre cronografi scelti continuasse a funzionare. Dopodiché abbiamo proseguito per verificare anche il suo punto di rottura. L’Omega Speedmaster fu l’ultimo a cedere». A parlare è James Ragan, responsabile dei test sulle attrezzature della Nasa. Scartabellando nel mio archivio ho trovato una lunghissima intervista – di cui allora pubblicai solo una piccola parte per motivi di spazio – che mi verrà utile anche in futuro. Sta di fatto che il resto della storia la conoscete tutti. Il cronografo Omega Speedmaster verrà scelto per le missioni spaziali della Nasa e da allora non scenderà più dal polso degli astronauti. Bene.

    Ma giochiamo che tutto questo non sia accaduto. Giochiamo (come bambini) che lo Speedmaster non sia andato sulla Luna. Che non sia diventato il Moonwatch, che non abbia salvato gli astronauti dell’Apollo 13, che non si sia moltiplicato in una serie di varianti storiche e moderne, commemorative o celebrative. Giochiamo che ci sia solo da rispondere ad una semplicissima domanda: che cronografo è lo Speedmaster? Da cui ne discende un’altra: ma vale la pena di comprarlo?

    Comunque storia

    Veloci, perché comunque quasi tutti sapete tutto. O meglio: quasi tutti sapete quasi tutto. Perché nel 1999 Nicolas Hayek comprò la marca Breguet dal gruppo finanziario Investcorp, che a sua volta lo aveva acquisito dal gioielliere francese Chaumet. Pochi sanno che si vociferava, allora, di un prezzo piuttosto salato per una marca tutto sommato piccolissima, sia pure con una grande storia alle proprie spalle. In molti pensarono che Hayek si fosse fatto prendere la mano dalla smania di acquisti che – all’epoca – spingeva alcuni gruppi finanziari a pagare cifre esorbitanti per marche ritenute “a forte potenziale”.

    Io avevo un buon rapporto con Hayek, fatto di interviste, sì, ma anche di lunghe chiacchiere e buon cibo. Durante una di queste interviste Hayek Senior mi chiese se avessi capito, almeno io, la motivazione di un prezzo che lui mi confermò elevato, pur senza quantificarlo. Beh, avete presente quando improvvisamente le quinte si aprono e vedete con chiarezza la scena che nascondevano? Il sorrisetto un po’ furbo e un po’ beffardo di Hayek fu la chiave per sentirmi improvvisamente scemo, per chiedermi come mai non avessi connesso prima tutti gli elementi della vicenda. E gli dissi: «Lei non ha comprato Breguet. Lei ha comprato la fabbrica Lemania, quella che produce il movimento dello Speedmaster. E come “omaggio” ha ricevuto Breguet». Lui rise e mi chiese di passargli un altro dei dolcetti che avevo portato dall’Italia.

    In realtà, appunto, Swatch Group aveva comprato la Nouvelle Lemania e quindi la possibilità di avere per l’Omega Speedmaster tutti i movimenti che servivano per un corposo rilancio. Perché il Calibro Omega 861, dello Speedmaster, altro non era se non il Calibro Lemania 1873. A sua volta derivato dal Calibro 2310, che Omega chiamava 321.
    A questo punto Hayek affidò la Lemania ai tecnici di Nivarox ed Eta per una seria revisione qualitativa del calibro cronografico, ma anche dei movimenti che Lemania produceva per Breguet. In breve Omega ebbe un solido rilancio e Breguet si trasformò nella personale scommessa di Nicolas Hayek. In quest’ottica il prezzo pagato si rivelò un autentico affare.

    Lo Speedmaster alle stelle

    Inizia quindi la trionfale cavalcata dell’Omega Speedmaster nella storia dell’orologeria. Le forme di collezionismo diventano sempre più solide, ma in modo “naturale”. Alcune Case giocano a ricomprare in asta i propri orologi per aumentarne le quotazioni. Non è la logica operazione fatta da produttori storici come Patek Philippe, Audemars Piguet e – in altri casi – la stessa Omega per aggiungere esemplari introvabili ai propri musei. No: il gioco, di tanto in tanto, è quello di far lievitare artificialmente i prezzi delle serie speciali recenti per aumentare il valore di quelle che saranno presto immesse nel mercato.

    Benché io non sia un esperto di vendite in asta, mi sembra che nulla del genere sia accaduto con le serie speciali del Moonwatch, se non per i rari casi in cui la produzione era davvero di pochissimi esemplari. Omega ha correttamente gestito il Moonwatch senza esagerare nemmeno quando due anni fa ha prodotto una splendida riedizione dello storico Calibro 321. Per altro ad un prezzo decisamente contenuto, rispetto a quanto avviene normalmente per questo tipo di operazioni. Poco più di 14.000 euro. Contro gli 8.000 dello Speedmaster ’57 Co‑Axial Chronometer Chronograph con il Calibro 9300 bicompax e i 5.000 del Moonwatch Professional equipaggiato del Calibro 1861. E infine arriva il Calibro 3681, carica manuale tricompax. Dotato di tutti i preziosismi tecnologici di Omega. 6.300 euro.

    Sì, ma come scegliere?

    Ho fatto la cosa più semplice. Ne ho parlato con i dirigenti di Omega (che preferiscono conservare l’anonimato). Perché scegliere è una cosa seria, visto che complessivamente siamo intorno alle sessanta variazioni sul tema del Moonwatch. «Per movimento? Beh, in effetti nella collezione Speedmaster il calibro impiegato è importante perché è una componente iconica della storia che racconta. Oggi nella collezione Speedmaster il calibro impiegato è un punto di riferimento essenziale, più che in ogni altra collezione. Eppure dividere gli Speedmaster per movimento non sarebbe sufficiente. Ad esempio, il “Dark Side of the Moon” e lo Speedmaster ’57 sono entrambi animati dal Calibro 9300. Eppure sono molto, molto diversi fra loro. Ogni Speedmaster va apprezzato per le caratteristiche specifiche di ogni modello».

    Sì, ma quali hanno avuto maggior successo? «Per quanto ci riguarda, siamo rimasti a bocca aperta per quanto è accaduto con i modelli venduti solo su internet, gli “Speedy Tuesday“. Il primo, nel 2017, è andato esaurito in meno di 5 ore, ed erano 2.012 esemplari. Il secondo, l’Ultraman, è andato esaurito in un’ora, 53 minuti e 17 secondi. Ma hanno avuto grande successo, nei negozi, tutti i modelli Snoopy. E poi l’intero “progetto 321”, quello con cui abbiamo riportato in vita il Calibro 321, appunto. È il movimento del primo Speedmaster della Nasa e i collezionisti lo hanno molto apprezzato».

    Immagino non sia stato facile realizzare calibri chiaramente riferiti a quelli del passato, ma con tutte le bellurie dei calibri Omega attuali. «Non è stato facile, no. Per noi era molto importante poter includere nel Moonwatch i test del Metas (l’Istituto Metrico Nazionale Svizzero, ndr) relativi alla precisione e all’antimagnetismo. In particolare è stato difficile far evolvere in questo senso il Calibro 1861 nel 3861. Una vera sfida, perché volevamo conservare le dimensioni e l’architettura del 1861, aggiungendo però lo scappamento Co-Axial, la spirale in silicio e il bilanciere ad inerzia variabile.

    Rispetto ai 234 componenti del Calibro 1861, nel 3861 ce ne sono 240. E abbiamo migliorato anche l’autonomia, l’antimagnetismo e la costanza di marcia. L’errore medio giornaliero è passato da -1/+11 secondi a 0/+5. E abbiamo anche introdotto il dispositivo di arresto dei secondi. Per questo pensiamo di far gradualmente uscire di produzione il Calibro 1861, conservando però il 321 per i modelli più legati alla storia dei primi anni con la Nasa. Un tributo alla storia che intendiamo proseguire. Ovviamente poi, continueremo ad usare il Calibro 9300».

  • Orologi da esplorazione. Per tutte le avventure (anche di fantasia)

    Orologi da esplorazione. Per tutte le avventure (anche di fantasia)

    Parliamo di orologi da esplorazione. Cioè di esemplari particolarmente robusti, pronti a tutto: in grado di affrontare allo stesso modo climi rigidi, temperature eccessive, pressioni elevate. E di rimanere sempre e comunque affidabili, grazie all’innata e imperturbabile (per quanto possibile) costanza di marcia. In un certo senso sono gli eredi degli orologi da osservazione del passato, strumenti scientifici votati alla precisione e adottati per esempio dalle forze armate per determinare esattamente la posizione di navi o aerei. Ma molto più accessibili di quelli (che raramente lasciavano i laboratori di produzione), perché studiati proprio per l’utilizzo sul campo. Grazie al progredire della tecnologia, soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso.

    Perché ne parliamo? Perché gli orologi da esplorazione di recente sembrano tornati al centro degli interessi di buona parte dell’industria delle lancette. Prova ne siano non solo le novità presentate a Watches and Wonders 2021, ma anche le campagne di comunicazione di marchi che non hanno partecipato al salone virtuale. È evidente che il marketing orologiero fa leva sul desiderio di evasione, la voglia di viaggiare sempre più irrefrenabile dopo i continui lockdown dell’ultimo anno. Ma anche sul fascino dell’avventura, l’attrazione per l’ignoto che accompagna l’uomo fin dalla notte dei tempi – percepito (almeno a livello mentale) anche da chi passa la vita in poltrona.

    La moda degli orologi da esplorazione

    Comunque, negli ultimi tempi le figure dei moderni esploratori sembrano molto richieste dalle case di orologeria, che li apprezzano tanto per lo spirito di avventura quanto per l’impegno ecologista (senza dimenticare il numero di followers sui relativi social). Ingaggiati a titolo di ambasciatore, o friend of the brand che dir si voglia, sanno veicolare i valori della marca ben più di tante parole. Per esempio la volontà di mettersi alla prova, di cercare di migliorarsi di continuo, di alzare l’asticella delle difficoltà per spingersi sempre oltre i propri limiti. E poi l’attivismo nella salvaguardia del pianeta, un tema molto sentito soprattutto perché piace all’ambìto pubblico dei Millennials e Post-Millennials.

    Cinismo a parte, c’è da dire che la consulenza e le esperienze fuori dall’ordinario di questi personaggi sono degli ottimi test per gli orologi. Che li scortano come fedeli compagni nelle situazioni più estreme: dalla traversata a piedi in solitaria della calotta polare alla circumnavigazione del globo in barca a vela, dalla scalata di un vulcano attivo alla discesa in una grotta sotterranea, fino alle immersioni nelle profondità oceaniche. Tra mille difficoltà e condizioni limite, le avventure dei moderni esploratori contribuiscono non poco a migliorare le prestazioni tecniche degli orologi che portano al polso.

    Chi indossa cosa…

    In prima fila c’è sicuramente Rolex, che nel tempo ha stretto collaborazioni con numerosi esploratori internazionali. E continua tuttora: qui basti ricordare la partnership con il National Geographic, per il resto vi rimando all’esaustiva pagina sul sito ufficiale. Ma soprattutto la Maison ginevrina ha fatto la storia degli orologi da esplorazione con almeno due esemplari: l’Explorer e l’Explorer II. Il primo nato nel 1953, in seguito alla conquista dell’Everest da parte di Sir Edmund Hillary e Tenzing Norgay. Il secondo uscito nel 1971 e diventato parte dell’equipaggiamento nelle spedizioni ai confini della Terra. Entrambi quest’anno sono stati rilanciati con movimenti di manifattura: l’uno in versione Rolesor, con dimensioni fedeli all’originale (36 mm); e l’altro ridisegnato nella cassa e nel bracciale.

    Da Richemont Group…

    E poi c’è Panerai, che quasi vent’anni supporta i progetti di Mike Horn – a partire dalla spedizione Arktos attorno al Polo Nord, nel 2002. Al di là delle sue imprese, però, l’esploratore sudafricano (con residenza svizzera) ha un altro merito: aver spinto la marca sul terreno della sostenibilità. Che oggi ha portato alla creazione del Submersible eLab-ID, un orologio prodotto al 98 per cento (e più) con materiale riciclato. La marca fiorentina ha infatti coinvolto una serie di aziende specializzate per la fornitura di materie prime provenienti dall’economia circolare: dall’EcoTitanio della cassa al silicio dello scappamento, dal Superluminova alle lancette in oro, dal vetro zaffiro fino alla plastica del cinturino (realizzato dalla “nostra” Morellato).

    A proposito di testimonial importanti, risale invece allo scorso autunno la collaborazione fra Montblanc e Reinhold Messner. Un personaggio così famoso da non aver bisogno di presentazioni, cui la casa di Amburgo ha già dedicato due special edition del 1958 Geosphere. La più recente rende omaggio alla spedizione da lui effettuata nel deserto dei Gobi, nel 2004: quando l’allora sessantenne alpinista/esploratore italiano riuscì ad attraversare in solitaria quei 2000 chilometri nelle distese della Mongolia in cinque settimane. Un’esperienza ricordata in prima persona durante un interessante webinair trasmesso a Watches and Wonders 2021.

    …e da Swatch Group

    Dalle terre desolate alle onde più impetuose. Glashütte Original ha sponsorizzato Boris Hermann alla Vendée Globe, la massacrante regata attorno al mondo in solitaria, non a caso chiamata l’Everest dei mari. A bordo del suo Seaexplorer (un 60 piedi con il guidone dello Yacht Club de Monaco), il navigatore tedesco non ha però solo sfidato gli elementi naturali per arrivare sano e salvo a Les Sables-d’Olonne; ha anche raccolto campioni d’acqua ed effettuato misurazioni per gli studi degli istituti di ricerca scientifica, mirati ad analizzare gli effetti dei cambiamenti climatici sugli oceani. Al polso del velista, la manifattura sassone ha allacciato il SeaQ Panorama Date, un subacqueo che si è dimostrato all’altezza della situazione.

    Ma quale sfida è maggiore della conquista dello spazio? Non potevamo chiudere questo pezzo senza ricordare Omega e il Moonwatch, forse il più celebre tra gli orologi da esplorazione. O comunque il più estremo, visto che è stato indossato dagli astronauti durante tutte le missioni Gemini e Apollo organizzate dalla Nasa. In attesa delle prossime esplorazioni del programma Artemis sul suolo lunare e di quelle future su Marte. Chissà se il cronografo della casa di Biel varcherà ancora i confini dell’atmosfera…

  • I cinturini in Velcro® di Omega, un plus per lo Speedmaster. E non solo

    I cinturini in Velcro® di Omega, un plus per lo Speedmaster. E non solo

    Una piccola-grande novità presentata da Omega per questo 2021? I cinturini in Velcro® per il Moonwatch. O meglio, indicati per tutti gli orologi sportivi, ma lanciati sull’esemplare più adatto al caso: lo Speedmaster Moonwatch Master Chronometer. Un po’ perché sono marchiati Nasa, e un po’ perché probabilmente rientrano nel generale aggiornamento di cui è stato oggetto di recente il celebre cronografo. Che lo scorso gennaio ha appunto ricevuto l’ambita certificazione del Metas.

    Un retaggio del passato

    I nuovi cinturini in Velcro® di Omega si rifanno peraltro a quelli montati sui Moonwatch delle missioni spaziali del passato. È risputo infatti che l’Omega Speedmaster ha fatto parte della dotazione fornita dalla Nasa agli equipaggi dei programmi Gemini e Apollo, tra gli anni ’60 e ’70. Noi ne abbiamo già parlato in modo approfondito qui. E quei cronografi erano fissati saldamente, in totale sicurezza, alle tute degli astronauti proprio con i cinturini in Velcro®.

    Li si vede benissimo nelle numerose foto d’epoca, scattate durante le passeggiate spaziali o le esplorazioni del suolo lunare, nei dietro le quinte delle simulazioni come nei ritratti ufficiali. E tuttora, a mezzo secolo di distanza, quei reperti originali conservano i loro lunghi cinturini in Velcro®, dall’aria stra-vissuta ma incredibilmente intatti e funzionali. Merito proprio del materiale con cui sono stati fabbricati, nylon e poliestere. Praticamente indistruttibile e capace di adattarsi al volume delle maniche pressurizzate.

    Ma cos’è il Velcro®?

    Ancora oggi del resto il Velcro® è molto diffuso. Chi non lo conosce? Basta nominarlo per pensare subito al sistema di chiusura ultraresistente utilizzato soprattutto nello sportswear, nell’abbigliamento tecnico e in tantissimi accessori. Pochi sanno però che Velcro in realtà è il marchio registrato dell’azienda produttrice. Specializzata nella fabbricazione “di una serie di prodotti di fissaggio a base meccanica, compreso il sistema di chiusura a strappo in tessuto, commercializzato con l’omonimo marchio”, come dice Wikipedia.

    Il sistema fu inventato nel 1948 da un ingegnere svizzero, Georges de Mestral, che lo brevettò nel ’55 e lo lanciò sul mercato alla fine degli anni Cinquanta. Pare che l’idea gli venne dopo una passeggiata in campagna: tornato a casa, vide che agli abiti si erano attaccati dei fiori di bardana. Si incuriosì e li guardò al microscopio: si accorse allora che i calici dei fiorellini terminavano con uncini minuscoli, capaci di incastrarsi in ogni minimo appiglio. Perfino nella trama dei tessuti.

    De Mestral riuscì a riprodurre in laboratorio quei minuscoli uncini su un nastro di stoffa, da accoppiare a un altro nastro di stoffa composta da asole altrettanto minuscole. Mise a punto così lo speciale sistema di chiusura a strappo in cui le due strisce sono in grado di aderire perfettamente l’una all’altra finché non sono separate da un’azione meccanica. Al cotone usato inizialmente, l’ingegnere preferì poi fibre sintetiche, più consone e resistenti. E chiamò la propria azienda Velcro, dalle prime lettere della parola francese velour, cioè velluto, e crochet, uncinetto.

    I tre cinturini in Velcro® di Omega

    Scaduto il brevetto, numerose aziende cominciarono a produrre imitazioni del Velcro, più o meno di qualità. Sono invece realizzati rigorosamente nel materiale originale i nuovi cinturini Omega oggetto di questo articolo. Che sono tre e si distinguono per il colore: bianco, argento o nero. Il primo ricorda le tute spaziali delle missioni Apollo e il cinturino dello Speedmaster Alaska Project; (quest’ultimo, testato da Omega alle gelide temperature del 49° Stato degli Usa e studiato per un’ipotetica missione Nasa sul lato oscuro della Luna, rimase a livello di prototipo).

    Il secondo invece si rifà alle tute degli astronauti delle missioni Gemini e Mercury. Il terzo è il più simile a quelli realmente utilizzati dalla Nasa. Ovviamente i tre nuovi cinturini in Velcro® di Omega sono più curati dei loro precedenti storici, meglio rifiniti e decorati da scritte e loghi. Li si trova già in vendita nelle boutique monomarca, dai rivenditori autorizzati e sul sito ufficiale a un prezzo di 200 euro l’uno. E sono l’ideale durante qualsiasi attività sportiva, anche senza andare sulla Luna.

  • Seamaster Diver 300M America’s Cup. Omega e il crono per Auckland

    Seamaster Diver 300M America’s Cup. Omega e il crono per Auckland

    L’evento ha una tale risonanza da non aver bisogno di preamboli. Inizierà il 6 marzo la 36a America’s Cup presentata da Prada. E i fan di Luna Rossa, terminate da poco le notti in bianco per la Prada Cup, sono pronti a rinunciare ancora al sonno per seguire le prossime dirette da Auckland. Dove la sfida fra il Challenger italiano, lanciato da uno strepitoso 7-1 sugli inglesi di Ineos, e il Defender Emirates Team New Zealand si preannuncia appassionante. Le barche volanti rendono la conquista della Vecchia Brocca più spettacolare che mai. Oltretutto quei match-race avranno risvolti orologieri: sarà un confronto indiretto fra Panerai e Omega. Ma ne riparleremo presto. Nel frattempo Omega ha messo in vendita un nuovo cronografo dedicato proprio alla regata del momento: il Seamaster Diver 300M America’s Cup.

    Omega e la vela

    Non un semplice orologio, a dire il vero: il Seamaster Diver 300 M America’s Cup è quasi un simbolo. Un modo per partecipare al sogno del trofeo sportivo più antico del mondo. Per esprimere l’ideale vicinanza alla manifestazione che si tiene dall’altra parte della Terra, anche se siamo impossibilitati a viaggiare fisicamente fino al Golfo di Hauraki. Un modo per portare al polso un pezzo di storia, consapevoli che i nuovi AC75 segnano una rivoluzione tecnologica in grado di cambiare perfino la nautica da diporto. Il Seamaster Diver 300 M America’s Cup può essere visto anche in questo modo, e Omega lo sa bene. Legittimato non solo dal proprio ruolo di cronometrista ufficiale della 36a Coppa America, ma anche dalla lunga esperienza nel mondo della vela.  

    Un esempio? Il Marine Chronometer di Omega è stato l’unico orologio da polso ad aver ottenuto la certificazione di cronometro da marina (era un quarzo). Non a caso lo utilizzò anche Éric Tabarly (1931/1998) – autentica leggenda della vela francese, vincitore della regata transatlantica Ostar nel 1964 e nel 1976 –, come strumento fondamentale durante le traversate oceaniche. E anche se poi, con l’avvento dei satelliti e del GPS, gli orologi da navigazione sono stati superati, Omega ha mantenuto stretti legami con l’arte dell’andar per mare, come sponsor e come official timekeeper di grandi velisti e celebri regate. Potrei citarne a decine, a partire dai primi anni Novanta.

    Omega in America’s Cup

    Nel 1992, infatti, diventa partner del Grand Prix of Match Race Sailing, un circuito che all’epoca riunisce gli undici eventi velici più importanti del mondo. Cui partecipano giovani skipper come Russel Coutts, Peter Gilmour, Rod Davis, Bertrand Pacé, che qui si fanno le ossa. Omega fra l’altro è stato anche cronometrista ufficiale della Swedish Match Cup per una decina d’anni; della Whitebread ’93/94, la corsa intorno al mondo in cui è stato anche supplier dello yacht vincitore, NZ Endeavour. Ma soprattutto è coinvolto nell’America’s Cup fin dal 1995. Quando comincia ad affiancare Sir Peter Blake – un mito della vela neozelandese e mondiale, non a caso chiamato l’Edmund Hillary dei mari – per una partnership a lungo termine.

    Grazie a Blake, Omega sostiene lo sfidante Team New Zealand a San Diego. E l’impresa riesce: con Black Magic e i lucky red socks, gli All Blacks strappano il titolo a Young America e portano la coppa in Nuova Zelanda. Omega diventa quindi official timekeeper nell’America’s Cup ad Auckland nel 2000 (nelle regate che vedono Team New Zealand contro Luna Rossa, proprio come quelle attuali); e rimane tale anche nell’edizione del 2003 (quando i Kiwi sono sconfitti dal team svizzero Alinghi, che diventerà poi partner di Omega in tempi più recenti). Ruolo che riveste appunto anche in questo 2021. Ma intanto rimane sempre a bordo di Emirates Team New Zealand, in un legame speciale che continua ormai da 26 anni.  

    Le funzioni speciali del Seamaster Diver 300M America’s Cup

    Per tornare all’orologio – oggetto di questo articolo –, va da sé che la Casa di Biel vi ha riversato le proprie conoscenze accumulate in anni di servizio su barche di tutti i tipi. Il Seamaster Diver 300M America’s Cup è infatti ricco di dettagli costruttivi concepiti per rendere più facile la vita agli uomini del pozzetto. Qui elencherò solo i principali: per le caratteristiche tecniche generali vi rimando alle didascalie. A cominciare dal contaminuti posto nel contatore al 3, una funzione utile per scandire i tempi delle fatidiche fasi di pre-partenza, da cui spesso dipendono le sorti dell’intera regata.

    Si tratta di un anello in alluminio anodizzato rosso, con le indicazioni bianche, che conteggia fino a 10 minuti prima dello start; mentre l’indicazione delle ore crono è riportata su un disco girevole posto a un livello inferiore, e segnalata da un’alternanza di indici puntiformi e numeri arabi. Sempre riguardo alle funzioni cronografiche, un dispositivo studiato ad hoc – detto Chrono Lock – permette di arrestare l’attivazione dei pulsanti per evitarne pressioni accidentali, e quindi di bloccare il tempo misurato. Una piccola levetta si trova infatti sulla carrure: basta spostarne la posizione in senso orizzontale per bloccare o sbloccare i pulsanti.

    Altre peculiarità costruttive

    A proposito dei pulsanti, sono realizzati in gomma morbida: antiscivolo, risultano estremamente pratici anche con le mani bagnate. In più sono definiti dal punto di vista cromatico: quello a ore 2 è rosso come gli altri elementi che riguardano le misurazioni cronografiche; quello a ore 4 è blu, in accordo con l’estetica dell’orologio. Inutile ricordare che il blu e il rosso sono i colori ufficiali della manifestazione e che il Seamaster Diver 300M America’s Cup presenta diversi particolari celebrativi. Come la lancetta centrale dei secondi crono, il cui contrappeso riprende la silhouette del trofeo.

    Da citare anche il pratico sistema di intercambiabilità del cinturino/bracciale, che ne permette la rapida sostituzione con una semplice pressione sull’apposito pulsantino. Merita un cenno infine il movimento, meccanico a carica automatica: il calibro Co-Axial Master Chronometer 9900. Dotato di autonomia di 60 ore e di spirale in silicio, come i suoi omologhi della stessa famiglia è resistente ai campi magnetici fino a 15mila gauss; e ha ottenuto la certificazione del Metas, l’Istituto federale svizzero di metrologia, che ne attesta la precisione cronometrica. Un’ultima informazione: il prezzo. Il Seamaster Diver 300M America’s Cup costa 10.300 euro.

  • Lo Speedmaster Moonwatch di Omega diventa Master Chronometer

    Lo Speedmaster Moonwatch di Omega diventa Master Chronometer

    «Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori, per me tengo la certezza che nella vita si può sempre migliorare», disse una volta la divina Marilyn Monroe. Una frase che in Omega devono avere preso alla lettera, visto ciò che hanno appena fatto con il loro Moonwatch. Cioè? Hanno provato a migliorare qualcosa di già vicino alla perfezione, lavorando al suo interno. Omega ha infatti diffuso quello che, un po’ pomposamente, ha definito “il più grande annuncio di orologeria del 2021”, ossia l’arrivo della nuova generazione di Speedmaster Moonwatch.

    Il nuovo cuore del Moonwatch

    Una generazione che si differenzia dalle precedenti sostanzialmente per il calibro. Dopo i vari 861, 1861, 321 e i loro fratelli, gli Speedmaster Moonwatch di nuovissima produzione montano il calibro Co-Axial Master Chronometer 3861. In sostanza, con il nuovo movimento l’orologio si può fregiare della certificazione di Master Chronometer rilasciata dall’Istituto federale di metrologia svizzero (Metas).

    Che cosa significhi ciò, è stato spiegato in modo semplice ed esaustivo in questo articolo da chi ne sa infinitamente più di me, ragion per cui vi invito a leggerlo se volete “seguir virtute e canoscenza” (come scrisse Dante Alighieri). A me basta aggiungere che questo calibro è realizzato per resistere a campi magnetici estremi, dichiarati da Omega fino a 15.000 Gauss. Anche in questo caso, potete approfondire qui i danni che quel briccone del magnetismo può causare al meccanismo di un orologio.

    Per il resto, il calibro rimane un carica manuale con scappamento coassiale. Inventato da quel mostro sacro dell’orologeria che è stato George Daniels, questo tipo di scappamento ha come grande vantaggio, rispetto a uno normale ad àncora svizzera, quello di ridurre quasi a zero gli attriti derivanti dalla trasmissione degli impulsi al bilanciere da parte dei denti della ruota e del pignone. In questo modo non c’è necessità di impiegare lubrificanti, il cui deperimento con il tempo influisce negativamente sulla regolarità di marcia dell’orologio.

    In soldoni, quindi, i nuovi Speedmaster danno un’ulteriore garanzia di precisione. E coloro che lo vorranno (ma lo sconsigliamo…) li potranno indossare durante una seduta di magnetoterapia o di risonanza magnetica, restando ragionevolmente sereni. Ma per quanti si innamorano di un orologio per il suo aspetto esteriore, quali sono i valori aggiunti dei nuovi Moonwatch?

    Il diavolo sta nei dettagli

    Partiamo con il dire che in questo caso Omega ha applicato all’orologeria ciò che applicano ormai molti marchi, ossia il postulato fondamentale di Lavoisier: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». Perché lo Speedmaster Moonwatch Master Chronometer si ispira nell’estetica a quello che è il suo più illustre antenato: la referenza ST 105.012, che avevano al polso nel 1969 Neil Armstrong e compari, a bordo dell’Apollo 11.

    Un’estetica che è fatta principalmente di dettagli, tra i quali cinque sono quelli evidenziati da Omega come tributi all’orologio sbarcato sulla Luna: la cassa asimmetrica; il quadrante cosiddetto “step”; il fondello a doppia smussatura; il punto sul 90; e il punto diagonale al 70 sull’anello della scala tachimetrica. Spieghiamoli.

    Della cassa asimmetrica c’è poco da dire: è ben visibile come il lato con i pulsanti del cronografo e la corona sia più sporgente rispetto a quello opposto, quasi a filo con la lunetta. Il quadrante “step”, a differenza di quello bombato, presenta uno scalino che divide la parte centrale da quella esterna, con il giro dei minuti. Minuti che, per inciso, sono divisi in 3 parti, a differenza delle 5 dei modelli precedenti, in virtù della maggiore precisione data dalle 21.600 alternanze/ora del calibro.

    Il fondello a doppia smussatura è tipico degli Speedmaster cosiddetti “pre-Moon” e, come dice il nome stesso, non è piatto ma caratterizzato da un doppio livello che degrada verso la carrure. Il punto sul 90 (o Don, “dot over ninety”) è il punto della scala tachimetrica posto sopra il numero e non a fianco di esso, che distingue le referenze anteriori al 1970; alle stesse referenze appartiene il punto del 70 in basso a destra, a differenza di quelle posteriori dove il punto stava a fianco della cifra o sotto di essa.

    Speedmaster Moonwatch per tutte le tasche (o quasi)

    Minuzie per i comuni mortali, vere sequenze del Dna dello Speedmaster per gli appassionati e i collezionisti del Moowatch, cui Omega strizza l’occhio con questa nuova generazione di cronografi, provando magari a distoglierli dal mercato del vintage. Anche utilizzando la leva del prezzo.

    Le otto versioni dello Speedmaster Moonwatch 2021 vanno dai 6.000 euro di quella in acciaio con fondello chiuso, logo Omega stampato e cinturino in tessuto rivestito in nylon, fino ai 45.400 di quella preziosissima in Canopus Gold 18 carati (un tipo di oro esclusivo della casa); passando per i 7.200 del Moonwatch in acciaio con fondello a vista, logo Omega applicato e bracciale in acciaio e i 34.900 della versione in oro Sedna 18 carati (idem).

    Insomma, ce n’è abbastanza per rendere ancora più desiderabile un orologio difficilmente perfettibile. E lasciamo rosicare quanti dicono che se non fosse andato sulla Luna, lo Speedmaster Moonwatch sarebbe solo uno dei tanti, anonimi cronografi: a mio modesto avviso, è uno dei più sexy in assoluto. Ma in quanto alle forme… continuo a preferire quelle di Marilyn.

  • Seamaster Diver 300M Chronograph. Il duro watch test di un Omega

    Seamaster Diver 300M Chronograph. Il duro watch test di un Omega

    L’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph è uno dei cronografi più sottovalutati. Pur avendo una quantità impressionante di caratteristiche uniche.
    Trovatemene un altro – a qualunque prezzo – con la stessa resistenza ai campi magnetici. Trovatemene un altro con doppio bariletto, ruota a colonne, bilanciere a inerzia variabile in titanio, spirale in silicio; e ancora, funzione di cambio rapido di fuso (serve anche per il cambio rapido della data), ore e minuti crono in un solo totalizzatore. Per giunta con la precisione certificata dal Metas. E con prezzi che partono dai 7.200 euro.
    A proposito, il suo nome completo è: Omega Seamaster Diver 300M Co-Axial Master Chrononometer Chronograph 44 mm. Ma per comodità qui lo chiamerò solo Seamaster Diver 300M Chronograph.

    Master Chronometer

    Una prima deviazione. Tutti gli Omega con la dicitura Master Chronometer devono aver superato i controlli del Metas. E questo fa dire a qualcuno che Omega, in termini di precisione, se la suona e se la canta. È esattamente il contrario. Il Metas è, in Svizzera, l’equivalente del nostro Ufficio Centrale Metrico. Un organo statale, insomma, che garantisce l’uniformità dei pesi e delle misure. Per comodità (evitando di portare centinaia di migliaia d’orologi in giro, con gli inevitabili ritardi sulle consegne) il Metas ha aperto un laboratorio all’interno della fabbrica Omega di Bienne, con il compito di sottoporre ad una lunga serie di controlli tutti gli orologi che possono utilizzare l’appellativo Master Chronometer, appunto.

    Si noti bene che la certificazione Metas può essere effettuata solo dopo che l’orologio ha superato i test del Cosc (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres), che quindi non sostituisce. In pratica ogni Omega Master Chronometer è Cosc+Metas, tanto per essere chiari. Alla faccia del “se la suona e se la canta”! Per giunta chi possiede un Omega Master Chronometer può verificare i risultati del proprio esemplare sul sito Omega, semplicemente inserendo il numero di serie del proprio orologio.

    Il tantalio

    Ma io sono qui per parlare dell’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph (che è anche Master Chronometer) con cassa in titanio, elementi in oro Sedna a 18 carati, lunetta e maglie centrali del bracciale in tantalio. Cos’è il tantalio? Un metallo, ovviamente, ma un metallo straordinario: più duro dell’acciaio, più raro dell’oro; e anche il più resistente agli agenti corrosivi di qualunque tipo, compresa l’acqua regia che scioglie l’oro. Ha un suo colore caratteristico, fra il grigio e il blu, che si sposa perfettamente con il colore del titanio, facendo risaltare lo splendore dell’oro.

    Insomma, fermi restando i gusti personali, il tantalio non è stato utilizzato tanto per poter creare un modello più costoso (19.600 euro); quanto per una coerenza estetica tipica del marchio da quando alla guida c’è Raynald Aeschlimann. Uno che è entrato in Swatch Group (di cui Omega è una delle punte di diamante) nel lontano 1996.

    Prova al polso del Seamaster Diver 300M Chronograph…

    Per qualche giorno ho avuto al polso e fra le dita l’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph, del quale mi preme sottolineare una serie di caratteristiche assai poco menzionate, eppure degne della massima attenzione. Partiamo proprio dal tantalio: con me si sfonda una porta aperta. Amo questo metallo da quando l’ho visto usare, all’inizio degli anni Novanta, da Omega stessa e da Audemars Piguet. Poi il vuoto. Perché mai?

    Ho scoperto che al di là della difficoltà di lavorazione, l’industria elettronica s’è accaparrata gran parte delle miniere di tantalio per realizzare condensatori di elevata capacità e dimensioni molto ridotte. Il tantalio è impiegato in quasi tutti i dispositivi elettronici portatili (telefoni cellulari, computer, fotocamere digitali ed elettronica per l’automobile). Il che rende il tantalio metallo d’importanza strategica, per l’industria.

    Una storia poco edificante: nella Repubblica Democratica del Congo ci sono grandi miniere di tantalite la cui gestione ha scatenato guerre spaventose. L’orologeria, che sempre di più tende ad usare solo materiali “solidali”, che non implichino lo sfruttamento schiavistico degli esseri umani, lo ha quindi abbandonato fin quando non hanno iniziato a svilupparsi le prime cooperative per l’estrazione etica della tantalite. Scelta, appunto dall’orologeria.

    …ed esperimenti casalinghi

    Le dimensioni della cassa (in titanio) sono extra large (44 mm di diametro), ma al polso la cosa non sembra poi rilevante anche in relazione al peso, piuttosto contenuto. Noto la grande comodità della lunetta girevole, priva delle classiche (e disastrose per gli abiti) zigrinature periferiche, eppure agevole da usare anche con i guanti della muta. Che io ho sostituito, per un esperimento autunnale casalingo, con guanti da cucina e uno strofinaccio. Il risultato è stato soddisfacente.

    A proposito di esperimenti casalinghi, dal momento che m’era stato giurato che avrei potuto azionare senza problemi i pulsanti anche sott’acqua, ho riempito il lavandino della cucina d’acqua tiepida. L’ho immerso e ho cominciato a torturare i pulsanti. Per non annoiarmi troppo, avevo precedentemente iniziato una conversazione telefonica con una persona particolarmente logorroica.

    Una combinazione, quella tra due conversatori instancabili, che mi ha consentito di giocare con i pulsanti fin quando i polpastrelli erano raggrinziti e l’acqua s’era raffreddata. Il cronografo non ha fatto (lui) una grinza. Ho anche provato a metterlo su una piastra calda (voi non fatelo, mi raccomando) per vedere se si formava un po’ di condensa a causa dell’umidità entrata nella cassa, ma niente. Non darei al mio esperimento il valore di un vero test, anche perché eseguito su un orologio nuovo di pacca, ma le buone premesse ci sono tutte, anche perché i pulsanti sono ben protetti.

    Ho molto apprezzato anche la robustezza generale e la quasi totale assenza di fastidiosi giochi fra le diverse componenti di cassa e bracciale. Ho apprezzato le modalità di regolazione quasi automatica della chiusura pieghevole e la diversa colorazione, al buio, del materiale luminescente. Mi ha lasciato un po’ più freddo la decorazione del quadrante in ceramica, ma è una cosa strettamente personale. Io avrei preferito una superficie meno riflettente. In generale, comunque, resta il fatto che siamo di fronte ad un cronografo che si presta senza paura ad impieghi professionali molto onerosi. Per giunta con un movimento, il Calibro Omega 9900, da applausi a scena aperta.

    Entusiasmo (anche per la Naiad Lock)

    Ma se mi chiedeste cosa mi ha davvero entusiasmato del Seamaster Diver 300M Chronograph (chiedetemelo, per favore) vi risponderei la non ancora ben compresa chiusura Naiad Lock del fondello. Sono riuscito ad ottenere del materiale per uso interno, con la promessa di non pubblicarlo, per motivi di brevetto in corso di approvazione. E mi limiterò quindi a dire che si tratta di una variazione sul tema dell’attacco a baionetta tipico degli obiettivi fotografici. Solo che in questo caso, dovendo mantenere un’elevata tenuta stagna, la faccenda si complica parecchio.

    In pratica, si devono far coincidere due segni di riferimento (somigliano alla stella delle auto Mercedes) e poi far ruotare di 47°, con una specifica chiave, il fondello. Non c’è bisogno di esercitare alcuna pressione durante l’operazione. Il vantaggio estetico sta nel fatto che le scritte sul fondello possono essere orientate con assoluta precisione, cosa impossibile con i fondelli avvitati. Quello tecnico è che la pressione esercitata sulla (grande) guarnizione di tenuta è ben controllata e non si corre il rischio di storcere la guarnizione stessa, con risultati disastrosi per l’impermeabilità. Come talvolta accade con i fondelli a vite.

    Sostanzialmente il Naiad Lock dell’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph si comporta come un fondello chiuso tramite viti, con la differenza che si risparmia qualcosa (meno pezzi e meno azioni da compiere); e al tempo stesso si ottiene una chiusura più sicura nel tempo perché non c’è il rischio che una o più viti si allentino. Per evitare comunque questo rischio, fra la cassa e la baionetta del fondello viene interposta una “guarnizione” metallica sagomata che rende più difficile l’apertura del fondello di quanto non sia la sua chiusura. L’ho trovata una soluzione geniale che sarebbe bello trovare anche sulla corona (quando mai sarà possibile realizzarne la miniaturizzazione a prezzi umani). Ma non sarà facile perché proprio la “guarnizione di sicura” ostacolerebbe l’apertura della corona.

    Mi rendo conto, ovviamente, che il prezzo di quasi 20mila euro non è per tutti (ma il tantalio etico val bene la spesa). Ricordo però che la versione tutta in acciaio, sebbene più pesante, si traduce in un cronografo subacqueo professionale che costa meno, molto meno di tanti solo tempo. Fateci un pensierino, se cercate il miglior rapporto fra prezzo e qualità. Ma non prima di gennaio, quando lo troverete finalmente nei concessionari Omega.

  • Magnetismo: sarà vero che Omega…

    Magnetismo: sarà vero che Omega…

    Il magnetismo. Sempre lui. Per riassumere, quando un orologio meccanico viene avvicinato ad qualche calamita alcune componenti si magnetizzano, appunto. Con effetti negativi per la costanza di marcia. In particolare a risentirne è la spirale che, a farla breve, si “incolla” fermando l’orologio. Per poi riprendere un po’ di libertà, sì, ma pagandola cara in termini di regolarità di marcia, di “precisione”.

    Il primo esperimento su come il magnetismo influenzi gli orologi lo avevamo fatto con il Timex S1 disegnato dall’italiano Giorgio Galli. Un orologio di costo miracolosamente contenuto, il cui movimento (un Miyota, Gruppo Citizen) aveva comunque fatto registrare ottimi risultati alla verifica effettuata su due posizioni con il cronocomparatore. Trovate qui quel primo articolo sul magnetismo. In quel caso il movimento si era magnetizzato, facendo registrare risultati negativi impressionanti, tornati però alla normalità dopo qualche passaggio allo smagnetizzatore, seguito da una nuova regolazione.

    Poco prima del lockdown in Lombardia siamo passati ad uno stadio successivo. Omega sbandiera molto la sua resistenza a campi magnetici fino a 15.000 gauss, usandolo (a ragione, se la cosa fosse confermata) come argomento di marketing. Anche perché al momento nessun altro orologio resiste – ufficialmente – a campi magnetici altrettanto intensi.

    Dal momento che a me non interessa fare scandalismo, ma solo alcune verifiche, ho chiesto ai dirigenti di Omega se fossero interessati a collaborare. La risposta è stata positiva e questo già depone bene. È vero, avevo già visto alcuni loro esperimenti sul magnetismo fatti in presenza di giornalisti, ma una verifica non può certo far male. E la calamita me la porto io.

    Prove empiriche di magnetismo

    Siamo andati in una boutique Omega, tecnici, fotografo, io e la mia calamita. Per prima cosa (e questa è stata una sorpresa che ho apprezzato molto) abbiamo visto cosa sarebbe accaduto ad un anonimo orologio. Un “muletto”, per così dire, equipaggiato di un classico ETA 2894, uno dei movimenti più affidabili dell’intera produzione svizzera. La spirale di questo movimento è prodotta dalla Nivarox e viene dichiarata, senza maggiori dettagli, “antimagnetica”.

    Abbiamo misurato (con un cronocomparatore un po’ basico, che funziona su una sola posizione, e per giunta in un ambiente non molto silenzioso) le prestazioni prima e dopo aver poggiato la calamita sul fondello trasparente. Il risultato è stato dirompente: siamo passati da 11,5 secondi al giorno di ritardo alla bellezza di 246, oltre 4 minuti al giorno. Prestazioni, comunque, migliori di circa il doppio rispetto al Miyota. Il quale, però, è molto più economico dell’ETA. Trovo questa sia una indicazione importante perché sottolinea l’onestà dell’orologeria (almeno per quanto riguarda quella svizzera e quella giapponese), dal momento che i valori in campo sono ben proporzionati al prezzo.

    Una considerazione interessante fatta del tecnico Omega: in base ai risultati, secondo la sua esperienza il magnete da me utilizzato dovrebbe avere un campo magnetico di 2.000/3.000 gauss. Sufficienti a far del male a qualunque orologio dichiarato “antimagnetico” per via della cassa interna in ferro dolce. Tranne un IWC non più in produzione. Un Ingenieur che in una prima versione era “impermeabile” fino a 500.000 Ampere/metro (circa 6.000 gauss), con qualche problema di precisione però per via dell’uso di materiali sintetici. Una seconda versione (con certificato Cosc) raggiungeva comunque i 40.000 Ampere/metro. Non poi molto.

    Il test con l’Omega Aqua Terra

    Dopo aver massacrato l’ETA siamo passati ad uno splendido Omega Seamaster Aqua Terra con il Calibro Co-Axial 8508. Quello che dovrebbe, secondo il marketing Omega, non fare un plissé di fronte a campi magnetici cinque volte la mia calamita.

    Abbiamo piazzato l’orologio sul cronocomparatore che ha indicato -1,3 secondi al giorno di scarto. Graaan bel risultato, tanto per cominciare. Poggiata la calamita sul vetro del fondello, rimesso l’Omega sul cronocomparatore, 1,1 secondi al giorno. Una deviazione più in linea con la rumorosità dell’ambiente che con il campo magnetico. Il quale non ha di fatto minimamente influito sulla precisione del Calibro Co-Axial 8508. Per una volta il marketing non ha né indorato la pillola né raccontato balle. Impressionante davvero.

    Ovviamente non è finita qui e ora vi spiego perché. L’appetito vien mangiando e vorrei capire sul campo altre due o tre cose. La prima, e più banale, è capire se questo è un comportamento comune a tutti i movimenti meccanici che, come l’8508, hanno la spirale in silicio. Materiale che certamente ha grandi meriti sul piano della resistenza ai campi magnetici.

    Non sono certissimo che la mia calamita sia sufficiente per evidenziare la differenza con un movimento in cui la sola spirale sia in silicio (mentre il Calibro 8508 ha molte altre componenti antimagnetiche); e però non posso saperlo fin quando non provo. Ma non posso provare, ovviamente, fin quando non usciamo dal lockdown. Prendiamolo come un buon auspicio…

    Progetti futuri

    L’altra cosa di cui sono molto curioso è fare “il gioco della calamita” con un Rolex. Sono curioso perché Rolex la spirale in silicio ce l’ha (la chiama Syloxi), ma la usa solo in calibri di piccole dimensioni. Sui calibri “normali” usa una spirale paramagnetica (la Parachrom), ossia una spirale che – secondo la definizione scientifica di paramagnetico – dovrebbe sì arrestare l’orologio, ma poi tornare alla condizione originale, come del resto avviene negli orologi con movimento al quarzo.

    Rolex, si sa, parla poco ed è ancor meno incline a consentire questo tipo di prove, ma io non intendo farla a tradimento. Nel senso che, come ho fatto con Omega, questo tipo di test un po’ alla buona vanno eseguiti per informare, non per cercare scoop inesistenti. Anche perché un marchio come Rolex ha tutti gli occhi dei concorrenti puntati addosso come riflettori su un grande attore. E se Rolex raccontasse balle i concorrenti sarebbero ben felici di smascherarla.

    Anche il “mitico” Milgauss del 2007 già montava la spirale Parachrom e aveva la ruota di scappamento in materiale antimagnetico. Sono convinto che qualunque movimento Rolex attuale superi di gran lunga la fatidica soglia dei 1.000 gauss. Fermo restando il fatto che far eseguire ogni tanto una smagnetizzazione (ogni anno, magari, e insieme ad un controllo dell’impermeabilità) non fa male a nessun orologio.

    Sinceri auspici

    Detto questo, credo sarebbe auspicabile che sulla resistenza degli orologi ai campi magnetici si potesse essere un po’ più chiari e trasparenti. Ad esempio dichiarando, come fa Omega, i valori di riferimento. Non è una questione secondaria, specialmente per i più criticoni, quelli che si lamentano sempre della scarsa precisione del proprio orologio. Senza rendersi conto di quante siano le possibili motivazioni che esulano totalmente dall’effettiva qualità del movimento. A cominciare proprio dal magnetismo.

    Altrettanto sarebbe auspicabile facessero i produttori di oggetti che generano campi magnetici. Penso al pur comodissimo attacco magnetico del cavo di ricarica del mio portatile Microsoft Surface. O al nuovissimo iPhone 12, che ha un sistema magnetico per la centratura del dispositivo di ricarica a induzione. Per un la buona salute del nostro orologio potrebbe essere un dato non secondario.

     

  • Omega De Ville Trésor, riflessi di femminilità

    Omega De Ville Trésor, riflessi di femminilità

    Classico e contemporaneo. Essenziale eppure prezioso. Spigliato ma bon ton. Può un orologio femminile, o meglio un’intera linea di orologi, raccontare il punto di incontro tra concetti opposti, se non inconciliabili?  La risposta è sì, nel caso della collezione Omega De Ville Trésor. In grado di cogliere la personalità sfaccettata e multiforme delle donne di oggi. Che apprezzano il passato ma vivono nel presente. 

    Già, il passato. Lo si ritrova nel nome, che rende omaggio a un’altra storica collezione. Lanciata nel 1949 con grande successo, si chiamava così perché custodiva all’interno un piccolo tesoro: il calibro Omega 30 mm. Un movimento inventato nella seconda metà degli anni Trenta con il meglio della tecnologia dell’epoca e rimasto in uso per quasi un trentennio. Montava infatti un grande bariletto e un grande bilanciere (in rapporto al diametro del calibro), associato al più piccolo scappamento disponibile. E offriva perciò ottimi risultati di cronometria e di affidabilità rispetto agli standard del tempo. 

    Ai nostri giorni invece quel nome dà vita a un pezzo classico sì, ma dall’essenzialità contemporanea. Non è un caso del resto che il volto dell’Omega De Ville Trésor sia Kaia Gerber, figlia di Cindy Crowford. Da una parte l’immagine di una modella giovane, elegante, ma anche fresca come i suoi anni; e dall’altra la rappresentazione di un testimone, quello tra mamma e figlia. Perché la madre Cindy è a sua volta una delle ambasciatrici di lunga data di Omega. E vive con la maison un sodalizio professionale che sfida il tempo e le rughe.

    Presentata nel 2018, la collezione Omega De Ville Trésor ritorna oggi con nuove referenze, dallo stile chic/dégagé di sempre ma arricchito di diversi colori. Come di consueto sono animate da un movimento al quarzo e hanno la cassa declinata in due misure: 36 mm o 39 mm di diametro. Accanto alle versioni in acciaio, spicca quella inedita in oro Moonshine™, l’esclusivo oro di Omega dalla tonalità “lunare”. E, come al solito, sono tutte impreziosite dalle caratteristiche file di diamanti incastonati sulle anse in modo asimmetrico: a taglio brillante, sono montati in dégradé verso l’esterno. Un gioco inatteso che ne sottolinea il design e ne rende sensuale la silhouette. 

    Il fondello, lucidato a specchio, è decorato da un fiore di loto – simbolo di bellezza e di purezza -, che ritorna anche sulla corona, tratteggiata in ceramica rossa. Tante le varianti dei cinturini, in pelle o caucciù, così come sono tante le varianti del quadrante: bianco, opalino argenté, laccato blu, rosso o marrone. Insomma, l’Omega De Ville Trésor interpreta al meglio l’essenza che un orologio da donna oggi dovrebbe esprimere: non più un semplice strumento per la misura del tempo, ma un vero e proprio accessorio; non più un gioiello dalla preziosità ridondante, ma un oggetto versatile, dalla vestibilità “fluida”. Capace di conciliare gli opposti. 

     

  • Speedmaster Alinghi, Omega alza le vele al vento

    Speedmaster Alinghi, Omega alza le vele al vento

    Sbaglia chi crede che le partnership abbiano solo finalità di marketing. Non è sempre così: a volte dalle collaborazioni scaturiscono novità tecnicamente interessanti. Come nel caso dello Speedmaster Dark Side of the Moon Alinghi (questo il nome completo, ma d’ora in poi per comodità lo chiamerò semplicemente Speedmaster Alinghi). Il primo risultato tangibile dell’accordo fra Omega e il team di Ernesto Bertarelli, siglato nel maggio dello scorso anno. Un esemplare che non solo conferma la passione per la vela della casa di Biel, ma si attesta come un riferimento nell’ambito degli orologi da regata. Sia per il modo in cui  sviluppa il tema, sia per le specifiche costruttive. 

    Non fatevi condizionare dal look aggressivo, giocato sui contrasti accesi, di questa versione inedita del celebre cronografo. Dal punto di vista estetico – e non poteva che essere così – lo Speedmaster Alinghi rende omaggio al catamarano TF35. Ovvero l’avanzatissima barca del team svizzero, vincitrice di un fantastico triplete nel 2019. Ma andate oltre l’aspetto. Che è importante, certo (ne parleremo tra poco), ma non è il nocciolo della questione. Ciò che mi preme piuttosto sottolineare qui è l’indicazione evidenziata all’interno del contatore dei minuti crono, posto al 3.

    Come si vede, infatti, i primi 5 minuti sono sottolineati dal colore rosso e da una scala graduata, con il numero 4 riportato in grande per segnalare il trascorrere dell’ultimo, fatidico minuto. Si tratta di un’informazione – lo si intuisce facilmente – dedicata alle fasi di pre-partenza di una regata, le più concitate, le più importanti, soprattutto in un match race. Quando le due barche ingaggiano un vero e proprio duello, e cercano di “guadagnare acqua” nel modo giusto, per solcare la linea di partenza nell’istante esatto in cui echeggia il colpo di cannone; perché l’esito della gara spesso dipende proprio da questo momento.

    Nello Speedmaster Alinghi, in pratica, l’indicazione dei 5 minuti in rosso sostituisce la tradizionale funzione regata, in modo semplice ma altrettanto efficace. Al posto di un conto alla rovescia, un normale contaminuti. Geniale, facilissimo da realizzare. La misurazione è attendibile grazie al calibro 1865, un movimento meccanico a carica manuale che fa parte della famiglia di calibri Omega 1861. Da segnalare perché è basato sullo storico Lemania 1873: un movimento considerato un po’ l’archetipo dei calibri cronografici integrati a camma, non a caso presente anche all’interno dello Speedmaster adottato dalla Nasa.

    Montato su 18 rubini e animato da una frequenza di 21.600 Alternanze/ora, il calibro 1865 è un movimento compatto e robusto. Che, per lo smistamento delle funzioni crono, utilizza appunto un sistema a camma (composta da due navette sovrapposte); un dispositivo più raffinato rispetto al sistema a leve (e con un’attivazione del cronografo più morbida), ma meno costoso rispetto alla ruota a colonne. Rinnovato per l’occasione a livello cromatico, il calibro 1865 è stato sottoposto a un’ablazione laser che ne ha annerito la superficie, senza alterare le proprietà del metallo; e ne ha decorato platina e ponti con un motivo a nido d’ape, che ricorda la struttura in carbonio del multiscafo di Alinghi.

    Perché, come dicevo, lo Speedmaster Alinghi prende ispirazione dal TF35, nei materiali come nei colori. La cassa è in ceramica nera, lucida e satinata: un materiale hi-tech, confortevole e leggero ma duro, resistente e inscalfibile; il quadrante è in fibra di carbonio (come lo scafo, appunto), e rivela parte dei componenti; la scala tachimetrica sulla lunetta e il cinturino racing evocano l’adrenalina della gara e la velocità della barca, spinta (e sollevata) dal vento. Merita un cenno infine il contatore dei secondi continui, sostituito da un disco in alluminio anodizzato con il logo Alinghi. La cui rotazione ricorda la danza di due barche impegnate nel circling, il momento più classico della pre-partenza.

  • De Ville Tourbillon, Omega reinventa il tourbillon centrale

    De Ville Tourbillon, Omega reinventa il tourbillon centrale

    Dice, riferendosi al De Ville Tourbillon Master Chronometer: ma che si è messa in testa, Omega? Di essere una marca d’alta orologeria? Dico: all’occorrenza sì. Fa parte della sua storia. Basti pensare che nel 1885 sforna il primo movimento industriale, prodotto in serie. Ma pochi anni dopo (1892: Omega si chiamava ancora Louis Brand & Frère) ti lascia a bocca aperta con il primo movimento da polso con ripetizione minuti.

    Ricordo che quando nel 1994 ci portarono a vedere il primo tourbillon centrale (allora noi giornalisti di orologeria eravamo davvero quattro gatti), qualcuno obiettò che Omega era una marca “industriale”. Il responsabile di quello che io chiamo “il reparto godereccio” (oggi Atelier Toubillon) tornò a sventolargli sul naso il tourbillon centrale. E a ricordargli che già nel 1947 Omega aveva prodotto un tourbillon da polso, che aveva già fatto un calendario perpetuo e altre complicazioni avrebbe fatto nel futuro.

    Morale della favola: Omega è una fabbrica industriale di orologi, con vette sublimi di automazione “buona” (come, ad esempio, un uso perfettamente bilanciato degli olii lubrificanti); ma possiede da sempre un reparto (mica tanto piccolo) nel quale si esplorano in maniera quasi artigianale le mille evoluzioni dell’orologeria tradizionale. Dopodiché chi vuole ignorare questo aspetto della personalità di Omega è libero di farlo, ma è un peccato. Perché non capisce che un grande marchio sa sempre ricordare le proprie origini, indipendentemente dal successo strabordante di altri modelli più acclamati come lo Speedmaster. Cronografo che comunque è uscito più volte anche in versione con calendario perpetuo.

    L’Omega De Ville Tourbillon Master Chronometer è uno degli orologi da polso più sorprendenti mai creati. Su questo non c’è dubbio. Perché mettere la gabbia del tourbillon al centro del quadrante è banalmente logico da un punto di vista estetico, ma maledettamente complesso da un punto di vista tecnico. Tanto per entrare subito in argomento, il problema vero non è la posizione in cui sistemi la gabbia: quello – lo sappiamo – è solo una questione di come imposti l’architettura del movimento. Ma se la gabbia è al centro del quadrante, come caspita gestisci le lancette di ore e minuti? Dove le imperni?

    Alla fine venne trovata una soluzione di straordinaria eleganza: tourbillon centrale con ore e minuti “misteriosi”. Come vedremo meglio nelle didascalie, il moto viene trasmesso dall’organo regolatore (a tourbillon) verso la periferia esterna del movimento e da lì a due dischi sovrapposti di vetro zaffiro sui quali sono fissate le lancette di ore e minuti. La cosa divertente è che nulla di tutto ciò è spiegato nella cartella stampa, come se in Svizzera avessero deciso di fare un test sulla competenza tecnica dei giornalisti… 😊 Sta di fatto che la definizione di tourbillon centrale va maledettamente stretta, a questo De Ville Tourbillon Master Chronometer di Omega. In realtà si tratta di un tourbillon centrale con ore e minuti misteriosi.

    Per quale ragione nasce quest’orologio? Per la bella abitudine del marchio di rivedere la propria storia e la propria produzione in funzione di nuovi risultati tecnologici raggiunti. Tanti. Partiamo dalla cassa, realizzata in oro Sedna™ e oro Canopus™. Cosa sono? Nel primo caso si tratta di una particolare lega di oro rosa, in cui la componente di rame (che conferisce il caratteristico colore) è resa più stabile grazie all’inclusione di altri metalli nella fase di fusione. L’oro, inoltre, è in un certo senso “temprato” dal processo di lavorazione per cui risulta più resistente agli urti e ai graffi, pur mantenendo le quote legali di metallo prezioso (750 parti d’oro su 1000, nel caso del 18 carati).

    Altrettanto vale per il secondo, il Canopus, che però è oro bianco. Perché agitarsi tanto e non usare i metalli che usano (quasi) tutti gli altri? Perché l’oro certe volte si comporta come un metallo vivo e non ama l’aggiunta di altre componenti. Il risultato è che dopo anni l’oro rosa potrebbe (il condizionale è d’obbligo) apparire un po’ meno “tinta unita”, nel caso il rame dovesse affiorare.

    Per l’oro bianco è ancora peggio. Non ostante all’oro giallo venga aggiunto un metallo bianchissimo come l’argento, per rispettare le percentuali di legge (750/1000), il colore finale tende sempre al giallo e quindi (quasi) tutti coprono le superfici di rodio tramite un processo galvanico, come avviene in genere per la platina e i ponti del movimento. Solo che la leggera rodiatura esterna è soggetta a consumarsi nel tempo e a diventare meno luminosa. Bene, l’oro Canopus (Canopo è la seconda stella più luminosa nel nostro firmamento) non muta nel tempo e oltretutto è più resistente a graffi e urti.

    Nel De Ville Tourbillon Master Chronometer l’astuto oro Sedna è stato impiegato anche per la platina e i ponti del Calibro 2640. Che gode di tutte, ma proprio tutte, le bellurie tecniche cui Omega ci ha abituati, compresa la capacità di non magnetizzarsi nemmeno a fronte di campi magnetici eccezionalmente intensi. Il che – a ben vedere – è un altro accorgimento teso, come il tourbillon, ad aumentare la precisione dell’orologio nel tempo. Preciso oggi, domani e dopodomani. Anche per questo si è scelto di eliminare l’automatismo di carica, che talvolta illude di essere il moto perpetuo pur senza esserlo; chi tende alla sedentarietà, come me, col cavolo che riesce a ricaricare bene l’orologio, anche se l’esperienza mi ha insegnato che le soluzioni usate da Omega hanno una sorprendente efficienza.

    Come sempre mi astengo dal commentare gli aspetti estetici, pur avendo l’impressione che sul piano del design la gestione di Raynald Aeschlimann (Ceo di Omega dal 2016, quando aveva già vent’anni d’esperienza in Swatch Group e in Omega) stia facendo passi da gigante. Ma non posso tacere la bellezza dell’architettura di questo Calibro 2640. La simmetria dei ponti, sul lato fondello, è semplicemente esemplare, e la finitura tipica delle migliori realizzazioni d’alta orologeria. Sul lato quadrante, dominato dalla gabbia del tourbillon, persino l’inedito (credo) ponte per il dispositivo di ricarica/sincronizzazione ha un proprio stile estetico che gli appassionati più “tecnici” sapranno apprezzare.

    Mi tremano le dita sulla tastiera, ma ho l’impressione che il prezzo di questo Omega De Ville Tourbillon Master Chronometer (con tourbillon centrale, ore e minuti misteriosi) sia “concorrenziale”, dall’alto dei suoi 168.300 euro. Perché quest’orologio è unico sia sul piano estetico sia su quello tecnico. A proposito di tecnica, infine, troverete maggiori informazioni nelle didascalie. Da non mancare per arricchire la propria cultura orologiera, con un pizzico di sorridente invidia per chi potrà comprarlo.

  • Omega è di nuovo cronometrista ufficiale della Coppa America

    Omega è di nuovo cronometrista ufficiale della Coppa America

     OMEGA annuncia il suo ruolo di Cronometrista ufficiale della 36a edizione della Coppa America e presenta un nuovo orologio in edizione limitata

    Nata nel 1851, la Coppa America è nota per essere il trofeo sportivo internazionale più antico al mondo, ed è diventata la fonte di accese rivalità e spettacolari duelli velici.
    Con l’arrivo della sua 36a edizione, la maison orologiera svizzera OMEGA è lieta di annunciare il proprio ruolo di Cronometrista Ufficiale.

    Questa sarà la terza volta nella storia in cui OMEGA ricoprirà questo importante ruolo, da quando il marchio ha iniziato la sua partnership con Emirates Team New Zealand nel 1995.

    Ritornando in Nuova Zelanda nel 2021, la perfezione nel cronometraggio e la lunga esperienza nel mondo della vela saranno sicuramente sotto i riflettori, attraverso nuove tecnologie e attrezzature mai viste prima che miglioreranno ogni secondo delle regate.

    Il momento offrirà anche un’altra importante opportunità per OMEGA, quella di celebrare la sua partnership di lunga durata con Emirates Team New Zealand. Questa relazione speciale è nata a fianco del leggendario velista Sir Peter Blake, ed è andata avanti per 25 anni, con una passione condivisa per tecnologia, velocità e precisione.

    Parlando di questo annuncio, il Presidente e CEO di OMEGA Raynald Aeschlimann ha detto “La Coppa America occupa un posto davvero speciale per OMEGA. Dall’ingegno alla precisione all’energia competitiva e alla storia, ogni sua parte fa appello al nostro spirito. Siamo veramente emozionati per il nostro ruolo nel prossimo evento di marzo e per la possibilità di essere di nuovo a bordo con Emirates Team New Zealand.”

    Il CEO del Defender Emirates Team New Zealand, Grant Dalton, ha detto:” Lavoriamo con OMEGA da molti anni, e rispettiamo veramente i loro elevati standard di eccellenza. Sappiamo che porteranno tutta la loro esperienza all’evento.”

    “Il nostro obbiettivo è quello di avere il gruppo migliore per questa 36a edizione della Coppa America presentata da Prada. La scelta di OMEGA era scontata. Non solo ha una tradizione come cronometrista ufficiale dei Giochi Olimpici, ma si è anche affermata come leader del cronometraggio in acqua.”

    Questo annuncio è accompagnato dal lancio del nuovo OMEGA Seamaster Planet Ocean 36a Coppa America in edizione limitata. Presentato con un cinturino strutturato in caucciù, il segnatempo da 43.5mm è realizzato in acciaio inossidabile ed è limitato a 2021 pezzi. Degna di nota è la ghiera blu in ceramica che incorpora la ceramica liquida rossa e bianca per creare il
    conto alla rovescia di 5 minuti pre-gara.

    Il quadrante lucido in ceramica bianca include il nome della competizione alle ore 6. Un logo speciale della Coppa America è stato posizionato sul contrappeso della lancetta centrale dei secondi. Il logo è anche sul fondello in vetro zaffiro che permette di ammirare il calibro OMEGA Master Chronometer 8900. La 36esima edizione della Coppa America si terrà a marzo 2021. I concorrenti veleggeranno sugli AC75, dei monoscafi foiling di 75 piedi, con un percorso che si svilupperà nel Waitemata Harbour a Auckland, in Nuova Zelanda.

  • Omega Seamaster Aqua Terra “Ultra Light”, un esperimento da polso

    Omega Seamaster Aqua Terra “Ultra Light”, un esperimento da polso

    Se foste Omega magari vi mandereste da voi a quel paese. Voi e le vostre pretese. E quello che protesta perché Omega è troppo immobile e non innova mai. E quello che cosa si è messa in testa Omega a fare un solo tempo che costa quanto un orologio artigianale se non di più. E quell’altro niente da dire, certo, ma Omega dovrebbe ringiovanirsi un po’… Bene: l’Omega Seamaster Aqua Terra “Ultra Light” è un esperimento. Un concept watch che non si limita a far bella mostra di sé in pochissimi esemplari, ma è lì disponibile per l’acquisto, sempre che abbiate i 46.500 euro necessari per comprarlo. Beh, magari i 500 potrebbero scontarveli. Ma il vero problema è: perché diavolo un orologio con cassa in titanio costa così tanto? Cercherò di rispondervi.

    Gamma Titanio

    Nella cartella stampa si parla di una cassa in “gamma titanio”. Omega è modesta. Si tratta in realtà di γ-TiAl, ossia di gamma alluminuro di titanio. È una famiglia di leghe – gli esperti di metallurgia mi perdonino per l’estrema sintesi – ben conosciuta fin dagli anni Cinquanta e apprezzata per le sue proprietà meccaniche e per la scarsissima ossidazione. È frutto di studi compiuti in ambito militare (a quei tempi il titanio era un metallo strategico e come tale il suo uso era vietato in ambito “civile”). L’obiettivo era superare i limiti imposti dalla metallurgia di quei tempi allo sviluppo di aeroplani militari sempre più eccezionali.

    Non a caso gli studi principali sul γ-TiAl vennero compiuti tra il 1975 e il 1983 dalla Pratt and Whitney, che produce motori a reazione per l’aeronautica. I risultati della ricerca vennero però considerati insoddisfacenti. Bisogna attendere ancora qualche anno perché le leghe gamma siano di nuovo studiate e sperimentate dalla General Electric per conto dell’Aviazione Militare statunitense. Questi studi, condotti fra il 1992 e il 1993, non sciolgono tutti i dubbi relativi al loro impiego in campo aeronautico (in particolare per quanto riguarda le pale delle turbine); ma sono sufficienti per iniziare ad usare una lega di gamma alluminuro di titanio per turbine a rapida risposta e valvole, destinate ai motori per auto.

    Nel frattempo il titanio non è più considerato un “metallo segreto”. Il che consente alla comunità scientifica mondiale di far procedere le ricerche così rapidamente da portare all’uso del γ-TiAl per realizzare le turbine della prossima generazione di jet intercontinentali. Bene: è questo, proprio questo il materiale usato per la cassa dell’Omega Seamaster Aqua Terra “Ultra Light”.

    La considerazione da fare è la seguente: nello studio del dottor Young-Won Kim (UES, Inc., Dayton, Ohio) che ho allegramente saccheggiato, si esplicita come fino al 1995 fosse rimasto ancora qualche dubbio per gli elevati costi di fusione. Oggi le cose sono un po’ cambiate, ma una cosa è realizzare decine di immense turbine; ben diverso è procurarsi qualche chilo di lega γ-TiAl (perché nessuno dotato di buon senso produrrebbe da zero quella minima quantità necessaria per farne poche casse per orologi) e poi fonderlo per realizzare qualche centinaio di Omega Seamaster Aqua Terra “Ultra Light”. I prezzi già solo per questo sono elevatissimi.

    Squisitezze tecniche

    E non finisce qui. Oggi sono buono e voglio considerare “normale” la lunetta in ceramica. Ma comincio a provare un brivido di piacere per il sottilissimo quadrante in titanio (metallo difficile da lavorare specialmente se deve essere sagomato e lavorato per ottenere diverse finiture); così come per le lancette in alluminio (qualche frazione di grammo risparmiato sui complessivi 55 dell’Omega Seamaster Aqua Terra “Ultra Light”). Poi l’eccitazione sale per l’inedita corona retraibile, in effetti molto comoda; (esteriormente funziona sul principio dei pulsanti delle penne a sfera, ma internamente il dispositivo di collegamento/scollegamento è abbastanza complesso). E raggiunge la vetta quando volto l’orologio per esaminare il fondello. 

    Dopo parlo del movimento. Qui mi soffermo, piuttosto estasiato, sul sistema di chiusura del fondello. Guardate la foto e fateci caso: ma vi pare possibile che le scritte e i fori sul metallo per ingaggiare la chiave di apertura possano cadere perfettamente verticali e simmetrici? In un fondello chiuso a vite le probabilità sono di una su qualche miliardo. No: qui Naiad Lock ci cova… L’impressione è che Omega abbia ripreso la chiusura a baionetta Naiad Lock già vista ed apprezzata su quel capolavoro di rapporto qualità/prezzo che è il Railmaster. E se Omega usa questo sistema di chiusura per un cosiddetto “primo prezzo” come il Railmaster e per un orologio sperimentale costosissimo come l’Aqua Terra “Ultra Light”, allora vuol dire che è pronta per introdurlo gradualmente in tutta la produzione. Personalmente trovo si tratti di una scelta rivoluzionaria destinata a far scuola.

    Il movimento

    È il Calibro Omega 8928 Ti, meccanico a carica manuale. Già sento qualcuno ribattere, storcendo il naso: “Meccanico a carica manuale? E perché mai? Si sarebbero sprecati, a metterci la ricarica automatica?”.
    Stolti! Avete forse dimenticato che l’orologio è destinato al polso degli sportivi professionisti? Pensate all’ambasciatore Rory McIlroy, il campione di golf (31 anni, irlandese del Nord, ha collaborato allo sviluppo di questo orologio) sul cui polso si trasmettono urti tremendi ad ogni colpo. E pensate al leggendario Moonwatch, anch’esso a carica manuale.

    Quando il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare, l’automatismo di ricarica è un punto debole. Si tratta quindi di una scelta tecnica decisamente ragionevole, che oltretutto farà felici i puristi più intransigenti. Perché la ricarica automatica fornisce la falsa certezza che l’orologio sia sempre ben carico, ma non è così. Un po’ di pigrizia e – non ostante il doppio bariletto – si rischia che il bilanciere non lavori in condizioni ottimali, con risultati deludenti sul piano della precisione.

    La parentela del Calibro Omega 8928 Ti con altri movimenti Omega è evidente nell’architettura, tanto che ampliando la platina si potrebbe persino ipotizzare una versione automatica per sportivi della domenica. C’è lo scappamento Co-Axial; c’è, appunto, il doppio bariletto (che in questo caso fornisce un’autonomia di tre giorni); e ci sono tutte le altre bellurie che fanno dei calibri Omega un faro di riferimento per l’intera orologeria, antimagnetismo compreso. Ma soprattutto c’è la presenza di platina e ponti in titanio ceramizzato, leggerissimo e destinato a conservarsi pressoché perfetto per tempi così lunghi che sono difficili da immaginare.

    Conclusioni

    Un campione dell’orologeria industriale, Omega. Capace di spingersi nel campo dall’artigianale con un orologio futuristico, innovativo e al tempo stesso attuale. A naso, conoscendo il carattere del marchio, direi che il prezzo è di assoluta coerenza con i valori espressi. Ma sono disposto a scommettere sul fatto che molte delle soluzioni (estetica compresa) dell’Omega Seamaster Aqua Terra “Ultra Light” ce le ritroveremo più o meno uguali nella produzione corrente. Mentre questa prima serie diventerà relativamente presto oggetto di seria contesa fra i collezionisti. Dopodiché anche a me rode molto di non potermelo permettere. Ma si può mica aver tutto, nella vita…

  • Omega lancia il suo e-commerce in Europa

    Omega lancia il suo e-commerce in Europa

    Un’importante notizia per gli appassionati di orologi in Europa, Omega lancia ufficialmente il suo store online. Le sue leggendarie collezioni Speedmaster, Seamaster, Constellation e De Ville ora possono essere acquistate direttamente sul sito della maison svizzera, per la prima volta nel continente.

    Negli ultimi anni l’introduzione dell’e-commerce Omega ha dato prova di grande successo negli Usa e in Gran Bretagna, i primi due mercati serviti da questa piattaforma. Ora lo stesso servizio eccellente e la vasta selezione di orologi saranno disponibili per i clienti europei, avvicinandoli ad OMEGA come non mai.

    Raynald Aeschlimann, Presidente e Ceo di Omega, è emozionato per le opportunità che arriveranno per il marchio e per i suoi clienti. “Questa evoluzione dell’e-commerce di Omega è tutta rivolta ai clienti. Vogliamo rendere gli orologi e gli accessori disponibili direttamente dal comfort delle loro case, e da qualsiasi angolo del loro paese. Abbiamo sviluppato strumenti entusiasmanti insieme ai nostri eccezionali standard di servizio al cliente, consentendo loro di connettersi e fare acquisti in totale sicurezza”.

    Omega continuerà a sviluppare la sua rete globale di boutique in location strategiche, ancora considerate una parte importante dell’esperienza di acquisto. Tuttavia il lancio dell’e-commerce darà ai consumatori un’ulteriore opportunità di soddisfare le proprie esigenze. Dopo l’Europa, il marchio prevede che in futuro seguiranno anche altri paesi ad accogliere la vendita online di Omega.

    Per iniziare a navigare e acquistare dalla nuova piattaforma basta recarsi sul sito: https://www.omegawatches.com/it/shopnow

  • Il Certificato di autenticità di Omega: un servizio per grandi collezionisti

    Il Certificato di autenticità di Omega: un servizio per grandi collezionisti

    Il vintage? Un mercato florido, grazie ai tanti, tantissimi amanti degli orologi d’epoca. Collezionisti incontentabili, sempre alla ricerca del buon affare, dell’occasione da non perdere – e infaticabili, nel loro continuo girovagare nei mercatini, frequentare i forum, visitare gli “spacciatori” di fiducia. In senso ironico, s’intende (perché la passione può dare assuefazione, come una droga). Si tratta infatti di rivenditori qualificati, con una buona reputazione, pronti a metterci la faccia per garantire “l’usato sicuro”. Soprattutto quando si tratta di esemplari di un certo tipo, magari con la cassa in metalli preziosi e un determinato nome sul quadrante. Proprio a questi appassionati si rivolge Omega, che da qualche mese ha istituito un Certificato di autenticità.

    Cioè una dichiarazione con cui la maison di Biel/Bienne riconosce un  orologio come proprio, effettivamente e integralmente, sia dal punto di vista della produzione che della manutenzione. Nessuna parte contraffatta, modificata, taroccata nel tempo, solo ricambi originali. In pratica, si tratta di una perizia effettuata direttamente da un tecnico specializzato, che prende in considerazione tutti i componenti di cassa e movimento. Si estende agli esemplari realizzati da almeno 30 anni e può essere richiesta da chiunque – purché possieda un Omega d’antan, ovvio. Usufruirne è semplice: basta recarsi con il proprio esemplare in una boutique Omega che offre questo servizio oppure recapitarlo direttamente in Casa madre.

    Lì, l’Omega Heritage Team si occuperà di analizzarlo sia attraverso la verifica visiva dei componenti sia attraverso il confronto con le politiche di riparazione e con la documentazione conservata nei registri di produzione. Non dimentichiamo che Omega ha una gestione organizzata del proprio patrimonio storico. Quindi, nel giro di un paio di mesi, se le condizioni dell’orologio supereranno l’esame, verrà emesso il Certificato di autenticità. La maison non specifica quali parametri siano necessari per ottenerlo, ma lascia intendere che in certi casi potrebbe anche non essere rilasciato. Se è facile presupporre che questi ultimi riguardino il montaggio di elementi non realizzati “in casa”, resta aperta la questione sulla presenza di componenti non coevi rispetto all’esemplare.

    Tuttavia è probabile che i tecnici distinguano differenti casi nelle sostituzioni di pezzi originali. Per esempio una manutenzione ordinaria di parti di consumo può implicare l’uso di ricambi identici, anche se appartenenti a serie produttive diverse. Il che è lecito… Ma in caso di dubbi è sempre meglio chiedere agli esperti di Omega. Una certezza è invece il costo dell’operazione: 880 euro. Che – è vero – non sono pochi, ma ottenere la certificazione vale ogni centesimo speso. È chiaro che il gioco deve valere la candela: meglio richiederla quando si possiede un esemplare di un certo valore, che può solo ottenere benefici dal Certificato di autenticità.

    Un ultimo chiarimento riguarda infine la distinzione fra Certificato di autenticità ed Estratto d’archivio: due cose diverse, da non confondere. L’Estratto d’archivio – come dice la parola stessa – contiene informazioni dettagliate sull’epoca di produzione, dalla data di fabbricazione al percorso compiuto dall’orologio a partire dallo stabilimento di Biel/Bienne. Tra l’altro è un servizio attivato da Omega ormai tempo: che riguarda gli orologi precedenti l’anno 2000, si può richiedere online, costa 120 franchi svizzeri (più Iva) ed è espletato nel giro di 15 giorni (con copia digitale).

    Il Certificato di autenticità invece garantisce l’autenticità di un orologio, nelle condizioni (quindi con i componenti montati) in cui si trova al momento della perizia. Un valido documento per case d’aste e grandi collezionisti, oltretutto riconosciuto a livello internazionale.

  • In “No time to die” il nuovo Omega Seamaster 007

    In “No time to die” il nuovo Omega Seamaster 007

     

    “La storia non è indulgente con chi gioca a fare Dio”, sentenzia Daniel Craig in uno dei passaggi cruciali del nuovo capitolo della saga 007, il quinto e ultimo (pare) con l’attore nel ruolo protagonista. Il prossimo “No time to die“, il 25° film della serie sull’agente segreto più famoso del cinema, uscirà solo il 9 aprile 2020. Ma si è già scatenata l’ennesima Bond mania, come dimostra anche l’evento che Omega ha tenuto a New York per presentare in anteprima il Seamaster Diver 300M 007 Edition.

    È dunque questo l’esemplare che vedremo al polso del prossimo James Bond, preannunciato negli ultimi mesi da altre serie limitate a tema. Del resto Omega firma gli orologi dell’agente segreto al servizio di sua Maestà fin da “Goldeneye”, avventura del 1995. E da allora il Seamaster fa parte dei must di Bond, insieme alle Aston Martin e al Vesper Martini. Ma in questo caso lo stesso Daniel Craig ha collaborato alla creazione del nuovo modello con gli sviluppatori di Omega, suggerendo colori e tocchi vintage.

    Cassa di 42 mm di diametro e bracciale in maglia milanese, il nuovo Seamaster Diver 300M 007 Edition è interamente realizzato in titanio grado 2. Un metallo leggero ma resistente: come ha raccontato lo stesso  Craig, la leggerezza sembrava essere una caratteristica fondamentale per l’orologio di un militare come 007. Altre specifiche militari, cioè i codici di produzione dettati dai protocolli per le forze armate, si ritrovano poi sul fondello, serrato dall’esclusivo sistema di chiusura Naiad Lock.

    Mentre il movimento è il calibro 8806 Co-Axial Master Chronometer, con scappamento Co-Axial, appunto, spirale in silicio e 55 ore di autonomia. A carica automatica, ha ricevuto l’attestato di cronometria dal Metas, dopo aver superato i rigorosi test imposti dall’Istituto svizzero di metrologia riguardo a precisione, affidabilità e resistenza ai campi magnetici, certificati fino a 15mila gauss. Performance necessarie alle concitate azioni di Daniel Craig/James Bond, le cui acrobazie in “No time to die” portano l’Omega Seamaster Diver 300M 007 Edition in giro per il mondo: dai Sassi di Matera a Londra, dalla Norvegia alla Giamaica.

    Ne offre uno spoiler il primo trailer ufficiale di rilasciato nei giorni scorsi. Le immagini presentano anche il cast completo, diretto dal regista Cary Joji Fukunaga: Rami Malek (già premio Oscar per “Bohemian Rapsody”) nella parte del super cattivo; la nuova Bond Girl Ana De Armas (candidata ai Golden Globe 2020, che recita accanto a Daniel Craig anche nel film di Natale “Cena con delitto”). E alcuni volti già apparsi nei precedenti episodi: Ralph Fiennes nel ruolo di M; Léa Seydoux nei panni della donna di Bond Madeline Swann; Naomie Harris in quelli di Miss Moneypenny…

    Ecco in sintesi la trama di “No time to die”. Bond si è ritirato dal ruolo di agente segreto e si gode la vita in Giamaica. Ma non rimane tranquillo a lungo: il vecchio amico Felix Leiter della Cia lo rintraccia e lo convince ad aiutarlo. Dovrà  recuperare uno scienziato rapito, missione che si rivela molto più complessa del previsto. Bond dovrà così affrontare un misterioso nemico dotato di una nuova arma tecnologica. Vedremo se e quanto il Seamaster Diver 300M 007 Edition gli sarà utile.

  • Al Museo Omega, memorabilia ed esperienze  interattive

    Al Museo Omega, memorabilia ed esperienze interattive

    A spasso per il mondo. Saltellando da un continente all’altro, ritroviamo l’ora esatta dei Paesi che attraversiamo, rivelata da display incastonati nella mappa disegnata sul pavimento del nuovo Museo Omega a Biel/ Bienne. Poi andiamo indietro nel tempo, con un video immersivo a 360° che segue l’umanità alla ricerca della precisione, dai primi orologi ai movimenti più moderni.

    Comincia da lì la visita all’interno del nuovo spazio espositivo che esplora l’universo del brand svizzero attraverso video, mostre ed esperienze interattive. La lunga storia del marchio, la ricchezza e unicità dei capitoli in cui questa storia si articola, ne hanno reso inevitabile la realizzazione, d’impatto immediato. Strepitosa la location, all’interno de “La Cité du Temps”, il campus di Swatch Group/ Omega nella cittadina svizzera di Biel/Bienne.

    Il nuovo Museo Omega occupa il primo piano dello spettacolare edificio dell’archi-star giapponese Shigeru Ban che si allunga per 240 metri come un lucertolone di acciaio, vetro e legno, collegato alla città da un parco con 120 alberi. Dalla prima bottega aperta a La-Chaux-de-Fonds (1848) all’ultimo record mondiale di immersione a 10,9 metri per l’Omega Seamaster Planet Ocean “Ultra Deep” (2019), la prestigiosa storia del brand è raccontata da un “bracciale” in acciaio.

    Una struttura a scaffale chiuso, lunga 50 metri e con 64 finestre, in cui si ricordano per esempio le Olimpiadi del 1932 (che videro un Omega come primo cronometrista ufficiale dei Giochi); lo sbarco sulla Luna del 1969 (accompagnato da un Omega Speedmaster, unico orologio qualificato dalla Nasa per tutte le missioni con equipaggio); il lancio del Ladymatic, il primo esemplare da polso automatico da donna realizzato dalla Casa; la creazione del gruppo Swatch (1983)…

    Ma ripercorrere la storia significa ri-viverla con esperienze interattive. Durante la visita potrete ad esempio vestire i panni di un atleta olimpico e cronometrare il vostro tempo su una pista di 9 metri con le tecnologie ufficiali Omega, inclusi blocchi rossi di partenza e pistola elettronica. Per poi ricevere una stampa del vostro photo-finish.

    Potreste lanciare in orbita la vostra immaginazione, con la superficie lunare sotto i piedi, esplorando la storia “spaziale” di Omega. Oppure catapultarvi nel mondo adrenalinico di 007, che a partire dal 1995 non ha mai smesso di indossare un Omega. Non un semplice dettaglio di stile: l’orologio Omega ha spesso aiutato Bond in situazioni difficili. Ma non illudetevi: le funzioni salvavita non sono di serie, sono puramente immaginarie.

    Realissimi, invece, i tanti esemplari in mostra al Museo Omega, novità incluse, naturalmente. E potrete anche entrare dentro al famoso scappamento Co-Axial, con un’esplorazione ravvicinata. Nessuna preoccupazione: non resterete bloccati negli ingranaggi. Mentre passeggerete all’interno di un gigantesco Speedmaster, un video di animazione vi farà scoprire i meccanismi dello scappamento coassiale.

    Il Museo Omega è aperto dal martedì al venerdì con orario 11/18; il sabato e domenica dalle 10 alle 17. Per altre informazioni, consultate il sito internet ufficiale.

  • Amarcord: gli orologi di 007 “Thunderball”

    Amarcord: gli orologi di 007 “Thunderball”

    Proseguono i racconti sull’orologeria del nostro storico, Giampiero Negretti. Che, dopo aver rivisto “Thunderball” alla tv, si concede alcune divertenti considerazioni sul quarto episodio della saga dell’agente segreto più famoso del mondo

    Probabilmente lo sarebbe diventato già di suo. Ma il fatto di essere apparso al polso di Sean Connery durante le riprese del film Dr. No del 1962 lo ha reso famoso, più di una celebrità. Tanto che quel modello di Rolex da allora è noto con il soprannome di Submariner James Bond. Ora, prima che Omega monopolizzasse in pratica tutti i polsi degli attori che hanno successivamente interpretato 007, sono stati diversi gli orologi che hanno avuto un ruolo nel corso della lunga – forse fin troppo, visto che continua – saga dedicata all’agente con licenza di uccidere.

    Ma il punto non è questo: per conoscere nomi e modelli, infatti, basta cercare su internet per trovare di tutto e anche di più. La riflessione attuale deriva invece da una recente visione di Thunderball, operazione tuono girato nel 1965; e, dato che siamo in piena estate e anche i programmisti sono in vacanza, replicato più volte in televisione. Ebbene, nel rivederlo mi sono accorto non solo che in un ipotetico derby Breitling batte Rolex 2 a 1, ma anche di numerose disattenzioni da parte del regista stesso, dei suoi assistenti o del montaggio.

    Il Rolex che vi appare è il Submariner 6358: lo stesso – solo come referenza, sia chiaro, perché non è detto che sia proprio quello – del Dr. No. Però ha un ruolo altalenante perché scompare quando dovrebbe esserci e viceversa. Mi spiego meglio. In Thunderball vi sono alcune scene – come quella in cui Connery si tuffa e nuota verso la base della Spectre – in cui l’attore entra in acqua senza orologio, poi riemerge e ce l’ha al polso. Poi l’orologio scompare nuovamente per riapparire più tardi. Oppure – nel caso la memoria mi tradisca – avviene il contrario: Bond si tuffa con l’orologio e quando esce dall’acqua non ce l’ha. In ogni caso, il fatto è curioso, no?

    Quanto a Breitling, due sono i modelli che figurano nel cast di Thunderball. Uno è il Navitimer 806, che appare una prima volta al polso di un pilota che poi sarà ucciso e sostituito da un sosia; e un’altra verso la fine del film, quando Bond consegna alla sorella del pilota l’orologio che lui ha strappato dal polso del sosia, ucciso a sua volta (dai suoi complici della Spectre, però, non da 007). L’altro è un cronografo a due contatori della collezione Top Time, cui è stata sovrapposta una grande sovracassa di forma tonneau e che nel film funge anche da contatore Geiger.

    Quindi l’ipotetica partita delle presenze relativamente alle marche finisce 2 a 1 per Breitling. Che però, provvisoriamente, si aggiudica anche il derby del prezzo. Infatti, il Submariner 6358 – che si suppone soltanto sia stato proprio quello del film Dr. No – è stato venduto in asta anni addietro per circa 60.000 dollari. Mentre del Breitling contatore Geiger si persero le tracce per anni, fino a quando non venne fortunosamente scovato in un mercato delle pulci e comprato per 25 sterline. Messo successivamente all’asta, ha spuntato ben 160.000 dollari. Ma la partita è ancora aperta, perché pare che il James Bond Submariner di cui sopra venga nuovamente messo all’incanto. Solo allora si saprà chi ha veramente vinto.

  • Il futuro della Storia: i tecnici Omega riscrivono il passato

    Il futuro della Storia: i tecnici Omega riscrivono il passato

    Con certi talebani ho poca pazienza: mi pesano sulle palle e sullo stomaco. Faccio fatica a sopportare quel tipo di collezionista convinto di avere ragione sempre, certo d’essere l’unico a difendere la purezza di un passato che proprio essendo passato va visto con rispetto, certo. Ma agli effetti pratici è solo il trampolino sul quale l’atleta di oggi fa tuffi meravigliosi.

    Ok, mi spiego meglio. Omega ha questo nome perché i fratelli Brandt, figli del fondatore, ebbero l’idea di realizzare un movimento meccanico “definitivo”. L’Omega, appunto, perché è l’ultima lettera dell’alfabeto greco. Dopodiché il diluvio. Presuntuosetti, ma c’è da capirli: riescono ad introdurre metodi industriali nell’orologeria dell’epoca (siamo nel 1894), il che vuol dire produzione di qualità costante e intercambiabilità dei pezzi. L’intercambiabilità è importante perché in caso di guasto (e all’epoca i guasti erano frequenti), sviti il pezzo “cattivo”, lo butti via e lo sostituisci con un altro, senza doverlo praticamente rifare con un lavoro lungo e costoso. E la produzione industriale comporta che dopo un forte investimento iniziale i prezzi calano e quindi il successo cresce, cresce fino a far diventare Omega, oggi, quella che era una piccola fabbrica famigliare. Bene. Gran bel passato.

    Arriviamo ai giorni nostri e il direttore del Museo Omega, Petros Protopapas, che per queste cose è meglio di un cane da tartufi, scova una serie di scatole in cui sono contenuti i pezzi di ricambio del Calibro 19 linee, il Calibro Omega, appunto. Cosa farne? Si rivolge ai tecnici Omega e qui nasce la sfida al passato. Bisogna capirli, i tecnici: fanno cose meravigliose, ma i discorsi, le commemorazioni e l’ammirazione sembrano sempre andare a gente morta da un pezzo che se solo vivesse oggi considererebbe fantascienza i risultati attuali.

    I tecnici Omega, dei quali torneremo a parlare in futuro spiegando perché siano degni di essere storia già oggi, pensano di rimettere in produzione il Calibro 19 linee, in 19 esemplari, appunto. Ma dal momento che di orologi da tasca storici con quello stesso movimento ce ne sono ancora parecchi in circolazione, pensano di far capire meglio a cosa siano serviti questi 125 anni trascorsi da allora. Non hanno in mente un falso, come i talebani del collezionismo sospettano, ma vogliono piuttosto far comprendere come sarebbe stato il Calibro Omega se avesse potuto godere di alcune scoperte moderne.

    Il lavoro di ipotesi tecnica lascia così com’erano la platina, i ponti, lo scappamento, la molla del bilanciere ed altre parti. Rivede in chiave moderna l’incastonatura delle pietre di scorrimento (i rubini), il treno d’ingranaggi, il bariletto e soprattutto gli oli lubrificanti, essenziali. I tecnici Omega, per quanto mi riguarda, intervengono con mano leggera: io avrei cambiato anche il bilanciere. Sarebbe stato straordinario inserire anche una versione “da tasca” dello scappamento Co-Axial, ma questo avrebbe comportato anche la necessità di rivoluzionare l’architettura stessa del Calibro 19 linee Omega: un po’ troppo.

    Sta di fatto che la mano leggera dei tecnici viene interpretata come un imbroglio, come un tradimento dello spirito del collezionista, che mal sopporta persino i restauri conservativi. Una visione stretta e statica della storia, storia che in realtà è un fiume inarrestabile. Devi sapere da dove vieni, ma sempre guardando al futuro. Ed è esattamente questo lo spirito con cui sono nati i 19 esemplari dell’orologio da tasca con il Calibro Omega. Un ponte fra passato e futuro.

    Un ponte ribadito dalla prima versione a carica manuale di quello che io chiamo il Calibro Co-Axial. Negli ultimi 15 anni i tecnici Omega hanno conquistato un solido posto nel futuro della storia realizzando prima l’innovativo scappamento del tecnico inglese George Daniels, che altre marche illustri avevano detto impossibile da mettere in pratica. Poi sintetizzando lo scappamento Daniels nello scappamento Co-Axial, più leggero e semplice da produrre (pur se ha richiesto di passare ad un ordine superiore di tolleranze: dal micron al decimo di micron). Poi i materiali amagnetici che hanno consentito di creare un movimento così poco sensibile dai campi magnetici da sfidare le possibilità degli strumenti di misura (15.000 gauss). E infine i lubrificanti, che ora arrivano a durare sei anni senza bisogno di interventi di manutenzione.

    Ne parleremo in altra sede, ma in sei anni un orologio percorre l’equivalente di 18 milioni di chilometri da parte di un’automobile, tanto per avere un riferimento. Nessun’altra marca di orologi, negli ultimi vent’anni, ha investito in ricerca e sviluppo quanto ha fatto Omega. E i risultati sono qui, chiari, tangibili e a prezzi concorrenziali.

    Per ribadirlo, allora, ecco che i tecnici Omega hanno scodellato il Calibro Co-Axial per i puristi più intransigenti: un movimento a carica manuale. Perché per i puristi (e con buone argomentazioni tecniche) i movimenti più precisi ed affidabili sono quelli a carica manuale, come dimostra del resto lo Speedmaster, il cronografo Omega a carica manuale usato dalla Nasa. Ecco allora l’Omega Trésor con il Calibro 8929: meccanico a carica manuale, doppio bariletto, scappamento Co-Axial, totalmente antimagnetico. Cassa in oro, belle decorazioni, splendido quadrante in smalto. Come dire: massimo rispetto per il Calibro 19 linee, ma noi tecnici di oggi siamo mica da meno…

    Alcuni indirizzi utili: Rivenditori autorizzati Omega

  • Seamaster Diver 300M, il subacqueo secondo Omega

    Seamaster Diver 300M, il subacqueo secondo Omega

    Il 2018 che si avvia a concludersi ha marcato i primi 25 anni del Seamaster Diver 300M, modello professionale di Omega ben conosciuto tra gli appassionati del genere in quanto titolare, a suo modo, di un “brevetto” da sub. Ora, va da sé che oggi la tendenza è quella di festeggiare ogni minima ricorrenza, e che un quarto di secolo costituisce sicuramente un discreto traguardo, ma in fondo è anche vero che, a ben vedere, a livello anagrafico la longevità del Diver 300M non rappresenta certo un primato tale da essere inciso nella pietra ad imperitura memoria.

    Perché allora tanta risonanza? Perché a voler essere pignoli, per la collezione, l’anno in corso ha riservato una serie di celebrazioni a matrioska. I 25 anni del Seamaster Diver 300M vanno ricercate infatti all’interno di quelle per i primi 60 anni del Seamaster 300, che a loro volta ricadono all’interno di quelle dei 70 del Seamaster, il primo Seamaster (per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo di farlo attraverso le pagine della monografia dedicata fresca di stampa). Quello cioè nato nel ’48, alla fine della guerra, sulla sponda dell’expertise maturato dalla marca durante il conflitto. Subacqueo sì, in quanto capace di difendersi dall’acqua (come i capitolati degli eserciti esigevano che fosse), ma insospettabile, in quanto non ancora “diver”. Qualifica ricevuta solo 10 anni dopo, come detto, con il “300”, vero predecessore della collezione contemporanea.

    Di stazioni intermedie, dagli Anni 60 ad oggi, ce ne sono poi state tante, e i modelli Seamaster – quelli destinati alle immersioni – sono arrivati gradualmente a spingersi a profondità via via sempre superiori (o sarebbe meglio dire, a resistere a pressioni via via sempre maggiori), eppure tra questi il “300” ha sempre mantenuto uno status a suo modo unico. Perché prima di tutto ha sempre rappresentato un buon compromesso. Resistente, insomma, ma non esasperato. E, di conseguenza, relativamente costoso (anche da produrre) ma non inarrivabile. Un perfetto modello commerciale, insomma, spendibile in virtù della sua sportività anche con chi non lo avrebbe mai indossato nemmeno in una vasca da bagno.

    Poi è anche vero che per fare carriera bisogna spesso nascere con la camicia. Ed è quello che è successo al “nostro” Seamaster Diver 300M. Quando nel 1993, ossia 25 anni fa, a Bienne ci si siede a un tavolo per siglare l’accordo che avrebbe legato la marca a Mr. James Bond, emerge infatti come diretta conseguenza la necessità di ricercare una collezione pertinente da associare al personaggio. Scartato lo Speedmaster, già forte di suo grazie all’heritage derivato dal suo impiego nelle missioni spaziali, la scelta ricade così quasi automaticamente sul Diver 300M. È fresco di fabbrica, è sporty-elegant, ed è anche legato al mare, cosa che va a braccetto con i gradi ottenuti al servizio della Royal Navy del comandante Bond. Di punto in bianco anche il Seamaster Diver 300M si lega insomma ad una storia di successo.

    Da quel giorno, nonostante l’arrivo nella collezione di modelli come l’Aqua Terra o il Planet Ocean, nell’immaginario collettivo il vero Seamaster è sempre lui, il Diver 300M. Che ora, appunto, è tornato. Identico a se stesso, o forse no. Perché se un prodotto è a suo modo iconico, è più che comprensibile che si presenti relativamente “conservatore” sul fronte dell’approccio

  • Monografie sotto l’Albero, letture per collezionisti

    Monografie sotto l’Albero, letture per collezionisti

    Due monografie su Omega e Audemars Piguet, uscite nei mesi scorsi, sono perfette strenne natalizie. Per tutti gli appassionati di orologeria ma soprattutto per chi ama gli esemplari di queste manifatture

    “Audemars Piguet 20th Century Complicates Wristwatch” tratta appunto degli orologi complicati prodotti dalla maison nel corso del secolo scorso. Un lavoro inedito, costato quattro anni di ricerche da parte dei tecnici, dei restauratori, degli storici e degli archivisti del Dipartimento del Patrimonio. Che hanno studiato i singoli esemplari anche attraverso i registri e le carte conservati nella raccolta privata a Le Brassus. Ogni capitolo del libro è dedicato a un tipo di complicazione, a partire dalla prima ripetizione minuti venduta nel 1892, per concludersi con la rinascita della grande tradizione meccanica dopo la crisi del quarzo.

    Una storia lunga un secolo, riccamente documentata da fotografie, schede tecniche, dati di produzione, disegni e immagini d’epoca. Si scopre così che dalla fondazione al 1970 la manifattura ha realizzato solo 550 esemplari complicati: 35 ripetizioni, 188 calendari (fra cui 12 perpetui), 307 cronografi e 20 “doppie complicazioni” (calendario più cronografo). La cui produzione è caratteristica di determinati periodi: le ripetizioni per esempio sono tutte precedenti agli anni Trenta, i cronografi concentrati fra i Trenta e i Quaranta.

    Un’attenta lettura permette non solo di farsi un’idea generale sul passato produttivo della casa, ma anche di conoscere in modo approfondito alcuni pezzi notevoli. Come il cronografo N° 42875, venduto a St. Moritz nel 1937 per 190 franchi e riacquistato a un’asta da Christie’s New York nel 2015. Interessante per la cassa in Staybright (una lega di acciaio in grado di ridurre  

  • Le cronache di PDV: al cinema, a vedere “First Man”

    Le cronache di PDV: al cinema, a vedere “First Man”

    Le cronache di PVD – Percorsi di Viaggio VI

    È arrivato in programmazione, nelle principali sale cinematografiche d’Italia, il nuovo film di Damien Chazelle: “First Man”, adattamento cinematografico della biografia ufficiale di Neil Armstrong, il “primo uomo”, appunto, a mettere piede sulla Luna. Chi scrive ha avuto il piacere di vedere la pellicola già due volte: ad agosto, in occasione della serata inaugurale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (ospite Jaeger-LeCoultre), e a metà ottobre, all’anteprima per la stampa all’Anteo di Milano (su invito Omega). Una vera e gioiosa fortuna per chi è da sempre appassionato di fantascienza e della reale, ma non meno immaginifica, epopea spaziale. E che sedicenne, in villeggiatura con la famiglia, era stato sveglio tutta la notte del 20 luglio 1969 per seguire, dal televisore in bianco e nero dei vicini di casa, la diretta dello sbarco sul nostro satellite degli astronauti a stelle e strisce della missione Apollo 11.

    “Un piccolo passo per un uomo, ma un salto gigantesco per tutta l’umanità”. È la frase che Neil Armstrong, scomparso nel 2012, pronunciò appena sbarcato – dopo interminabili istanti in cui aveva cercato di rendersi conto, dalla scaletta della capsula spaziale, dell’effettiva tenuta del suolo polveroso – sulla Luna. E che echeggia in sala anche per lo spettatore, con pacata e suggestiva solennità, nel silenzio assoluto in cui sono immerse le ultime sequenze del film, quelle che riguardano appunto lo sgancio del modulo lunare dal velivolo rimasto in orbita e l’allunaggio. Il regista ha pensato bene di evitare ogni retorica tipicamente americana della serie “arrivano i nostri” e ancor più gli “effetti speciali” possibili oggi con le nuove tecnologie, per renderci invece in tutta la sua realistica intensità la concentrazione, l’emozione e la preparazione militare di quel primo uomo in avvicinamento e poi con gli stivali sulla Luna.

    Assenza di rumori e oscurità squarciata da rare visioni fantascientifiche, con il comandante dell’Apollo 11, magnificamente interpretato da un magnetico e impassibile Ryan Goslin, taciturno e sempre pervaso da ironico disincanto. Attore e allo stesso tempo spettatore di questo universo perennemente immaginato, ma mai visto prima di quel momento, inquadrato sempre e solo da un

  • Omega Railmaster, per i professionisti della precisione – parte I

    Omega Railmaster, per i professionisti della precisione – parte I

    Ci sono cascato come un pollo, lo ammetto. Anche io, all’inizio, ho pensato che l’Omega Railmaster fosse un’operazione di marketing per addolcire la pillola di un “primo prezzo” con qualche rinuncia. Ma gli orologi vanno letti con pazienza e solo dopo una lettura attenta si può trarre qualche conclusione.
    Eccoci, allora, premettendo che divideremo questa analisi in due parti: una – questa – più orientata sul piano estetico; e poi una seconda un po’ più tecnica, per chi desidera entrare nella grande micromeccanica di Omega. Come orologio di riferimento prenderemo l’Aqua Terra, il best seller della collezione Seamaster cui anche il Railmaster fa capo.

    Da un punto di vista estetico il Railmaster è nipote di un modello del 1957. Sembrerebbe un’operazione di marketing anche un po’ furbetta, non fosse per le caratteristiche particolari dell’originale: una impermeabilità notevole per l’epoca (6 atmosfere) e la resistenza ai campi magnetici (900-1.000 gauss) ottenuta con il classico sistema della contro-cassa interna in ferro dolce, destinata a dirottare i campi magnetici per evitare influssi negativi sui principali organi del movimento. Ecco: superato il primo sguardo ci si rende conto che il vero obiettivo dei tecnici e dei dirigenti di Omega non è quello di creare una semplice riedizione, ma un orologio che trasporti ad oggi – traducendole in tecnica contemporanea – le motivazioni di base. Che sono quelle di creare un orologio solido, affidabile nel tempo e preciso quanto è tecnicamente possibile.

    Cassa e bracciale (ma ci sono anche versioni con cinturino: consigliabile dare un’occhiata a quelli in tessuto Nato) sono in acciaio e ricordano molto quelle del Seamaster Aqua Terra. Ad un esame un po’ più attento si scopre che mutano le dimensioni (40 mm per il Railmaster, 41 per l’altro – anche a catalogo in versione da 38) e scompare lo scasso che ha il compito di offrire una certa protezione alla corona. Una scelta filologica che non dovrebbe avere troppi effetti sulla vita dell’orologio, che non è certamente destinato agli sport estremi. Senza considerare che la corona serrata a vite è già di per sé una protezione notevole.

    Cambia totalmente la finitura: nell’Aqua Terra troviamo un’alternanza di lucido e satinato, nel Railmaster solo una bella satinatura verticale, anche per quanto riguarda il bracciale. La scelta, è chiaro, è stata fatta per togliere ogni riflesso fastidioso, pur se viene meno un certo glamour che piace a chi soffre del complesso della gazza ladra. Trovo che nel Railmaster la scelta sia perfettamente in linea con lo spirito tecnico dell’orologio. Scelta che viene ribadita nel quadrante: via gli indici applicati, via le lancette a freccia, il Railmaster toglie ogni fronzolo in favore della leggibilità. Molto curata anche quella notturna, come dimostrano i grandi indici in Superluminova di un colore definito “vintage”. Anche la semplice finitura spazzolata del quadrante contribuisce a migliorare la leggibilità in ogni condizione di luce; a finitura spazzolata anche le lancette, che quindi non tenderanno a scomparire sotto i riflessi di una luce viva. Può piacere, può non piacere, ma la logica è indiscutibile: questo è innanzitutto un orologio tecnico.

  • Omega, Peter Lindbergh e il “tesoro” di Kaia

    Omega, Peter Lindbergh e il “tesoro” di Kaia

    La protagonista della nuova campagna di Omega? È Kaia Gerber, la modella del momento: ha solo 17 anni ma già sfilato (e posato) per Chanel, Valentino, Saint Laurent e altri grandi della moda. Gambe lunghissime, fisico da adolescente (filiforme, ancora un po’ spigoloso), profondi occhi scuri, solca le passerelle e “buca” l’obiettivo con impressionante sicurezza. Proprio come mamma Cindy (Crawford), ambasciatrice di Omega di lungo corso.

    A dir la verità, Kaia è entrata a far parte del “clan” Omega già lo scorso settembre, insieme al fratello Presley – presentata con un party durante la fashion week parigina, per l’inaugurazione della mostra “Her Time”, accompagnata da tutta la famiglia (e con tanto di servizio fotografico realizzato da Peter Lindbergh a Malibu). Omega l’ha voluta per incarnare i valori delle proprie collezioni femminili e ora l’ha scelta come volto del nuovo Omega De Ville Trésor. Con l’effetto immediato di raggiungere i suoi 3,4 milioni di followers su Instagram.

    Ed è di nuovo Peter Lindbergh a ritrarla nel più suggestivo (e per lui caratteristico) bianco e nero: seduta su una sedia, i capelli al vento, e il claim che recita “Kaia’s choice” riferito al Trésor. Nella foto stampata sui giornali, come nello spot in onda sulle tv satellitari, l’orologio è presentato nella versione acciaio: con la cassa che misura 36 millimetri di diametro, il quadrante bianco e il cinturino in satin. Ma esiste anche nell’esclusivo oro Sedna, con un diametro di 39 millimetri, il quadrante in diversi colori e il cinturino in pelle di coccodrillo: la collezione è declinata in 9 modelli, sempre animati da un movimento al quarzo, prodotto “in casa”. Segni particolari: i lunghi numeri romani e il decoro asimmetrico di diamanti, incastonati in dégradé sulla lunetta e sulle anse. Da 4.200 euro.